giovedì 20 settembre 2012

INSIEME n° 60, 23 Settembre 2012 - anno 2° dall'entrata nella nuova Chiesa


Cari amici e care amiche,
la nostra festa patronale ci ha regalato momenti intensi e commoventi, momenti di forte aggregazione e di incontro tra gente dello stesso quartiere, momenti di ascolto e di riflessione. Tutti questi momenti, di varia natura, sono come semi che vengono gettati e certamente porteranno frutto: ognuno di essi, per la sua parte, impreziosisce il nostro cammino, anche in maniere inaspettate e sorprendenti, spesso invisibili e impercettibili. Una parola portata a casa e ripensata, un gesto per noi usuale ad un altro fa del bene al momento giusto, il modo di stare insieme rinfranca l’animo temporaneamente smarrito… Nella Comunità noi costruiamo “una vita buona”! La festa della Comunità, poi, è stata occasione propizia per alcuni di capire che “possono fare qualcosa”: una ammalata mi ha detto “io non riesco a venire, ma prego!”. Questa è la prima cosa “da fare”! Non appare, ma è la cosa più importante (cfr Lc 11,42), come capita per altre realtà fondamentali: ciò che è invisibile, come l’aria e il respiro, è “vitale”… Per altri è stata l’occasione propizia per intraprendere un servizio delicato come quello della catechesi: ma anche nella Caritas, nella sportiva, nel gruppo famiglie, nel corso fidanzati, nel doposcuola, nel bar, nella cucina… E’ bello vedere che molti si “sporgono” aldilà della propria vita già piena di impegni e preoccupazioni e decidono di svolgere un servizio per la gente del proprio quartiere! Infatti la passione per servire gli altri non ha mai rubato niente a nessuno! Questo potrebbe invogliare chi ha troppi impegni, ed “è dentro in tante cose” per gli altri, a farne di meno e meglio, imparando a non lamentarsi, ma a servire con gioia! Altri ancora, tendono ad “utilizzare” l’ambito del servizio per rifuggire i problemi che fanno fatica ad affrontare: ammirare persone “fresche” potrebbe invogliarli a guardare in faccia con serietà i propri problemi, imparando a farsi aiutare. Il nostro cuore, poi, tende ad impossessarsi di ciò che fa, anche per gli altri, ed è difficile lasciarlo…: allora questo esempio di “nuovi” potrebbe invogliarli a coltivare uno stile di libertà e non di padronanza, uno stile di gratuità, pronto a consegnare “baracca e burattini” qualora si capisca che è tempo di lasciare oppure viene chiesto altro. Non è importante quanto si fa, da quanto tempo lo si fa, e neanche – ultimamente – se lo si fa per gli altri… Conta come lo fai…   
                                                             Il vostro parroco