Cari amici e care
amiche,
il
Santo Padre ha indetto l’Anno della fede, preannunciandolo nella sua lettera
apostolica dell’11 ottobre 2011 “La porta della fede”, in occasione del 50°
anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e dei vent’anni dalla pubblicazione
del Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato dal Beato Giovanni Paolo II. L’immagine
della “porta della fede” (ripresa dal testo di Atti 14,27) suscita
immediatamente alcune semplici considerazioni utili per questo anno incentrato
sul tema della fede: anzitutto che la fede è un dono accessibile a tutti,
nessuno escluso. A volte sento dire: “Dio dà la fede a qualcuno e ad altri, ad
esempio a me, non l’ha dato!”. A tutti, invece, Dio si rende presente, si rende
vicino, in maniera definitiva con Gesù Cristo, venuto nella nostra carne e
Risorto: la porta è aperta! Poi, l’immagine della porta ci richiama al fatto
che, se è vero che la porta è aperta… occorre entrare!!! E’ necessario,
infatti, oltrepassare la porta per giungere alla fede. Penso a quanti incontri,
anche con persone in difficoltà, provate dalla vita, ammalate, che “attraversano
la soglia” e si fidano di Gesù. Io ogni giorno che passa non solo imparo sempre
più a fare il parroco, ma imparo la fede da tanti di voi che vivono la vita fondandola
sulla fiducia in Gesù. La fede è un modo di vivere fondato sulla fiducia in
Gesù, entrando in relazione seria con Lui. Ammiro la vostra fede che dona pace
interiore, raccoglie l’intelligenza, anima i sentimenti e orienta
consapevolmente verso Dio. Ammiro la vostra fede che aiuta a superare anche il
terribile turbamento che io sento - a volte - del nostro essere creature
mortali e di quel nostro essere uomini, di cosa siamo capaci di fare e dire…
Ammiro la vostra fede che risorge dal conflitto continuo che c’è tra lo
spettacolo del mondo spesso fatuo e seduttivo e una lettura della mia vita più
sensata, più autentica, più definitiva. Vi sono grato, dunque, per la vostra
fede, perché anche io sono chiamato a varcare la soglia della fede e voi mi aiutate.
Infine, come conseguenza, e proprio perché la fede non è più il presupposto
pacifico, ovvio, scontato del vivere comune, l’immagine della porta ci indica
una fede vissuta in modo credibile. Se la mia fede “funziona” nella mia
“normalità” diventa appetibile e desiderabile anche per altri. Una fede che
esprime amabilità, comunione, comprensione, ascolto, perdono… E’ una fede
attraente, una fede che fa la differenza, una fede che non è una teoria o una
“religione”, ma l’incontro con una Persona che vive nella Chiesa, un incontro con
l’Amore.
Il vostro parroco