giovedì 4 ottobre 2012

INSIEME n° 62, 7 Ottobre 2012 - anno 2° dall'entrata nella nuova Chiesa


Cari amici e care amiche,
durante l’omelia della festa dell’oratorio ho cercato di richiamare l’attenzione al fatto che esso è lo “spazio” che la Comunità cristiana si dà per avere cura anzitutto - e prima di tutto - della trasmissione della fede in Gesù alle generazioni che verranno. Questo, nella pacifica convinzione che Dio sia importante per l’esistenza e il futuro dei bambini, adolescenti, giovani… Pacifica convinzione degli adulti e dei grandi! Infatti, i nostri figli di convinzioni non ne possono avere, per adesso: certo, se le faranno… Si faranno le loro proprie convinzioni guardando noi grandi, adulti, genitori, sentendo i nostri ragionamenti, vedendo cosa e come pratichiamo ( = rendiamo nella pratica) certe parole che ci sentono dire (solo con le parole appunto)… Mi vien da dire che l’oratorio è capace di mettere in discussione noi adulti, mica i ragazzi!!!
Il desiderio di far conoscere il Signore, poi, nasce da una vita spirituale semplice e profonda e diventa un’irresistibile necessità! Oggi in modo particolare se ne avverte l’importanza a causa dei forti cambiamenti sociali in atto a tutti i livelli e a motivo della relativa fatica che ogni comunità cristiana incontra nel trasmettere la fede. La contemplazione della persona di Gesù attraverso la lectio divina aiuta a conoscerLo ed amarLo, a parlarGli e a sentirLo vicino.
La rivisitazione dei nostri percorsi di catechesi e di completamento della Iniziazione cristiana mi piacerebbe che aiutasse a camminare insieme nel ritrovare costantemente l’entusiasmo della fede e le sue ragioni, specialmente in questo anno dedicato per volontà del Papa proprio alla fede, o - come direbbe l’Arcivescovo - “alla scoperta del Dio vicino” (titolo della lettera pastorale ndr).
Il mandato educativo a chi ha un compito in oratorio o in parrocchia mi piacerebbe che sostenesse soprattutto chi si sente inadeguato e mi dice: “Ce la farò? Come faccio con gli altri? Come faccio a dirigere un gruppo? Non ho delle capacità particolari, non ho certe doti…”… Ecco: impariamo a dare fiducia a Chi ci manda! La forza del mandato non è in chi è mandato, ma in Colui che ci manda a lavorare nella sua vigna! La fede è fidarsi di Gesù: conoscendoLo ed entrando in relazione con Lui, ci accorgeremo che le sue Parole diventano orientamenti di vita, criteri di scelta, sostegni contro ogni paura e  ogni sconforto.
                                                             Il vostro parroco