domenica 2 giugno 2019

INSIEME n° 349 - 2 giugno 2019 - anno 9° dall'entrata nella nuova Chiesa


MADRE, DOLORE, MORTE, FECONDITA’

Una leggenda bretone dice 
che, quando le imbarcazioni naufragano in alto mare e i marinai si lasciano sommergere dalle acque profonde, la « signora della morte » sussurra ai loro orecchi i canti della culla, le canzoni e le ninne nanne udite dalle loro madri al tempo dell'infanzia.

Secondo la poesia orientale, la mamma che muore torna ogni notte a cullare i suoi figli, fin- ché non siano adulti. E per gli orfani, tutti i fenomeni della natura — il vento, le fronde degli alberi, le onde, le ombre — si trasformano in braccia materne che accarezzano, stringono e difendono i figli amati.

Nella poesia popolare sulla madre, c'è una parentela profonda tra la nascita e la morte . Madre, dolore, morte, fecondità, non sono soltanto parole che si avvicinano e si evocano reciprocamente. Sono espressioni che hanno tra loro un legame misterioso, e talmente si condizionano l'una con l'altra da sembrare, in certo senso, sinonimi.

La madre è tutto questo in una sola volta: sacra e terrena, pietra e stella, aurora e tramonto, Enigma e sangue, campana e silenzio, forza e tenerezza...

Per compiere questo destino, sacro e terreno al contempo tutta l’esistenza della madre trascorre in una profonda semplicità, esente da ogni vana esteriorità. Soffre e tace; piange di nascosto; di notte veglia; di giorno lavora. Lei è il candelabro, i figli sono la luce. Dà la vita come la terra, in silenzio. È qui la radice della sua grandezza e della sua bellezza.

La figura di Maria, la Madre, assume e riassume il dolore, la lotta e le speranze del numero infinito di madri che continuano a perpetuare lo stupore della vita sulla terra.

Maria darà alla luce Cristo in noi nella misura in cui siamo sensibili, come Cristo, verso tutti i bisognosi di questo mondo; nella misura in cui, come lui, compatiremo le disgrazie altrui identificandoci con essi.

Maria darà alla luce Cristo in noi nella misura in cui i poveri saranno i nostri prediletti. Quando le nostre preferenze saranno per i poveri, questo sarà il segno che stiamo edificando una Chiesa veramente messianica. Quando, come Cristo, vivremo con le mani e il cuore aperti ai miseri, condividendo la loro condizione e trovando le soluzioni adatte per le loro necessità, sperando e senza risentimenti... allora Maria ci sarà effettivamente madre per incarnare in noi il Cristo dei poveri.

Maria darà alla luce Cristo in noi, nella misura in cui cercheremo di essere, come lui, umili e pazienti; nella misura in cui il nostro volto rifletterà lo stato interiore di pace, dominio di sé, fortezza e serenità. Quando sapremo perdonare come egli perdonò, tacere come egli tacque. Quando non ci interesserà il nostro prestigio, ma la gloria del Padre e la felicità dei fratelli; quando sapremo arrischiare comportandoci con coraggio e audacia, come Cristo, per difendere gli interessi del Padre e dei fratelli. Quando saremo sinceri e veraci, come lo fu Cristo, dinanzi ad amici e nemici, difendendo la verità anche a costo della vita... Maria, allora, ci sarà veramente Madre, nella misura in cui potrà aiutarci a incarnare in noi il Cristo dolce e umile.Maria darà alla luce Cristo in noi, nella misura in cui non saremo preoccupati di noi stessi, ma preoccupati degli altri. 
Gesù non si preoccupò mai di se stesso e seppe privarsi anche del tempo per mangiare, dormire o riposare. Egli sacrificò se stesso senza risentimenti, lamenti, amarezze o minacce, dando, al tempo stesso, speranza e coraggio agli altri. Amò, inventando mille forme per esprimere la sua tenerezza, dando la vita per i « suoi amici »; passò « facendo del bene a tutti ». In questo consiste la maternità spirituale di Maria: ella interviene per incarnare, formare e far nascere, in noi, il Cristo che ci « amò fino alla fine ».