giovedì 27 marzo 2014

INSIEME n° 129 - 30 Marzo 2014 - anno 4° dall'entrata nella nuova Chiesa


Cari amici e care amiche,
il cammino quaresimale “parte” davvero quando c’è l’entusiasmo di sentirsi amati da Gesù. E quindi c’è la possibilità che, sì, “è Quaresima”, ma solo di calendario: io non mi sto muovendo, non mi sto impegnando a cambiare qualcosa nella mia vita “secondo Gesù”… Magari per mettermi a posto la coscienza “rinuncio a qualcosa” per sentirmi “bravo” e assolvere un “dovere”… Quando uno, invece, si imbatte nell’Amore di Gesù e comincia ad “andargli dietro”, come in automatico, sente l’esigenza della conversione, del cambiamento. La confessione è l’aiuto che Gesù ci ha donato per sostenere il nostro cammino di discepoli, di persone che hanno conosciuto il Suo Amore e ne sono rimaste affascinati.
Confessarsi è riconoscere che l’Amore di Gesù “ha invaso” la nostra esistenza: è un modo di celebrare la Pasqua di Gesù e lasciare che il Suo Amore “tocchi” i nostri peccati. Che bello tirare un respiro di sollievo dopo la confessione! Quanti di noi dopo la confessione esclamano “come mi sento meglio!”, “mi sono tolto un peso sono più leggero!”, “ora sono sicuro che Dio mi ha perdonato!”…  
Confessarsi, poi, è riconoscere che abbiamo dei peccati che incrinano pian piano (una volta si chiamavano i peccati “veniali”) il nostro rapporto con Dio e con gli altri; e abbiamo dei peccati che rompono in maniera netta l’amicizia con Dio e con gli altri, fanno “morire” (i peccati “mortali” di una volta), spengono la relazione con il Signore e con le persone. L’abitudine a confessarsi aiuta ad imparare a riconoscere nella nostra vita ciò che al Signore non piace e ciò che il Signore proprio non vuole.
Infine confessarsi è riconoscere che i nostri peccati non sono mai una questione solo e unicamente nei confronti di Dio, con il Quale sempre possiamo “confessarci”! I nostri peccati sono anche contro i fratelli e contro la Chiesa di cui facciamo parte con il Battesimo. Ecco perché Gesù ha voluto che “si passi” anche di lì, dal mettersi in ginocchio davanti “ad un altro”: tutti nella Chiesa sono chiamati a farlo, dal Papa (che si confessa ogni 15 giorni) all’ultimo sacerdote. Quando mi metto in ginocchio per confessarmi mi viene sempre in mente che Gesù ha voluto avere un volto, una voce, degli occhi per amarmi: essere davanti a una persona che in nome Suo mi perdona, per me è Amore. E’ Pasqua.
                    Il vostro parroco