Ricordando il Card. C.M.Martini
Omelia durante la visita
pastorale di S.E. il Card. C.M.Martini
domenica 17/12/1995 - IV avvento - anno A
“Carissimi parrocchiani
della parrocchia della Beata Vergine Assunta in Seggiano, sono molti i
sentimenti che si muovono nel mio cuore in questo momento di incontro solenne
con Voi in questo bel santuario antico dove da tanti secoli si onora la Madonna
Assunta e dove oggi è cresciuta un’immensa comunità, una comunità che questo Santuario
non riesce più neppure a contenere.
C’è quindi qui la bellezza
di una tradizione antica, l’amore della Madonna che veglia su questo popolo. E
poi c’è un popolo nuovo, una parrocchia fiorente in crescita, una parrocchia
bisognosa di spazi più grandi per il proprio culto, per la propria vita.
E quindi voglio esprimere
qui la mia gratitudine a Dio per ciò che incontro, per ciò che vedo quest’oggi.
Questa parrocchia così vivace, così attenta nella partecipazione, nella
preghiera, così slanciata nel canto, nella gioia, una comunità che sta
crescendo bene sotto la guida dei suoi pastori, don Felice e don Claudio che
saluto cordialmente e ringrazio di cuore, così come saluto tutti i presenti, i
bambini anzitutto, i ragazzi, gli adolescenti, i giovani, le famiglie, gli
adulti, gli anziani in particolare saluto ai malati anche a quelli che sono
nelle loro case e non possono essere qui.
A tutti voi dunque la pace e
la gioia del Signore e, poi che siamo nell’imminenza del Natale, l’augurio di
una buona preparazione alla festa di Natale.
Noi ci incontriamo infatti in
questa quarta domenica di avvento che ci prepara alle festività natalizie e ci
viene incontro uno figura biblica; il vostro parroco ha ricordato due icone, due
immagini bibliche nelle parole di saluto, per le quali lo ringrazio
cordialmente, e qui c’è una terza figura biblica che ci viene incontro nel Vangelo
di oggi in questa domenica è la figura di Giovanni Battista.
È il Giovanni Battista che
il Vangelo ci ha insegnato a conoscere già come piccolo bambino quando nacque
come dono inaspettato per i suoi genitori già anziani, Elisabetta e Zaccaria.
Il Vangelo ce l’aveva fatto dunque
conoscere come piccolo bambino accolto dalla cugina, la Vergine Maria, che era andata
ad aiutare Elisabetta nel tempo della nascita. Questo piccolo bambino era stato
salutato con il canto del Benedictus,
Benedetto il Signore Dio di Israele, quel canto che ora noi cantiamo ogni
giorno nell’Ufficio di lodi.
E ora questo piccolo bambino
è cresciuto. È cresciuto, ha raggiunto l’età di circa trent’anni, è diventato
un profeta, un uomo forte, austero, coraggioso e così che ce lo presenta il
Vangelo di oggi.
Ci presenta la sua figura,
il suo messaggio e ci presenta anche la risposta, la risonanza di questo
messaggio, dei gesti con cui questo messaggio si svolge. La figura che il
Vangelo di oggi ci presenta è quella di un Giovanni Battista ormai adulto,
predicatore, austero, e quasi duro, rigido con gli altri ma prima di tutto
rigido anche con se stesso.
Un uomo che vive nel
deserto, un luogo dove la sopravvivenza è difficile, dove bisogna lottare con
la fame, con la sete, con il caldo, con il freddo di notte. Un uomo che è
diventato resistente, un uomo forte, un uomo che vive di poco, mangiando di
quel poco che il deserto gli dà, un uomo che si veste poveramente, che non ha
interessi propri, che è disinteressato, staccato da tutto, che per questo la
gente accorre a lui. Accorre da lui volentieri perché la gente ama questi
profeti.
E Giovanni Battista predica,
parla e la sua parola è una parola che riguarda il futuro “convertitevi, il
Regno dei cieli è vicino”.
E di questa parola forte che
richiede dunque un cambio di vita Giovanni Battista dà anche le ragioni:
convertite perché, dice senza tanti mezzi termini, siete una società corrotta,
una società marcia. Siete come un albero ormai marcito che aspetta soltanto la
scure che lo schianti alle radici. Siete come una società sporca che ha bisogno
di essere ripulita con la scopa. Una società in cui l’aridità, l’incapacità a
produrre frutti verrà divorata dal fuoco.
Dunque Giovanni Battista ha
una predica molto dura, molto sconvolgente, ma stranamente la gente accorre a
lui, la gente accorre quando ci sono profeti che dicono la verità.
Basta pensare ad una persona
come il Padre Pio che riceveva gente da tutta Italia, andavano a centinaia,
migliaia da lui pur essendo un uomo burbero che sgridava la gente che la
mandava via, eppure la gente amava essere scossa perché riconosceva che era un
uomo disinteressato che diceva la verità a tutti.
