venerdì 8 marzo 2013

INSIEME n° 84 - 10 Marzo 2013 - anno 3° dall'entrata dall'entrata nella nuova Chiesa




Cari amici e care amiche,
abbiamo fatto una scorpacciata di commenti e opinioni sul fatto inedito e inatteso delle “dimissioni” del Papa. Ora godiamoci un po’ silenzio e calma! I mass media ci hanno aiutato a suscitare soprattutto emozioni con le suggestive immagini dell’ultimo giorno di pontificato e commenti annessi: ora possiamo far emergere pensieri più consistenti delle reazioni istintive! Pensieri che devono poter essere di “prima mano”, senza, invece, ripetere le cose che sentiamo da altri! Chi più di Lui stesso, Benedetto XVI, allora, può aver parola? Ad esempio, dall’ultima udienza generale del 27 febbraio in piazza San Pietro (a proposito, lo visitiamo ogni tanto il sito della Santa Sede con le parole del Papa dimissionario di cui tutti parlano?!?!?):  In questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi. Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. Sempre – chi assume il ministero petrino - non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare, e lo sperimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona. Prima ho detto che molte persone che amano il Signore amano anche il Successore di san Pietro e sono affezionate a lui; che il Papa ha veramente fratelli e sorelle, figli e figlie in tutto il mondo, e che si sente al sicuro nell’abbraccio della vostra comunione; perché non appartiene più a se stesso, appartiene a tutti e tutti appartengono a lui. Il “sempre” è anche un “per sempre” - non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio.
Chi ha orecchi per intendere, intenda!
                                               Il vostro parroco