APRITE LE PORTE ALLA VITA
“Che cosa devo fare di buono per avere la
vita eterna?” (Mt 19,16). La domanda che il giovane rivolge a Gesù ce la
poniamo tutti, anche se non sempre la lasciamo affiorare con chiarezza: rimane
sommersa dalle preoccupazioni quotidiane. Nell’anelito di quell’uomo traspare
il desiderio di trovare un senso convincente
all’esistenza.
Gesù ascolta la domanda, l’accoglie e risponde: “Se vuoi
entrare nella vita osserva i co- mandamenti” (v. 17). La risposta introduce un
cambiamento – da avere a entrare – che comporta un capovolgimento radicale
dello sguardo: la vita non è un oggetto da possedere o un manufatto da
produrre, è piuttosto una promessa di bene, a cui possiamo partecipare,
decidendo di aprirle le porte. Così la vita nel tempo è segno della vita
eterna, che dice la destinazione verso cui siamo incamminati.
È solo vivendo in prima persona questa esperienza che la
logica della nostra esistenza può cambiare e spalancare le porte a ogni vita
che nasce. Per questo papa Francesco ci dice: “L’appartenenza originaria alla
carne precede e rende possibile ogni ulteriore consapevolezza e riflessione”.
All’inizio c’è lo stupore. Tutto nasce
dalla meraviglia e poi pian piano ci si rende conto che non siamo l’origine di
noi stessi. “Possiamo solo diventare consapevoli di essere in vita una volta
che già l’abbiamo ricevuta, prima di ogni nostra intenzione e decisione. Vivere significa necessariamente essere figli, accolti e curati,
anche se talvolta in modo inadeguato”.
È vero. Non tutti fanno l’esperienza di essere accolti da
coloro che li hanno generati: numerose sono le forme di aborto, di abbandono,
di maltrattamento e di abuso.
Davanti a queste azioni disumane ogni persona prova un senso
di ribellione o di vergogna. Dietro a questi sentimenti si nasconde l’attesa
delusa e tradita, ma può fiorire anche la speranza radicale di far fruttare i
talenti ricevuti (cfr. Mt 25, 16-30).
Solo così si può diventare responsabili verso gli altri e “gettare un ponte tra
quella cura che si è ricevuta fin dall’inizio della vita, e che ha consentito
ad essa di dispiegarsi in tutto l’arco del suo svolgersi, e la cura da prestare
responsabilmente agli altri”.
Se diventiamo consapevoli e riconoscenti della porta che ci
è stata aperta, e di cui la nostra carne, con le sue relazioni e incontri, è
testimonianza, potremo aprire la porta agli altri viventi. Nasce da qui
l’impegno di custodire e proteggere la vita umana dall’inizio fino al suo naturale termine e di combattere
ogni forma di violazione della dignità, anche quando è in gioco la tecnologia o
l’economia. La cura del corpo, in questo modo, non cade nell’idolatria o nel
ripiegamento su noi stessi, ma diventa la porta che ci apre a uno sguardo rinnovato sul mondo intero: i rapporti con gli altri e il creato.
Sarà lasciandoci coinvolgere e
partecipando con gratitudine a questa esperienza che potremo andare oltre
quella chiusura che si manifesta nella nostra società ad ogni livello. Incrementando la fiducia, la solidarietà e l’ospitalità reciproca potremo spalancare
le porte ad ogni novità e resistere alla tentazione di arrendersi alle varie
forme di eutanasia.
L’ospitalità della vita è
una legge fondamentale: siamo stati ospitati per imparare ad ospitare. Ogni situazione che incontriamo ci confronta con una
differenza che va riconosciuta e valorizzata, non eliminata, anche se può
scompaginare i nostri equilibri.
