giovedì 20 settembre 2012

Mitzi ha scritto il suo saluto alla nostra Comunità


“Ho un popolo numeroso in questa città…”

Mantengo più che volentieri la promessa fatta la scorsa domenica 9 settembre.
Mi ha colpito una curiosa coincidenza riscontrata leggendo il discorso che Martini aveva fatto alla comunità di Seggiano durante la sua visita pastorale: la frase da lui citata e riferita alla promessa/incoraggiamento che Gesù aveva rivolto a Paolo, guidato dallo Spirito a Corinto (“Ho un popolo numeroso in questa città”), è la stessa che più volte mi sono trovata a ripetermi stando a Seggiano.
Ogni trasferimento porta con sé una necessità di “trasformazione” e di ritorno all’Essenziale: ti pone di fronte ad una nuova situazione, sempre comunque diversa dalla precedente, anche se il tipo di servizio da svolgere sembra mantenere gli stessi contorni. E ti costringe a tornare a poche certezze e domande essenziali, quelle che fanno un po’ da “faro” nel cammino di chi ha fatto una scelta simile alla mia. Il Signore non abbandona mai che si fida di Lui (o tenta comunque di farlo): questa è la certezza fondamentale. Seguita appunto da quella promessa/incoraggiamento rivolta a Paolo, che ho sentito molto mia a Seggiano. Invece la domanda essenziale che in me sempre risuona - dopo e durante ogni spostamento - segue quella certezza: come trovare il modo per “vedere” questo popolo di Dio, per mettermi al suo passo, al suo fianco, per sostenerne e condividerne la fede, le speranze, le gioie e i momenti “bui”?
Forse la fatica più grande è proprio “vedere”. Perché vedere dipende dagli occhi e dal cuore. E lo sguardo “annebbiato”, le pagliuzze e le travi che lo impediscono, unito ad un cuore che sempre rischia la “sclerocardia” (ossia la durezza di cuore) – per la quale Gesù spesso rimprovera i suoi uditori – sono i rischi più grandi che corrono gli stessi discepoli di Gesù e che minano la capacità di essere apostoli.
Eppure imparare a “vedere” questo popolo di Dio che vive semplicemente nelle case, per le strade del luogo dove Dio ti ha chiamato a servire, è l’esperienza più gioiosa e gratificante che un apostolo possa fare.
Diventa immediatamente motivo di rendimento di grazie e insieme di intercessione; si traduce in un senso di comunione profonda e permette di esprimere affetti limpidi e solidi.
Ecco: anche a Seggiano ho gradualmente imparato a “vedere” questo popolo di Dio, a stimarlo ed apprezzarlo, ad amarlo per quello che è, come ciascuno è amato da Dio per quello che è.
E ho visto generosità e dedizione grandi, molto coraggio e capacità di lottare e di non perdere mai la speranza di fronte a pesanti difficoltà che la vita presenta e… tanta tanta semplicità.
Ho così provato a condividere il cammino di “questo” popolo; e da esso ho imparato e ricevuto molto.
Ho cercato anche di dare qualcosa, come ne sono stata capace, qualcosa di me, ma soprattutto di quel Vangelo che io per prima ho inaspettatamente scoperto da giovane e che allora mi aveva cambiato la vita, dandomi nuovi “occhi” per guardarla e nuove forze per affrontarla.
Sono sicura che il cammino di “questo” popolo dietro quel Gesù che è in grado davvero di riempire di senso la vita sarà motivo di gioia per altri “accompagnatori”.
Ancora semplicemente… grazie!
… E una richiesta particolare di preghiera per un incarico per me totalmente nuovo.