giovedì 19 marzo 2015

INSIEME n° 170 - 22 Marzo 2015 - anno 5° dall'entrata nella nuova Chiesa

 Cari amici e care amiche,
dopo aver capito quali requisiti dovrebbero avere i candidati al Consiglio pastorale parrocchiale, diciamo qualcosa su che cosa è il Consiglio pastorale di una parrocchia. A qualcuno sembra – come tutte le realtà che non si conoscono – una malattia da non prendere! Quindi occorre stare alla larga! E come le malattie vere nascondono “un mondo” e solo - purtroppo - quando si è dentro lo si viene a conoscere, così solo chi “contrae” la “malattia” del Consiglio pastorale impara a conoscerlo … Non dovrebbe essere così! Tutti un pochino non solo dovremmo conoscere cosa è e cosa fa il Consiglio, ma anche tutti un pochino dovremmo avere il desiderio di CONSIGLIARE! Tutti possono avere un’idea di cosa fa il Consiglio dalle convocazioni e dai verbali affissi alla bacheca preposta in una delle due anticamere della chiesa o sul nostro sito.
Che cosa è il Consiglio lo dice la parola stessa: è una riunione in cui al centro c’è questa operazione che è il “consigliare”. Proprio perché è una riunione che non ha niente di immediato da fare o da decidere, i candidati “teorici” potrebbero essere tutti, perché tutti hanno – spero – desiderio di dare un consiglio! Non è la riunione dei migliori, né di quelli che aspirano ad a un posto privilegiato: nella Chiesa … si serve!
Il consiglio, poi, lo si dà non “perché io la penso così” o perché “io la vedo così”, ma è un consiglio “pastorale”; in due sensi. Il primo è un consiglio dal punto di vista del Pastore, cioè di Gesù e del suo Spirito: un consiglio, un pensiero che arriva da una relazione con Lui, quella relazione che “forma” uno sguardo di compassione, di misericordia, di comprensione sulle realtà ecclesiali e sociali, che plasma un pensiero propositivo che ha un orizzonte a 360 gradi e non quello del “proprio orticello”. Ecco perché ogni riunione del Consiglio inizia sempre con la preghiera di Compieta e l’ascolto della parola di Dio del giorno: per custodire il clima di ascolto dello Spirito e per non dare mai scontata la sorgente del consiglio e la sua lingua madre. Il secondo senso: il consigliere offre un consiglio “pastorale” nel senso che il consiglio riguarda l’oggetto dello sguardo del Pastore, ovvero la Comunità cristiana nel quartiere. Ecco allora l’importanza del partecipare e conoscere la Comunità e la Città, appassionarsi alle mille problematiche di evangelizzazione, prospettare tutto ciò che è il bene qui e adesso per la parrocchia affinché sia “luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5,15). Ma soprattutto il consiglio è “pastorale” quando non semplifica i problemi, non traccia giudizi insindacabili sulla realtà, non si permette di condannare nessuno: siamo “pastorali” quando prendiamo sul serio e amorevolmente la complessità della vita della GENTE. Io mi sono sentito molto sostenuto nel mio ministero pastorale dal Consiglio “uscente”, perché molti hanno partecipato attivamente, giocando se stessi, maturando, e nel contempo aiutandomi a fare il pastore in questa Comunità: aspetto di continuare anche con altri questo esercizio di partecipazione alla vita di una Chiesa che, sperimentando la presenza del Buon Pastore, non si stanca di essere con e nel gregge che Lui le ha affidato, non si stanca di essere magnanima e accogliente, non si stanca di ascoltare, aiutare, orientare.
La “campagna elettorale” sta terminando!
                        Il vostro parroco