DOMENICA DELLE PALME
La festa di oggi, avvio della Settimana Autentica, non è
scevra di incomprensioni. Vi è, infatti, il rischio del folklore, distratti
dagli accessori decorativi. Il rischio è appesantito da un’amara rasse-
gnazione, simile a chi già sa come andrà a finire, senza però “sul momento
comprendere” (Gv 12, 16a). La rassegnazione dell’abitudine ci deruba il senso
della festa.
L’atteggiamento, per la maggiore, con cui si approccia
questa Settimana, superlativa, è quello del corteo funebre che accompagna
inevitabilmente il morto al suo destino. La rassegnazione dell’abitudine, del
già visto, ci scippa la festa.
“Che ve ne pare? Non verrà alla festa?” (Gv 11, 56b). Si
potrebbe rimanere con l’amaro in bocca a scoprire che, con tale rassegnazione,
Lui non verrà alla festa. Chi sta cercando un morto, uno da commiserare, non Lo
troverà. Sarà solo parvenza di festa.
Occupati dagli ulivi da vendere, dagli allestimenti
scenografici, dalle processioni impeccabili, potrebbe accadere che non verrà
alla festa. La Sua.
Per questo la liturgia ambrosiana marchia questi sette
giorni come autentici. Autentico è colui che pienamente è sé, dentro. Sono tali
questi giorni perché “tutte le cose”
(Col 1, 15ss.) si compiono definitivamente.
Questi giorni dicono Chi sia Colui che viene, “servo” (Is
52, 13a) fedele fino all’offerta di Sé. “Vedranno un fatto mai a essi
raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito” (Is 52, 15b). Compirà
ciò che mai nessuno era stato in grado di sopportare: “caricarsi delle nostre
sofferenze e addossarsi i nostri dolori” (Is 53, 4a). Diviene vicario di una
sofferenza altrui. Sebbene innocente.
L’invito rivolto è di avere occhi aperti, “tenendo fisso lo
sguardo” (Eb 12, 2a) su di Lui. Egli solo è in grado di alleviarci dal “peso e
dal peccato” (Eb 12, 1) prendendolo su di Sé.
È il profeta a svegliare le coscienze assopite, richiamando
vigilanza intrepida: “esulta grandemen- te, giubila! Ecco, a te viene il tuo
re” (Zc 9, 9a). Da questo si potrà riconoscere davvero Colui che allevia il
dolore, assumendolo.
La “grande folla” (Gv 12, 12a), convenuta alla festa, ha
capacità profetica, gridando “Osanna! Benedetto colui che viene” (Gv 12,
13b). È Colui che può salvare perfettamente, divenendo “sacrificio di
riparazione” (Is 53, 10b) per le altrui colpe.
L’“uomo dei dolori” (Is 53, 3b) sopporta fino in fondo ciò
per cui è venuto; non mostra viltà. Entra in Gerusalemme sapendo che non
uscirà, questa volta, come le altre volte. È la Sua volta. Mostra autenticità
al Padre, ai suoi.
Prima del Suo gesto ultimo decide di passare del tempo con
chi ama, “a Betània” (Gv 12,1), con i tre fratelli e i suoi. A dire che il Suo
gesto non è fatto isolato, prova di un eroismo estremo. Ha bisogno di una
comunità, di una compagnia che non lo abbandoni. Egli ha bisogno di te per
essere pienamente e autenticamente Sé. Vi è una prova di autenticità nelle
relazioni coltivate.