E così è Giovanni Battista,
il quale parla alla gente con forza, un uomo che va, diremo oggi,
controcorrente, austero, burbero, esigente. Diverso in questo senso da Gesù,
che verrà per annunciare misericordia e pace.
Ma ci vuole l’uno e l’altro
discorso nella nostra società. Ci sono, nella nostra società, tanti elementi di
degrado, di marciume che vanno fortemente ricusati, che vanno stigmatizzati,
rimproverati. L’ho fatto anch’io nel mio discorso di Sant’Ambrogio, di qualche
giorno fa, quando ho richiamato alcuni gravi fatti della nostra società: la
contestazione che viene fatta dello stato sociale che difende i più deboli,
quasi che i più deboli non meritassero di essere difesi; un liberismo
utilitarista che eleva il profitto e l’efficienza a valori supremi e a questo
sacrifica tutto il resto, anche il valore del lavoro e della famiglia; il
crescendo della politica spettacolo, luogo di successo di una logica di
conflittualità che tutto quanto mette sotto accusa e non riesce invece ad
accusare se stessa.
Ecco tante magagne, tanti
mali della nostra società che occorre denunciare con forza.
Ma insieme con questa
predica c’è anche quella predica che Giovanni Battista annuncia che è la
predica di Gesù Il quale dice: abbiate fiducia Dio è con voi, Dio vi promette
una vita nuova, il Regno è qui vicino per chi lo accoglie con amore, per chi lo
accoglie con umiltà, con semplicità, con disinteresse.
Ed ecco la predica allora
per questa parrocchia, per questa comunità.
Una comunità che vuole
accogliere la salvezza di Gesù, una comunità che vuole camminare nella fede e
nella speranza, una comunità che, come ho letto nei documenti che avete
preparato che mi avete inviato per questa visita pastorale, una comunità che come
punti di riferimento ha l’annuncio di Dio e il servizio alla gente con lo stile
di Gesù: ecco questa comunità che io incontro e a cui il Signore dice una
parola di incoraggiamento e di fiducia.
Io vi incontro dunque
quest’oggi come vostro Vescovo in questa visita pastorale, vi incontro insieme con
il mio vicario episcopale, monsignor Antonio Barone, che già vi ha visitato, vi
ha ascoltato a lungo, vi incontro insieme col decano di questo decanato e
insieme con loro voglio salutarvi, ringraziarvi e incoraggiarvi.
Ringraziarvi anzitutto perché
insieme con i vostri pastori, don Felice e don Claudio, voi percorrete un buon
cammino, un bel cammino di fede.
Ringraziarvi perché i punti
di riferimento della vostra parrocchia sono quelli della Chiesa degli apostoli:
annuncio di Dio servendo la gente con lo stile di Gesù. E quindi l’ascolto
della Parola, la celebrazione della lode e della presenza di Dio
nell’Eucarestia, il portare il Vangelo a tutti con lo stile di gratuità e
sincerità.
E vi voglio ringraziare anche
per le vostre scelte che derivano da questi tre grandi punti di riferimento: la
scelta della gente, della Parola, degli adulti in famiglia, una famiglia che sa
educare i bambini, i ragazzi, i giovani, la scelta di uno stile austero,
semplice e povero.
Voglio dunque ringraziare
tutti voi perché in queste vostre scelte fondamentali vi ispirate alla Chiesa
degli apostoli.
E la novità che colgo con
soddisfazione rispetto agli incontri degli anni precedenti è che voi avete
arricchito questa vostra pastorale di evangelizzazione con molteplici
attenzioni nella direzione che io suggerivo nella precedente visita pastorale
scrivendo, all’allora carissimo parroco don Giovanni, “…mi pare sia giunto il momento di qualificare anche un discorso
impegnativo di formazione religiosa per coloro che potranno costituire il
gruppo che sia segno per tutti gli altri applicando dunque concretamente lo
stile di Gesù. Formare bene alcuni 12 apostoli, i 72 discepoli perché si
assumano con responsabilità e con passione l’evangelizzazione di tutto il
quartiere…”.
Questo metodo voi lo avete
cominciato ad applicare e se lo applicherete con costanza per formare gruppi i
cui componenti siano caratterizzati da una forte vita interiore di preghiera,
capaci di evangelizzare, avrete dei risultati molto belli e sarete sempre più
punto di riferimento serio, stimato in tutto il quartiere.
E voglio dunque esprimere un
pensiero riconoscente a tutti i parroci che vi hanno guidato fin dall’inizio
della vostra parrocchia e al parroco che ora vi guida e ai sacerdoti che ora vi
conducono perché il loro cammino è stato un cammino che vi ha fatto maturare
bene fin qui.
Vi faccio alcune
raccomandazioni, anzitutto la catechesi.
