venerdì 17 maggio 2019

INSIEME n° 346 - 12 maggio 2019 - anno 9° dall'entrata nella nuova Chiesa



IL SILENZIO DI MARIA

Tutto ciò che è definitivo nasce e si consuma in seno al silenzio: la vita, la morte, l'aldilà, la grazia, il peccato. Ciò che palpita è sempre latente.

Silenzio è il nuovo nome di Dio. Egli penetra, crea, conserva e sostiene tutto, e nessuno se ne accorge. Se non avessimo la sua Parola e le evidenti quotidiane esperienze del suo amore, diremmo che Dio è enigma. Ma non è esattamente così: « Dio è silenzio », da sempre e per sempre. Opera silenziosamente nelle profondità delle anime.

Tutto proviene da lui: la grazia, la gloria, il merito e il premio. Noi non meritiamo nulla, riceviamo tutto. Egli ci ha amati per primo: nessun essere umano può chiedergli conto delle sue decisioni, nessuno può ergersi di fronte a lui, reclamando, esigendo o contestando.

Tutto è grazia. Nel suo « operare » non c'è logica umana. I suoi pensieri e criteri sono diversi dai nostri. La cosa più difficile è aver pazienza col nostro Dio ed è parimenti difficile, nella nostra ascensione verso di lui, accettare con pace tale gratuità essenziale, sopportare con pazienza i suoi indugi, accettare in silenzio le realtà volute o permesse da lui. Questo è Dio: gratuità. La sua grazia opera in silenzio, si inserisce tacitamente nella complessa indole della natura umana. Ciò che è definitivo porta il sigillo del silenzio. Quanti contemporanei percepirono almeno un bagliore della presenza sostanziale del Dio eterno, che abitava nell'oscuro Nazareno, di nome Gesù? Con quali occhi lo contemplarono Filippo, Natanaele e Andrea? Che pensarono veramente di lui Nicodemo e Caifa?

Quanti vennero a conoscenza del fatto che quell'umile donna di Nazaret, che trasportava acqua e legna, che non s'impicciava dei fatti del vicinato, ma che aiutava tutti in ogni necessità, quanti, ripeto, seppero che era « piena di grazia », privilegiata dal Signore, eccelsa tra tutte le donne della terra?

Che pensavano di lei i suoi parenti di Cana e i suoi familiari? Tutto il mistero di Maria fu sepolto tra le pieghe del silenzio, lungo il corso maggiore della sua vita. Molti dei suoi privilegi — Immacolata, Assunzione... — passarono sotto silenzio per secoli, persino nella Chiesa. Torniamo alla medesima conclusione: tutto ciò che è definitivo è silenzioso.

Ho scelto la parola « silenzio » per titolo perché mi è parso che esprima e riassuma in maniera esauriente la storia e la personalità di Maria.

« La vergine si chiamava Maria » (Lc 1,27): Maria di Nazaret. Il villaggio di Nazaret non è nominato neppure una volta nell'Antico Testamento, né nel Talmud.

Gli unici scritti a parlarci di Nazaret sono i vangeli. L'evangelista Giovanni raccolse — e gli sembrò interessante trasmetterla — un'ironia di Natanaele, tipica tra gente di paesi rivali di provincia: « Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono? » (Gv 1,46).

Maria di Nazaret; Nazaret è anonimato. Maria, anche per il luogo di origine, è silenzio e anonimato.

Di Maria non sappiamo quando e dove nacque, né chi furono i suoi genitori. Non sappiamo
quando e dove morì e neppure se morì. Tutto è silenzio intorno a Maria.

Un silenzio impressionante avvolge la vita di Maria. Nei vangeli; la Madre compare incidentalmente e scompare subito.

I primi due capitoli, in genere, parlano di lei. Ma anche in essi Maria appare come un candelabro; ciò che importa è la luce: il Bambino. Come abbiamo già spiegato, le notizie dell'infanzia furono riferite da Maria. Potremmo dire: in esse parla Maria. E la Madre parla di Giuseppe, di Zaccaria, di Simeone, dei pastori, degli angeli, dei re... Di se stessa parla appena appena: Maria non è narcisista.

Nel seguito dei vangeli la Madre appare e scompare come una stella errante, quasi avesse vergogna di presentarsi: nel Tempio, quando smarrisce il Bambino (Lc 2,41-50), a Cana (Gv 2,1-12), a Cafarnao (Mc 3,31-35), sul Calvario (Gv 19,25-28), nel Cenacolo, dove presiede il gruppo dei Dodici in preghiera (At 1,14). In queste ultime tre occasioni, Maria non articola neppure una parola.

In seguito, soltanto un'allusione indiretta. Paolo colloca Maria dietro uno strano anonimato:

« Dio mandò il suo Figlio, nato da donna » (Gal 4,4). Era sufficiente porre il nome di Maria accanto alla parola « donna » e sarebbe stato così bello! Ma no. Il destino della Madre è rimanere sempre lì dietro, nella penombra del silenzio.

Questa fu esattamente la funzione di Maria. Fu una donna povera e limpida — disinteressata e umile, che ci rese presente e trasparente il mistero totale di Dio e della salvezza. Per sé scelse il silenzio.

Navigò nel mare dell'anonimato, perduta nella notte del silenzio, sempre in procinto di sa- crificarsi e di sperare. Per questo la figura della Madre non è compiuta, non ha contorni ben delineati e appariscenti. È questo il destino di Maria. Meglio, Maria non ha destino, come non ha contorni umanamente ben definiti: è sempre adornata dallo splendore del Figlio, esprime sempre la relazione con lui. La Madre fu un « silenzio affascinante ». Maria fu la Madre perduta silenziosamente nel Figlio.