sabato 25 maggio 2019

INSIEME n° 348 - 26 maggio 2019 - anno 9° dall'entrata nella nuova Chiesa


L’ANGELO PARTI’ DA LEI

Quando «l'angelo partì da lei » (Lc 1,38), ebbe inizio il prodigio. Lo Spirito Santo discese e inondò la Vergine. Come avvenne? Che successe in quel primo istante? Come trascorse il primo giorno?
Il giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo risplendette con fiamme e fuoco e scosse la terra… Su Maria, invece, avvenne una discesa « personale » della terza persona della Trinità. Che cosa provò Maria? Sarà rimasta come paralizzata, posseduta da una forza strana e sovrumana? Ci furono sensazioni straordinarie, segni spettacolari?

Mancando assolutamente di indicazioni bibliche a questo riguardo, stabiliremo la nostra indagine su due punti fondamentali: lo stile di Dio e lo stile di Maria.
Quanto all'azione normale di Dio, sappiamo che egli fin dall'eternità, si esprime nel silenzio. Dio è silenzio. Abita le profondità delle anime in silenzio. Opera nell'universo e nella storia come uno sconosciuto. Per alcuni, Dio dorme; per altri, Dio è morto; per molti, Dio è un nulla. Dio cerca la notte, ama la pace. La Bibbia ci ricorda più volte che Dio non è nel turbamento, non si manifesta nel frastuono.
Quanto a Maria, conosciamo bene il suo modo di agire, sempre dietro le quinte, umile, modesta...

Una combinazione dei due stili ci darà l'idea di come debbono essersi svolte le cose: il mondo non rimase sospeso, non si paralizzò l'ordine universale, né la storia trattenne il respiro. Al contrario, tutto avvenne naturalmente, silenziosamente. Mai come in quel momento eb- bero il loro perfetto compimento le solenni parole della Sapienza:
Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente, dal cielo, dal tuo trono regale...si lanciò in mezzo alla terra... (Sap 18,14-15).
Poiché la verginità è silenzio e solitudine, il prodigio si consumò nel silenzioso grembo di una vergine solitaria, senza clamore né ostentazione.

Durante le lunghe notti di sonno o d'insonnia, nel suo recarsi alla fontana o in collina, nella sinagoga o alle preghiere rituali richieste dalla Legge; quando lavorava nell'orto o pascolava il gregge, quando tesseva la lana o impastava il pane... la Madre viveva inabissata, immersa in Dio, raccolta e compenetrata e identificata con Colui che era la vita della sua vita e l'ani- ma della sua anima... Nella storia del mondo nessuna donna ha mai vissuto simile pienezza vitale e tanta intensità esistenziale.
Il silenzio discese e s'incarnò in Maria insieme col Verbo.
Durante i nove mesi, tutto fu come paralizzato, e in Maria e con Maria, tutto si indentificò: il tempo, lo spazio, l'eternità, la parola, la musica, il silenzio, la Madre, Dio. Tutto fu assunto e divinizzato. « Il Verbo si fece carne ».
La notte di Natale, la Madre si rivestì di dolcezza e il silenzio ascese la sua vetta più alta.


Qui non c'è casa, non c'è culla, non c'è levatrice: è notte; tutto è silenzio.
La notte di Natale è piena di fascino: giunge il momento di partorire e la Madre partorisce, avvolge in fasce il neonato, lo depone nel presepe. La musica angelica rompe il silenzio notturno, l'angelo annunzia ai pastori che è nato l'Atteso e dà i segni per identificarlo... Vanno rapidamente i pastori, e giunti alla grotta trovano Maria, Giuseppe e il bambino deposto nella mangiatoia. Senza dubbio offrirono qualcosa da mangiare o qualche umile dono, poi raccontarono ciò che avevano visto e udito quella notte... quelli che ascoltavano rimasero ammirati.
E, in tutto questo, che faceva, che diceva la Madre? « Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (Lc 2,19). Ineffabile dolcezza in mezzo a una felicità infinita, nel regno assoluto del silenzio.

Ci fu, quel giorno, gran commozione nel tempio di Gerusalemme. Un vecchio venerabile, mosso dallo Spirito Santo, prese tra le braccia il Bambino e proclamò che ormai poteva morire in pace perché i suoi occhi avevano contemplato l'Atteso, il cui destino sarebbe stato di distruggere e costruire, abbattere e innalzare. Richiamò la madre alla vigilanza, perché sarebbe stata coinvolta anch'ella nel clamore di quel destino di morte e risurrezione. Anna, una venerabile ottuagenaria, si sentì ringiovanire anche lei all'improvviso e cominciò a dire meraviglie di quel Bambino, lodando il Signore.

In mezzo a tanta commozione generale, che faceva, che diceva la Madre? La Madre di Gesù « si stupiva delle cose che si dicevano di lui » (Lc 2,33).
Sul Calvario, la Madre è una patetica figura silenziosa.
Il Calvario è avvolto di clamori funebri, di movimento, di voci, di presenze, di eventi tellurici: la croce, i chiodi, i soldati, i ladroni, il centurione, i sinedriti, lo scotimento della terra, lo squarciarsi del velo del tempio, l'oscurità improvvisa, le burle, le parole del Figlio: « Perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Questa sera stessa sarai con me ira paradiso. Padre, perché mi hai abbandonato? Ho sete. Donna, ecco tuo figlio. Nelle tue mani abbandono il mio spirito. Tutto è consumato... ».

In questa dolorosa sinfonia, che faceva la Madre? « Stavano presso la croce di Gesù sua madre... » (Gv 19,25). In mezzo a tanta desolazione, la Donna sta in piedi, in silenzio e solitudine, come una pietra muta. Né grida, né isterismi, né svenimenti, forse neppure lacrime.

Sul Calvario, il silenzio di Maria si trasformò in adorazione. Mai il silenzio ebbe un significato ricco e complesso come in quel momento: abbandono, disponibilità, fortezza, fedeltà, pienezza, grazia, fecondità, pace... Mai una creatura sperimentò momenti di tanta intensità esistenziale, come Maria sul Calvario.

Maria è apparsa nella storia di sorpresa e subito scompare, come chi non ha importanza. Per un breve e fulgido istante apparve la Stella e disse: Solo Dio conta. Poi scomparve.