MADRE, DOLORE, MORTE, FECONDITA’
Una leggenda bretone dice
che, quando le imbarcazioni
naufragano in alto mare e i marinai si lasciano sommergere dalle acque
profonde, la « signora della morte » sussurra ai loro orecchi i canti della
culla, le canzoni e le ninne nanne udite dalle loro madri al tempo
dell'infanzia.
Secondo la poesia orientale, la mamma che muore torna ogni
notte a cullare i suoi figli, fin- ché non siano adulti. E per gli orfani,
tutti i fenomeni della natura — il vento, le fronde degli alberi, le onde, le
ombre — si trasformano in braccia materne che accarezzano, stringono e
difendono i figli amati.
Nella
poesia popolare sulla madre, c'è una parentela profonda tra la nascita e la
morte . Madre, dolore, morte, fecondità, non sono soltanto parole che si
avvicinano e si evocano reciprocamente. Sono espressioni che hanno tra loro
un legame misterioso, e talmente si condizionano l'una con l'altra da
sembrare, in certo senso, sinonimi.
La madre è tutto questo in una sola volta: sacra e
terrena, pietra e stella, aurora e tramonto, Enigma e sangue, campana e silenzio, forza e
tenerezza...
Per compiere questo destino, sacro e terreno al contempo
tutta l’esistenza della madre trascorre in una profonda semplicità, esente da
ogni vana esteriorità. Soffre e tace; piange di nascosto; di notte veglia; di
giorno lavora. Lei è il candelabro, i figli sono la luce. Dà la vita come la
terra, in silenzio. È qui la radice della sua grandezza e della sua bellezza.
La figura di Maria, la Madre, assume e riassume il dolore,
la lotta e le speranze del numero infinito di madri che continuano a perpetuare
lo stupore della vita sulla terra.
Maria darà alla luce Cristo in noi nella misura in cui siamo
sensibili, come Cristo, verso tutti i bisognosi di questo mondo; nella misura
in cui, come lui, compatiremo le disgrazie
altrui identificandoci con essi.
Maria darà alla luce Cristo in noi nella misura in cui i
poveri saranno i nostri prediletti. Quando le nostre preferenze saranno per i
poveri, questo sarà il segno che stiamo edificando una Chiesa veramente
messianica. Quando, come Cristo, vivremo con le mani e il cuore aperti ai
miseri, condividendo la loro condizione e trovando le soluzioni adatte per le
loro necessità, sperando e senza risentimenti... allora Maria ci sarà
effettivamente madre per incarnare in noi il Cristo dei poveri.
Maria darà alla luce Cristo in noi, nella misura in cui
cercheremo di essere, come lui, umili e pazienti; nella misura in cui il nostro
volto rifletterà lo stato interiore di pace, dominio di sé, fortezza e
serenità. Quando sapremo perdonare come egli perdonò, tacere come egli tacque. Quando non ci interesserà il nostro prestigio, ma la gloria del Padre e la felicità dei fratelli; quando
sapremo arrischiare comportandoci con coraggio e audacia, come Cristo, per
difendere gli interessi del Padre e dei fratelli. Quando saremo sinceri e
veraci, come lo fu Cristo, dinanzi ad amici e nemici, difendendo la verità anche a costo della vita...
Maria, allora, ci sarà veramente Madre, nella misura in cui potrà
aiutarci a incarnare in noi il Cristo dolce e umile.Maria darà alla luce Cristo in noi, nella misura in
cui non saremo preoccupati di noi stessi, ma preoccupati degli altri.
Gesù non
si preoccupò mai di se stesso e seppe privarsi anche del tempo per mangiare,
dormire o riposare. Egli sacrificò se stesso senza risentimenti, lamenti,
amarezze o minacce, dando, al tempo stesso, speranza e coraggio agli altri.
Amò, inventando mille forme per esprimere la sua tenerezza, dando la vita per
i « suoi amici »; passò « facendo del bene a tutti ». In questo consiste la
maternità spirituale di Maria: ella interviene per incarnare, formare e far
nascere, in noi, il Cristo che ci « amò fino alla fine ».