È questa l’unica via attraverso cui, dal seme che
muore, possono nascere e maturare i frutti (cf Gv 12,24). È l’unica via perché
la uguale dignità di ogni persona possa essere rispettata e promossa, anche là
dove si manifesta più vulnerabile e fragile. Qui infatti emerge con chiarezza
che non è possibile vivere se non riconoscendoci affidati gli uni agli altri.
Il frutto del Vangelo è la fraternità.
DOMENICA
2 FEBBRAIO
Giornata
in difesa della vita
A
tutte le Sante Messe si terrà un banco benefico di primule in favore del Centro
di Aiuto alla Vita del nostro decanato. Esso sostiene mamme in difficoltà con
progetti economici e con prodotti per neonati.
Domenica 2 febbraio
DOMENICA INSIEME 2^ ELEMENTARE
Venerdi 7 febbraio ore 17.00
in chiesa
MAGIS per tutti i ragazzi che vogliono fare un
passo in più
Domenica 9 febbraio
Domenica insieme 5
elem.
Martedi 11 febbraio
GIORNATA DEL MALATO
SANTA MESSA E UNZIONE ORE 15.00 NELLA CHIESA DI LIMITO
TUTTI I MERCOLEDI SERA DALLE ORE 21.00
in salone oratorio ALLESTIMENTO CARRO DI CARNEVALE
DECANATO DI CERNUSCO SUL NAVIGLIO
FORMAZIONE CATECHISTI
SECONDO LABORATORIO
Sabato 22 Febbraio e Sabato 29 febbraio ore 9.30 – 11.30 a SEGRATE, oratorio Santo Stefano, piazza della chiesa 8 - parcheggio via Ligabue dedicato al brano biblico della parabola del buon Samaritano (IV anno del percorso IC)
ITINERARIO DI FORMAZIONE PER I MINISTRI LITURGICI
MINISTRI STRAORDINARI DELLA COMUNIONE EUCARISTICA 17 - 18 FEBBRAIO
CANTORI - MUSICISTI DIRETTORI DI CORO 10 - 11 - 12 FEBBRAIO
LETTORI - VOCI GUIDA 3 - 4 - 5 FEBBRAIO
Chiesa dalle Genti…in cammino
Il primo passo da compiere è la costituzione delle Assemblee
Chiesa dalle Genti, che riuniranno persone a vario titolo impegnate in
parrocchia o sul territorio, in iniziative che esprimano già le caratteristiche
di Chiesa dalle Genti (aperte al cambiamento, in grado di valorizzare le
differenze, capaci di solidarietà e fraternità, consapevoli della necessità
di aggiornare gli stili pastorali, docili alla novità dello Spirito…).
Proponiamo
due modalità di attivazione nei Decanati del cammino Chiesa dalle Genti:
Laddove sia
presente e operante il Consiglio Pastorale Decanale, si incarichi di ampliare
il numero dei suoi partecipanti, inserendo persone con le caratteristiche
suddette;
Laddove non
lo sia, il decano chieda ai parroci di individuare delle persone con le
caratteristiche suddette (laici, presbiteri, religiosi/e) con le quali poi
costituirà l’Assemblea Chiesa dalle Genti.
La
Consulta Diocesana con il supporto degli Uffici di Pastorale Diocesani, si
incaricherà di segnalare loro
collaboratori
pastorali sul territorio, come ulteriore risorsa per le Assemblee.
una/due persone per parrocchia
scelte anche tra coloro che non hanno ruoli di responsabilità (ad es.: insegnanti di religione - giovani con esperienza di studio/volontariato
all’estero - fedeli di origine straniera presenti/attivi nella vita
parrocchiale –catechisti - rappresentanti di associazioni/movimenti - operatori
della carità - consacrati/e di origine straniera o con esperienze all’estero –
promotori del dialogo ecumenico e interreligioso – cristiani che operano in
realtà socio politiche e culturali- volontari delle scuole d’italiano per
stranieri - fidei donum rientrati dalla missione - cappellani dei migranti –
rom e sinti - volontari impegnati nella pastorale della salute…)
