Cari
amici e care amiche,
ad aprile,
con la parrocchia sorella di Limito, andremo in pellegrinaggio a Roma! Mi
piacerebbe fosse un momento di riscoperta della Misericordia, cioè del modo con
cui Gesù e Dio Padre guardano ciascuno! Questa riscoperta non può avvenire se
non imparando a smascherare gli inganni della nostra cultura, la quale ha perso il senso del peccato e percepisce solo la dimensione
di errore, giustificato dalla “buona fede”. Addirittura stiamo assistendo al
fenomeno dello “scusificio”, lo stile secondo cui chi sbaglia si scusa, quasi
in contemporanea e troppo facilmente, come se si potesse tornare a sbagliare il
più in fretta possibile, sia che si tratti di offese o di latrocini, sia anche
di omicidi (“scusate ho fatto una sciocchezza, non volevo …”) o di lesioni (“ho
tirato dell’acido in faccia ad una persona, mi spiace tantissimo …”).
Nella nostra società la mancanza di responsabilità è
percepita più nell’operare degli altri che non nel proprio … L’errore, invece,
deve poter rimanere tale e il male compiuto deve poter essere riconosciuto da
ciascuno: bisognerebbe anche indubbiamente pagare e riparare … Ma questo è un
altro discorso …
Io devo dire che tutta questa realtà “in crisi” non è
l’ultima parola: è l’inizio della conversione, che può maturare dall'esperienza
della tenerezza del perdono sugli errori e sui peccati. Il salmo “Miserere” -
Salmo 51 (50) - esprime in modo folgorante l’autenticità dell’itinerario penitenziale
nell’espressione: «quello che è male ai tuoi occhi io l’ho fatto». I manoscritti,
è risaputo, non hanno punteggiatura. La frase può essere punteggiata così:
«quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto» e allora si mette in risalto
il riconoscimento della propria situazione di peccatore. Oppure può essere
anche punteggiata così: «quello che è male, ai tuoi occhi io l’ho fatto» e
allora viene evidenziato lo sguardo misericordioso del Signore. Espressione
dunque geniale!
Strettamente connesso al tema della Misericordia, dunque,
è tutto il cammino (o itinerario) penitenziale che spesso richiamo: seguire
Gesù significa convertirsi! Ogni autentico discepolo di Gesù, che conosce il
condono operato dall’eccesso dell’amore del Padre che ci ha raggiunti nel
Figlio crocefisso, struttura la sua vita di fede con le trame di un itinerario
di conversione. La verità dell’itinerario penitenziale trova il suo sbocco
nella celebrazione sacramentale. Il sacramento della Penitenza - nome originario
di questo sacramento - si è arricchito lungo i secoli di altre denominazioni a
sottolinearne l’ampiezza dei risvolti esistenziali ad esso legati (sacramento
della Confessione, del Perdono, della Riconciliazione). La mancanza del
“respiro della Misericordia”, però, fa sì che siano ancora molti ad essere
restii a confessarsi e a saper trovare adeguate penitenze per crescere nella
vita di fede. Raro è anche trovare chi prova autentico dolore dei propri
peccati ... L’esame di coscienza è un esercizio quasi sparito e molti non
intendono il fascino della sua pratica ... Alla radice della sua pratica esteriore
resta purtroppo - come in tante altre dimensioni dell’esperienza della fede, ahimè!
- la normale assenza della lampada della Parola a illuminare i passi ...
Il vostro parroco