“Ho un popolo numeroso in questa
città…”
Mantengo più che
volentieri la promessa fatta la scorsa domenica 9 settembre.
Mi ha colpito una
curiosa coincidenza riscontrata leggendo il discorso che Martini aveva fatto
alla comunità di Seggiano durante la sua visita pastorale: la frase da lui
citata e riferita alla promessa/incoraggiamento che Gesù aveva rivolto a Paolo,
guidato dallo Spirito a Corinto (“Ho un popolo numeroso in questa città”), è la
stessa che più volte mi sono trovata a ripetermi stando a Seggiano.
Ogni trasferimento
porta con sé una necessità di “trasformazione” e di ritorno all’Essenziale: ti
pone di fronte ad una nuova situazione, sempre comunque diversa dalla
precedente, anche se il tipo di servizio da svolgere sembra mantenere gli
stessi contorni. E ti costringe a tornare a poche certezze e domande
essenziali, quelle che fanno un po’ da “faro” nel cammino di chi ha fatto una
scelta simile alla mia. Il Signore non abbandona mai che si fida di
Lui (o tenta comunque di farlo): questa è la certezza fondamentale.
Seguita appunto da quella promessa/incoraggiamento rivolta a Paolo, che ho
sentito molto mia a Seggiano. Invece la domanda essenziale che in me sempre
risuona - dopo e durante ogni spostamento - segue quella certezza: come
trovare il modo per “vedere” questo popolo di Dio, per mettermi al suo passo,
al suo fianco, per sostenerne e condividerne la fede, le speranze, le gioie e i
momenti “bui”?
Forse la fatica più
grande è proprio “vedere”. Perché vedere dipende dagli occhi e dal cuore. E lo
sguardo “annebbiato”, le pagliuzze e le travi che lo impediscono, unito ad un
cuore che sempre rischia la “sclerocardia” (ossia la durezza di cuore) – per la
quale Gesù spesso rimprovera i suoi uditori – sono i rischi più grandi che
corrono gli stessi discepoli di Gesù e che minano la capacità di essere
apostoli.
Eppure imparare a
“vedere” questo popolo di Dio che vive semplicemente nelle case, per le strade
del luogo dove Dio ti ha chiamato a servire, è l’esperienza più gioiosa e
gratificante che un apostolo possa fare.
Diventa immediatamente
motivo di rendimento di grazie e insieme di intercessione; si traduce in un
senso di comunione profonda e permette di esprimere affetti limpidi e solidi.
Ecco: anche a Seggiano
ho gradualmente imparato a “vedere” questo popolo di Dio, a stimarlo ed
apprezzarlo, ad amarlo per quello che è, come ciascuno è amato da Dio per
quello che è.
E ho visto generosità
e dedizione grandi, molto coraggio e capacità di lottare e di non perdere mai
la speranza di fronte a pesanti difficoltà che la vita presenta e… tanta tanta
semplicità.
Ho così provato a
condividere il cammino di “questo” popolo; e da esso ho imparato e ricevuto
molto.
Ho cercato anche di
dare qualcosa, come ne sono stata capace, qualcosa di me, ma soprattutto di
quel Vangelo che io per prima ho inaspettatamente scoperto da giovane e che
allora mi aveva cambiato la vita, dandomi nuovi “occhi” per guardarla e nuove
forze per affrontarla.
Sono sicura che il
cammino di “questo” popolo dietro quel Gesù che è in grado davvero di riempire
di senso la vita sarà motivo di gioia per altri “accompagnatori”.
Ancora semplicemente…
grazie!
… E una richiesta
particolare di preghiera per un incarico per me totalmente nuovo.