giovedì 21 febbraio 2013

INSIEME n° 82 - 24 Febbraio 2013 - anno 2° dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
magari avrete la mia stessa sensazione che, al contrario di uno o due decenni fa, per lodare e complimentarsi con un bambino si usano poco le parole “bravo” oppure “ubbidiente”… Sono due parole un po’ “fuori moda”… Mi sembra anche che, rivolte a un giovane, potrebbero addirittura sembrare un’offesa e comunque sia, si sentirebbero ritenuti ingenui e fessacchiotti… La cosa incomincia a preoccuparci (speriamo) quando notiamo quali parole invece si fanno strada per apprezzare un bambino piuttosto che un giovane: una di queste è “cattivo”, o simili…  Molti di loro vogliono essere “cattivi”… Lo diciamo anche per noi grandi: “dovrei essere un po’ più cattivo”… “Cattivo” suona già forte, ribelle e sicuro di sé… I cattivi, poi, osano e sono sprezzanti e quindi vanno avanti più dei “bravi”! Per cui, alla fin fine, dicendo a un bambino “bravo”, sotto sotto il grande forse pensa: “adesso che ancora non capisci come va il mondo rispetta pure le regole, comportati bene, sii educato, ma al più presto ti converrà trasformarti e diventare cattivo! E se ti intestardirai a rimanere bravo ti faranno diventare cattivo gli altri!”. Emblematico di questa “tendenza” di pensiero (che poi si declina in tendenza culturale ed educativa) il titolo di un libro scritto da una psicologa tedesca qualche anno fa “Le brave ragazze vanno in paradiso, la cattive dappertutto”: il titolo è divertente e la tesi di questo scritto è evidente! Sappiamo anche, senza bisogno di esperti, che la cattiveria e il male, invece, non sono per nulla divertenti… Sappiamo che quando ci impegniamo a essere cattivi e a fare del male siamo… “bravi”!!! Magari non lo ammettiamo più di tanto e forse quando ci confessiamo troviamo delle giustificazioni, come se la cattiveria e il male avessero delle attenuanti… E, magari, sorpresi, riusciamo anche a domandarci: “perché c’è la cattiveria? Perché c’è il male?”. La risposta onesta dovrebbe cominciare un pochino “in noi”… Poi, certo, “fuori di noi” c’è la collega che rovina la vita lavorativa con le sue battute cattive… C’è l’attaccabrighe che dà un pugno in faccia a una donna facendola cadere e rovinare mortalmente… Il giovane folle che spara all’impazzata nel supermercato o fuori dal cinema… I vicini insistentemente dispettosi e costantemente lamentosi al minimo sgarro… Il parente subdolo e calcolatore di tutte le mosse per ottenere quello che cerca … L’amico che ti umilia davanti a tutti per fartela pagare… La lista della cattiveria che sperimentiamo è lunga e sembra quasi personificarsi e parlare (“Il tentatore allora gli si accostò e disse a Gesù…”, Mt 4,3): “perché per una volta non si può fare ciò che è proibito? Perché non mi posso permettere la mia carognata e gli altri sì? Non posso liberarmi ogni tanto dalla morale che come una camicia di forza mi tiene fermo e immobile a subire? Perché non posso farmi notare per la mia forza e per la mia furbizia, uscendo un po’ dalla mia vita così modesta e remissiva negli atteggiamenti?”. La cattiveria e il male seducono e persuadono, fin dall’inizio: Adamo ed Eva rappresentano ciascuno… Il risultato lo conosciamo… Così come conosciamo, però, che non solo nella favole e nei film a lieto fine il bene vince sempre, anche se non ha visibilità e anche se i bravi non hanno gran pubblico! La cattiveria e la malvagità non possono nuocere più di tanto in un cuore abitato dall’Amore… Certo è che questo non accade domani… Infatti, ogni anno, arriva la Quaresima proprio per aiutarci a camminare insieme verso la Pasqua di Gesù, il quale, morendo, ha continuato ad amare chi lo uccideva e aveva in sé la forza di guarire le ferite dei suoi assassini…
 
                                               Il vostro parroco