“Come
le donne della resurrezione, le Ausiliarie Diocesane accolgono il lieto
annuncio della Pasqua come un’urgenza che impegna definitivamente la loro vita
ad annunciare Gesù Signore in una testimonianza appassionata del suo vangelo.
Come
le donne della resurrezione, vivono la gioia messianica e la speranza pasquale,
proclamando Gesù vivo e presente nella storia umana ed operando perché questa
storia sia, per tutti, luogo di salvezza e di santità”. (Dallo Statuto delle Ausiliarie Diocesane)
Carissimi e carissime,
parlarvi di me significa parlarvi
dell’Istituto a cui appartengo e che mi ha fatto crescere in questi anni. Le
mie consorelle ed io siamo donne consacrate al Signore nella professione dei
consigli evangelici della povertà, castità e obbedienza e viviamo in piccole
comunità fraterne al servizio della Chiesa diocesana e locale.
Quindi pur partecipando alla vostra vita
quotidiana, attraverso la vicinanza alle preoccupazioni e alle gioie di ciascuno,
e condividendo il vostro cammino di fede, nella dimensione feriale della vostra
vita, vivo contemporaneamente una vita fraterna con altre consorelle a Limito e
per questo non abito qui fisicamente tra voi. La vita comunitaria infatti è
tratto qualificante del nostro modo di essere e di vivere, scelta come segno
del Vangelo, occasione di condivisione e di confronto per vivere la comune vocazione.
La nostra vocazione nasce dal desiderio
di amare e servire la Chiesa, “questa porzione” di Chiesa che è la nostra
diocesi, che ci ha generato e nutrito nella fede. Perciò dedichiamo la nostra
vita al Signore “in” e “per” questa Chiesa, annunciando in modo appassionato
Gesù perché tutti conoscano, amino e testimonino il suo Vangelo. Questo sarà
uno dei miei impegni prioritari: fare incontrare Gesù per scoprire la felicità
della nostra vita.
Con i sacerdoti condividiamo la “cura”
del Vescovo per il popolo di Dio, in una relazione di corresponsabilità e di
collaborazione, ricercando anche un dialogo profondo con tutti i laici che si
dedicano alla crescita e alla edificazione della Chiesa.
Il nostro carisma si fonda su tre
elementi fondamentali:
- la
consacrazione: l’appartenenza a Gesù con un amore indiviso;
- la
diocesanità: siamo chiamate a partecipare alla “cura” e alla “missione”
del Vescovo, nel quale riconosciamo il nostro Superiore, per questa Chiesa
… ci troviamo così inserite in una vita di servizio che abbraccia ogni
realtà presente nella diocesi e assumiamo gli incarichi mandate dal Vescovo;
- la carità
pastorale: è per noi il desiderio di essere e di vivere come Gesù, secondo
il suo cuore, un cuore che si fa vicino ad ogni uomo con la dedizione e la
cura del Buon Pastore. La nostra vita vuole essere memoria dell’amore del
Signore che si è fatto servo, ha amato sino alla fine, ha cercato coloro
che erano più lontani… Viviamo tutto questo come donne, camminando accanto
a ciascuno come sorelle e madri, segni della tenerezza di Dio per ogni
uomo.
Alla luce di quanto ho scritto mi
piacerebbe essere davvero tra voi una donna consacrata, innamorata di Gesù, capace
di farsi prossimo ad ogni fratello e sorella che incontrerò a Seggiano con un
amore “massimalista” e non “minimalista” come diceva Madre Teresa di Calcutta,
capace di amare profondamente fino al dono totale di me stessa in modo oblativo
e gratuito. Sì perché solo attraverso l’amore Dio può raggiungere ogni uomo e
donna suscitando il desiderio di un incontro che diventi decisivo per ognuno.
Cercherò di volgere il mio sguardo su ciascuno perché essere guardati è molto
importante: fa sentire amati, considerati, riconosciuti per quello che si è.
Ognuno di noi infatti è guardato e amato da Gesù in modo speciale.
Il Vescovo mi ha mandato tra voi perché
io impari ad amare e servire “questa porzione” di Chiesa che è a Seggiano, ma
la Chiesa che siete ciascuno di voi in modo unico e personale e per portarvi ad
incontrare la Buona notizia del Vangelo e la gioia e la speranza pasquali.
Due immagini mi guidano nella mia
donazione:
- il
grembiule - segno del servizio, di Gesù che se lo cinge attorno alla vita
e si mette a lavare i piedi dei suoi apostoli -,
- e il chicco
di grano che deve morire per portare frutto.
Desidero essere serva in mezzo a voi,
serva della Parola, della preghiera, della carità, della missione. Serva a
tempo pieno e non a mezzo servizio. Serva amante degli ultimi posti e non
innamorata delle luci della ribalta. Serva che sa di dover morire …, come il
chicco di grano, per portare frutti abbondanti.
Infine, come dice Don Tonino Bello,
desidero essere una contempl-attiva, con
due t, capace di partire dalla contemplazione per lasciare poi sfociare il mio
dinamismo, il mio impegno nell’azione. Madre Teresa ebbe a dire: “Senza Dio,
siamo troppo poveri per i poveri”.
In questi giorni ho iniziato a cingermi
il grembiule, a imparare ad amarvi, per mettermi in ginocchio davanti a ciascuno
a lavare i piedi come Gesù.
