Cari amici e care
amiche,
la
nostra festa patronale ci ha regalato momenti intensi e commoventi, momenti di
forte aggregazione e di incontro tra gente dello stesso quartiere, momenti di
ascolto e di riflessione. Tutti questi momenti, di varia natura, sono come semi
che vengono gettati e certamente porteranno frutto: ognuno di essi, per la sua
parte, impreziosisce il nostro cammino, anche in maniere inaspettate e
sorprendenti, spesso invisibili e impercettibili. Una parola portata a casa e
ripensata, un gesto per noi usuale ad un altro fa del bene al momento giusto,
il modo di stare insieme rinfranca l’animo temporaneamente smarrito… Nella
Comunità noi costruiamo “una vita buona”! La festa della Comunità, poi, è stata
occasione propizia per alcuni di capire che “possono fare qualcosa”: una
ammalata mi ha detto “io non riesco a venire, ma prego!”. Questa è la prima
cosa “da fare”! Non appare, ma è la cosa più importante (cfr Lc 11,42), come
capita per altre realtà fondamentali: ciò che è invisibile, come l’aria e il
respiro, è “vitale”… Per altri è stata l’occasione propizia per intraprendere
un servizio delicato come quello della catechesi: ma anche nella Caritas, nella
sportiva, nel gruppo famiglie, nel corso fidanzati, nel doposcuola, nel bar,
nella cucina… E’ bello vedere che molti si “sporgono” aldilà della propria vita
già piena di impegni e preoccupazioni e decidono di svolgere un servizio per la
gente del proprio quartiere! Infatti la passione per servire gli altri non ha
mai rubato niente a nessuno! Questo potrebbe invogliare chi ha troppi impegni,
ed “è dentro in tante cose” per gli altri, a farne di meno e meglio, imparando
a non lamentarsi, ma a servire con gioia! Altri ancora, tendono ad “utilizzare”
l’ambito del servizio per rifuggire i problemi che fanno fatica ad affrontare:
ammirare persone “fresche” potrebbe invogliarli a guardare in faccia con
serietà i propri problemi, imparando a farsi aiutare. Il nostro cuore, poi,
tende ad impossessarsi di ciò che fa, anche per gli altri, ed è difficile lasciarlo…:
allora questo esempio di “nuovi” potrebbe invogliarli a coltivare uno stile di
libertà e non di padronanza, uno stile di gratuità, pronto a consegnare
“baracca e burattini” qualora si capisca che è tempo di lasciare oppure viene
chiesto altro. Non è importante quanto si fa, da quanto tempo lo si fa, e neanche
– ultimamente – se lo si fa per gli altri… Conta come lo fai…
Il vostro parroco