venerdì 26 febbraio 2016

INSIEME n° 209 - 28 febbraio 2016 - anno 5° dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
ad aprile, con la parrocchia sorella di Limito, andremo in pellegrinaggio a Roma! Mi piacerebbe fosse un momento di riscoperta della Misericordia, cioè del modo con cui Gesù e Dio Padre guardano ciascuno! Questa riscoperta non può avvenire se non imparando a smascherare gli inganni della nostra cultura, la quale ha perso il senso del peccato e percepisce solo la dimensione di errore, giustificato dalla “buona fede”. Addirittura stiamo assistendo al fenomeno dello “scusificio”, lo stile secondo cui chi sbaglia si scusa, quasi in contemporanea e troppo facilmente, come se si potesse tornare a sbagliare il più in fretta possibile, sia che si tratti di offese o di latrocini, sia anche di omicidi (“scusate ho fatto una sciocchezza, non volevo …”) o di lesioni (“ho tirato dell’acido in faccia ad una persona, mi spiace tantissimo …”).
Nella nostra società la mancanza di responsabilità è percepita più nell’operare degli altri che non nel proprio … L’errore, invece, deve poter rimanere tale e il male compiuto deve poter essere riconosciuto da ciascuno: bisognerebbe anche indubbiamente pagare e riparare … Ma questo è un altro discorso …
Io devo dire che tutta questa realtà “in crisi” non è l’ultima parola: è l’inizio della conversione, che può maturare dall'esperienza della tenerezza del perdono sugli errori e sui peccati. Il salmo “Miserere” - Salmo 51 (50) - esprime in modo folgorante l’autenticità dell’itinerario penitenziale nell’espressione: «quello che è male ai tuoi occhi io l’ho fatto». I manoscritti, è risaputo, non hanno punteggiatura. La frase può essere punteggiata così: «quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto» e allora si mette in risalto il riconoscimento della propria situazione di peccatore. Oppure può essere anche punteggiata così: «quello che è male, ai tuoi occhi io l’ho fatto» e allora viene evidenziato lo sguardo misericordioso del Signore. Espressione dunque geniale!
Strettamente connesso al tema della Misericordia, dunque, è tutto il cammino (o itinerario) penitenziale che spesso richiamo: seguire Gesù significa convertirsi! Ogni autentico discepolo di Gesù, che conosce il condono operato dall’eccesso dell’amore del Padre che ci ha raggiunti nel Figlio crocefisso, struttura la sua vita di fede con le trame di un itinerario di conversione. La verità dell’itinerario penitenziale trova il suo sbocco nella celebrazione sacramentale. Il sacramento della Penitenza - nome originario di questo sacramento - si è arricchito lungo i secoli di altre denominazioni a sottolinearne l’ampiezza dei risvolti esistenziali ad esso legati (sacramento della Confessione, del Perdono, della Riconciliazione). La mancanza del “respiro della Misericordia”, però, fa sì che siano ancora molti ad essere restii a confessarsi e a saper trovare adeguate penitenze per crescere nella vita di fede. Raro è anche trovare chi prova autentico dolore dei propri peccati ... L’esame di coscienza è un esercizio quasi sparito e molti non intendono il fascino della sua pratica ... Alla radice della sua pratica esteriore resta purtroppo - come in tante altre dimensioni dell’esperienza della fede, ahimè! - la normale assenza della lampada della Parola a illuminare i passi ...
                        Il vostro parroco