La catechesi degli adulti,
degli adolescenti e dei ragazzi. Voi avete compiuto delle scelte pastorali
coraggiose, state constatando i primi risultati positivi: una comunità di adulti che riscopre la
propria fede cristiana, una catechesi ai ragazzi che cerca di stimolare anche
la fede dei genitori, la fede della famiglia.
E quindi coraggio in questo
cammino. Non ci sono alternative tra la famiglia e i ragazzi, ma gli uni e gli
altri vanno coltivati con attenzione ed impegno. E quindi la pastorale deve
toccare gli adulti e deve toccare tutti questi ragazzi e bambini e giovani che
sono qui intorno a me, perché tutti insieme possano scoprire la bellezza del
Vangelo.
E quanto alla proposta per i
ragazzi e per i giovani è importante che tenga conto di tutti ma che possa
condurre ad una vita di fede personale e quindi anche che faccia uso di quegli strumenti
di crescita nella fede che sono gli esercizi spirituali, per i quali io attendo
anche parecchi giovani di questa parrocchia quando saranno proposti al termine
della visita pastorale.
E vorrei dire una parola in
particolare anche alle famiglie, alla pastorale della famiglia, alla formazione
dei fidanzati al matrimonio. È un momento importante della vita e sarei
veramente felice se sorgessero sempre di più nella parrocchia coppie di sposi
disponibili per aiutare altri sposi per formare al matrimonio e per aiutare le
coppie in difficoltà.
C’è poi un impegno
importante della vostra parrocchia che si esprime nell’aiuto al quartiere e
anche nell’aiuto a realtà missionarie, e voglio qui ricordare con affetto e
riconoscenza il vostro sacerdote missionario don Franco per il quale voi avete
grande riconoscenza e che svolge un prezioso servizio in Africa. Continuate ad
aiutarlo così come continuate la vostra attenzione per i più poveri.
E ho letto con commozione
con quanto amore voi vi preoccupate di far giungere anche agli ammalati, alle
persone sole del quartiere, la vostra amicizia e la vostra compagnia: così
mettete in pratica la parola evangelica “ero ammalato e mi avete visitato” e
sentirete dirvi anche la parola di Gesù “l’avete fatto a me ciò che avete fatto
a ciascuno dei più piccoli”.
E infine un’ultima parola
riguardante la nuova chiesa.
È chiaro che questa chiesa
attuale, pure ricca di memoria, è insufficiente per la popolazione del
quartiere. Si rischia quindi di non poter rispondere alle vere necessità della
gente.
E questa chiesa continuerà
certamente ad essere luogo di devozione, di preghiera, di pellegrinaggio, sarà
il segno che la Madonna vi è vicina. Ma intanto state facendo passi decisivi e
si sono sciolte anche le difficoltà e definito il terreno per l’edificazione
della nuova chiesa.
Ora si tratta di passare
alla fase progettuale ed esecutiva, non sarete soli la diocesi vi sarà vicina
anche per le difficoltà finanziarie. Ma anche voi mobilitatevi perché la gente
senta che questa nuova casa di Dio è veramente la chiesa fra le vostre case, e
una casa che nasce anche dal contributo di tutti. E questo avvenimento sarà un salto di qualità
nella vita della vostra comunità.
L’ho verificato in tante
chiese nuove che ho consacrato in questi anni, anche proprio ieri sera ho
consacrato una nuova chiesa non lontano di qui, e ho visto come questa
consacrazione della nuova chiesa, l’ha costruzione ha mosso la gente a fare un
salto di qualità nella vita di comunità, molte nuove persone sono state
interessate.
Trasformate dunque questo
avvenimento in occasione per aiutare quanti sono battezzati ma non hanno un
forte senso di appartenenza alla comunità, sia un momento per dire questa
chiesa è anche nostra, anche noi vi apparteniamo ci riconosciamo così volentieri
come membri di questa comunità.
E concludo riprendendo la
bella immagine che don Felice, il vostro parroco, ha usato all’inizio dagli
Atti degli apostoli dove il Signore dice a Paolo “ho un popolo numeroso in
questa città”, il Signore lo dice anche a me e lo dice anche a voi.
Voi siete tanti in questa
chiesa ma molto più numeroso è il popolo che il Signore attende, siate voi i
missionari, gli evangelizzatori per questo popolo, crescete nella vita
cristiana intensa così da portare la Parola, l’annuncio, la buona notizia del
Vangelo, la forza della conversione, l’impegno per una nuova società a tutta la
realtà del vostro quartiere.
Possa davvero questo
quartiere crescendo nella maturità, nella fede, nella civiltà, nella serietà,
diventare quella comunità alternativa secondo il Vangelo, che io ho proposto
nell’ultima lettera pastorale, una comunità nella quale le relazioni tra noi
sono fondate sul Vangelo, sulla gratuità, sulla sincerità, sull’amor mutuo,
sull’accoglienza e sul perdono.
La Madonna Assunta vi
benedica, accolga le vostre preghiere e le presenti insieme con me al Signore
in questa Eucarestia.”