Cari amici e care amiche,
all’inizio della Quaresima dell’anno scorso abbiamo incominciato a entrare nella nostra Chiesa parrocchiale: il Santuario, che fino a quel momento era stato utilizzato come Chiesa in attesa di un’altra costruzione, cominciava a lasciare definitivamente il posto alla nuova parrocchia, tanto desiderata da don Gianni e don Felice. E’ circa un anno, dunque, che frequentiamo un nuovo ambiente per celebrare la Pasqua domenicale e le funzioni feriali. A volte diciamo: “una chiesa vale l’altra”, ma ci scappa di dirlo quando magari “fa comodo” perché serve a sostenere le nostre idee personali! Da un lato, davvero una chiesa vale un’altra nel senso che ogni chiesa-costruzione richiama anzitutto la Chiesa-Comunità credente che lì si raduna e soprattutto il desiderio di Dio di penetrare con il suo amore tra le case di un quartiere. Dall’altro lato, è vero anche che c’è “la mia chiesa”, cioè quella che frequento (non quella “affettiva”, “di pancia”, cioè quella del mio battesimo, che ho rivisto alla mia cresima, che ho voluto al mio matrimonio etc. etc. !!!), quella “effettiva”, quella che è situata laddove ora vivo la mia esistenza. E allora la nostra Chiesa “è” questa! Il Santuario “è stato” la nostra Chiesa e rimane come luogo di preghiera e di devozione, ma soprattutto come richiamo al cammino compiuto, a non dimenticare le grazie ricevute, a smettere di lamentarci su ogni cosa, diventando così gente “parolaia”. Rimettiamoci ad annunciare il Vangelo nella nostra terra di missione, guardando a questo “benedetto” futuro. Ma la benedizione del futuro comincia da come viviamo questa seconda Quaresima…
Il vostro parroco