venerdì 17 maggio 2019

INSIEME n° 347 - 19 maggio 2019 - anno 9° dall'entrata nella nuova Chiesa



L’ANNUNCIAZIONE

La scena dell'annunciazione (Lc 1,26-38) costituisce un racconto prezioso. L'intimità impregna, come rugiada, persone e movimenti. Come al principio del mondo lo spirito di Dio aleggiava sull'informe massa cosmica (cfr. Gv 1,2), così in questa scena la presenza di Dio palpita, quasi a farci presentire l'imminenza di un evento decisivo per la storia del mondo.

Si ha l'impressione che nella scena dell'annunciazione si respiri un attraente aroma di inti- mità, impossibile a imitarsi.

Per poter captare il « respiro » della scena, bisogna trattenere il respiro e prendere un atteggiamento contemplativo, sereno e attento. Il racconto perde il suo fascino se viene letto ad alta voce: « sembra una di quelle narrazioni che perdono il loro incanto, quando vengono recitate in pubblico ».

Si ha l'impressione netta che la scena sia presieduta dall'angelo: Maria sta in silenzio. Come di solito, la scorgiamo in secondo piano, in un angolo della scena: la giovane osserva, riflette e tace.

Non è un silenzio forzato o patetico, ma un naturale atteggiamento: L'angelo parla e svela i progetti divini. Maria, attenta e obbediente, fa soltanto una domanda e una dichiarazione. Alcune parole splendide rifulgono come spada fiammeggiante (cfr. Lc 1,28). Mai persona al mondo aveva udito « un tale saluto ». Che cosa fu? Una percezione? Una presenza interiore? Comunque sia, la voce del cielo proclamò la giovane fanciulla di Nazaret privilegiata, incantatrice, amata da Dio più di tutte le donne della terra.

Ecco la prima reazione: « a queste parole ella rimase turbata » (Lc 1,29).

Che significa tale turbamento? La Vergine fu emotivamente affranta? Si spaventò a motivo della visione o per qualcosa d'altro? Fu presa da agitazione nervosa per la situazione ambientale, per il modo solenne con cui veniva avvicinata?

Fu certamente qualcosa di molto più profondo. Quando una persona subisce un turbamento, la sua mente rimane offuscata, è nella incapacità di coordinare le idee. Invece Luca riferisce che Maria, pur con tutto il suo turbamento, « si domandava che senso avesse un tale saluto » (Lc 1,29).

Allora, in che consistette il turbamento di Maria? I vocaboli equivalenti a « turbamento » potrebbero essere perplessità, confusione. La situazione interiore di Maria era quella di una persona che arrossisce per il trattamento di cui si sente indegna, misurando la sproporzione tra il concetto che aveva di se stessa (cfr. Lc 1,48) e la maestà delle altissime espressioni con cui viene qualificata.

Una volta di più, da questa scena, emerge una creatura piena di umiltà, a giustificazione ultima della sua vera grandezza.

Le espressioni dell'angelo, che in apparenza sono imperative, si prestano a equivoci. Le viene detto « concepirai », « gli porrai nome », ecc. Tuttavia dal contesto è chiaro che non si tratta di imposizione, ma ,di proposta; cioè di un incarico che, per realizzarsi, ha bisogno delconsenso di Maria.

Maria, una volta dato il consenso, si sottopone a una silenziosa passività e, in disposizione di abbandono, si sottomette al compimento del mistero. Lo Spirito Santo invade, come rugiada feconda, la sua persona. In lei si opera il « Mistero totale »; il « frutto » germina in lei, cresce in lei, si distacca da lei; riceve il nome che era stato annunziato a lei. Tutto in silenzio.

In apparenza, tutto è passività. Nella realtà, è il poema della fedeltà. Maria è l'affermazione incondizionata e universale della volontà del Padre.

Anche questa passività si presta a equivoci. È la passività biblica, rivoluzionaria e trasformante.

L'« eccomi » di tutti gli uomini e di tutte le donne di Dio è il segreto ultimo di ogni grandezza spirituale e umana, di ogni fedeltà.

Quando « l'angelo partì da lei » (Lc 1,38), si fece un gran silenzio. Quali furono i sentimenti di Maria, in quel momento? Rimase abbagliata, forse abbattuta sotto il peso del mistero? In tutto lo scenario dell'apparizione: angelo, parole, incarichi... alla vetta dell'apoteosi, che provò Maria? Vertigine, spavento, sorpresa, gioia?

Se ripensiamo al comportamento normale di Maria e alla sua spiritualità di « serva del Signore », comprendiamo come solo una potesse essere la sua reazione dinanzi a tanto splendore: « Eccomi! ».