domenica 14 ottobre 2012

INSIEME n° 63, 14 Ottobre 2012 - anno 2° dall'entrata nella nuova Chiesa

 
Cari amici e care amiche,
il Santo Padre ha indetto l’Anno della fede, preannunciandolo nella sua lettera apostolica dell’11 ottobre 2011 “La porta della fede”, in occasione del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e dei vent’anni dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato dal Beato Giovanni Paolo II. L’immagine della “porta della fede” (ripresa dal testo di Atti 14,27) suscita immediatamente alcune semplici considerazioni utili per questo anno incentrato sul tema della fede: anzitutto che la fede è un dono accessibile a tutti, nessuno escluso. A volte sento dire: “Dio dà la fede a qualcuno e ad altri, ad esempio a me, non l’ha dato!”. A tutti, invece, Dio si rende presente, si rende vicino, in maniera definitiva con Gesù Cristo, venuto nella nostra carne e Risorto: la porta è aperta! Poi, l’immagine della porta ci richiama al fatto che, se è vero che la porta è aperta… occorre entrare!!! E’ necessario, infatti, oltrepassare la porta per giungere alla fede. Penso a quanti incontri, anche con persone in difficoltà, provate dalla vita, ammalate, che “attraversano la soglia” e si fidano di Gesù. Io ogni giorno che passa non solo imparo sempre più a fare il parroco, ma imparo la fede da tanti di voi che vivono la vita fondandola sulla fiducia in Gesù. La fede è un modo di vivere fondato sulla fiducia in Gesù, entrando in relazione seria con Lui. Ammiro la vostra fede che dona pace interiore, raccoglie l’intelligenza, anima i sentimenti e orienta consapevolmente verso Dio. Ammiro la vostra fede che aiuta a superare anche il terribile turbamento che io sento - a volte - del nostro essere creature mortali e di quel nostro essere uomini, di cosa siamo capaci di fare e dire… Ammiro la vostra fede che risorge dal conflitto continuo che c’è tra lo spettacolo del mondo spesso fatuo e seduttivo e una lettura della mia vita più sensata, più autentica, più definitiva. Vi sono grato, dunque, per la vostra fede, perché anche io sono chiamato a varcare la soglia della fede e voi mi aiutate. Infine, come conseguenza, e proprio perché la fede non è più il presupposto pacifico, ovvio, scontato del vivere comune, l’immagine della porta ci indica una fede vissuta in modo credibile. Se la mia fede “funziona” nella mia “normalità” diventa appetibile e desiderabile anche per altri. Una fede che esprime amabilità, comunione, comprensione, ascolto, perdono… E’ una fede attraente, una fede che fa la differenza, una fede che non è una teoria o una “religione”, ma l’incontro con una Persona che vive nella Chiesa, un incontro con l’Amore.
                                                             Il vostro parroco