Cari amici e care
amiche,
la
nostra festa patronale ci aiuta a riscoprire quella che da sempre è la realtà
fondante della Comunità cristiana di Seggiano, di ogni parrocchia, della Chiesa
stessa, ossia la fede.
E’
anche questo che il Papa ha voluto indicare convocando l’anno della fede.
Dalla
concezione che si ha della fede si determina il conseguente modo di intendere
il cristianesimo… Ecco perché parlare di Chiesa e di Comunità solo o
principalmente in termini di programmazione, di organizzazione, di produzione,
di “fare” è perlomeno riduttivo… Tutto viene ridotto ad un insieme (anche
bello) di azioni umane, per poi magari pensare che all’inizio delle fede, come
della Comunità, ci sia l’uomo… Don Felice Carnaghi, primo coadiutore di
Seggiano, nella sua predica di lunedì scorso, ricordando il suo 45° di
sacerdozio ci diceva: “la Comunità è un dono dall’alto, che occorre essere
pronti a ricevere”. Proprio come la fede! Essa ci è offerta da Dio come Grazia,
certo “in modo umano”, interpellando sempre la nostra libertà, la nostra
risposta che non può che esprimersi se non “umanamente”... La fede, allora, è
semplicemente la risposta alla persona di Gesù Cristo; una risposta che inizia
fin dal Battesimo, con la responsabilità della mamma e del papà che la domandano
per la propria creatura; una risposta che è anzitutto accoglienza del “divino”
nel nostro “umano”.
E
dove mantenere e accrescere la fede se non vivendola quotidianamente in
compagnia della Chiesa? A volte la chiamiamo “la nostra” Chiesa, intendendo di volta
in volta o la parrocchia, o l’edificio, o le persone, esprimendo così affetto,
vicinanza e appartenenza. Dovremmo, però, tenere unita questa espressione con
un’altra: “la sua” Chiesa! La Sposa di Cristo, infatti, non è nostra creatura,
un nostro prodotto, una realizzazione umana che, alla fine, proprio perché
“nostra” (e solo nostra), possiamo sempre e di nuovo ricostruire o demolire a
nostro piacimento, a seconda di chi c’è e di dove tira il vento… La Chiesa è
innanzitutto Sua, di Gesù, quella che è nata dal dono di sé sulla Croce.
Con
questa consapevolezza la Chiesa e la Comunità in un quartiere non andranno alla
ricerca di legittimazione, di approvazione e di affermazione, ma si comporteranno
come il seme, che deve nascondersi
nella terra per portare frutto (Gv 12,24), come il lievito, che fa fermentare tutta la pasta (Mt 13,33), come un faro posto in alto, che fa luce
tutt’intorno (Mt 5,15), una Lumen gentium
(Concilio Vaticano II)… Signore rendici una Comunità così: facci “tua
Chiesa”…
Il vostro parroco