venerdì 15 febbraio 2019

INSIEME n° 334 - 17 febbraio 2019 - anno 8° dall'entrata nella nuova Chiesa

                                                CHIESA DALLE GENTI

Una Chiesa che «continua a dimorare nello stupore» e  che,  nello  scenario  delle  migrazioni  internazionali,  vive come «festa da celebrare» la «convocazione di tutti i popoli sul monte del Signore». 


Una Chiesa che, «dai tempi di Ambrogio ai nostri giorni», nella docilità allo Spirito, sa trovarsi «a proprio agio nella storia». 

Una Chiesa che, continuando «lo stile di Gesù», protesta contro il male, reagisce all’ingiustizia, si accosta «con solidale compassione al dolore innocente», lotta per «estirpare la povertà, la fame, le malattie», denunciando «i comportamenti irresponsabili che creano emarginazione, sfruttamento, inquinamento», e si offre come «popolo della pace». 

Una Chiesa che, «nel tempo del pellegrinaggio terreno», già si pone come «casa della fraternità universale e celebra la dignità di tutti i  figli  di  Dio».  Ebbene:  la  ricezione del Sinodo minore della diocesi di Milano Chiesa dalle genti,ora,si aprec ome
«processo che in nome della vocazione universale alla partecipazione alla vita di Dio propone la Chiesa come un segno che offra a tutti i popoli e a tutto il mondo la speranza e come un’anticipazione del compimento».


Ecco i «tratti irrinunciabili» secondo i quali, «oggi e domani», la Chiesa di Milano «vive e risplende», come li identifica l’arcivescovo Mario Delpini nella lettera T imostrerò la promessa sposa, sposadell’Agnello.

La lettera, richiamando la prospettiva teologica e contemplativa del cammino fatto dall’indizione del Sinodo (27 novembre 2017) ad oggi, accompagna le costituzioni sinodali Chiesa dalle genti, responsabilità e prospettive. Orientamenti e norme, promulgate venerdì 1 febbraio con decreto dell’arcivescovo letto al termine della Messa vigiliare della Festa della Presentazione del Signore, presieduta in Duomo dallo stesso Delpini per la Giornata della vita consacrata. Le nuove costituzioni saranno pubblicate sul fascicolo della Rivista diocesana milanese del febbraio 2019 e entreranno in vigore il 1° aprile successivo «sostituendo quanto attualmente stabilito dal capitolo XIV del Sinodo diocesano 47°, Pastorale degli Esteri», celebrato durante l’episcopato del cardinale Carlo Maria Martini.


«Chiediamo alle comunità cristiane della Chiesa ambrosiana di profittare di questo tempo per conoscere e approfondire i documenti approvati e affidiamo alla Consulta diocesana per la Chiesa dalle genti, di prossima costituzione, il compito di favorire la recezione del Sinodo minore presso l’intera Chiesa ambrosiana, suggerendo i passi più opportuni da compiere per dare attuazione ai nuovi indirizzi pastorali», scrive Delpini nel decreto di promulgazione.


Il cammino sinodale è stata un'esperienza ecclesiale di ascolto dello Spirito che ha voluto e saputo aprirsi anche all'ascolto delle voci della società, della cultura, della scuola, delle istituzioni. Ora ha molto da dire, condividere, restituire, offrire: non solo alla comunità ecclesiale ma anche alla società civile e alla politica. Come, ad esempio, l’apertura ad uno sguardo più profondo e realistico sulle migrazioni.


«Volutamente costruito come percorso ecclesiale, e di conseguenza tenuto al riparo da incroci con l’attualità sociale e politica che sul tema delle migrazioni si trova sovraesposta, il Sinodo ha inteso comunque sin dall’inizio avere valore culturale. Ovvero – spiega il documento Le ragioni di un Sinodo – dentro un’arena pubblica che ha fatto del tema dei migranti il capro espiatorio e la cortina fumogena in grado di mascherare le debolezze e la non sostenibilità dei nostri attuali stili di vita, esibire la possibilità di un’alternativa: si può vivere il cambiamento innescato dall’accelerazione delle migrazioni come l’occasione per declinare in termini nuovi la nostra identità tradizionale. 

Non più l’assioma “noi con la nostra identità” contro “una immigrazione che ci contamina e cancella il nostro futuro”, quanto piuttosto “con noi” “ogni persona che abita questa terra” – da maggiore o minore tempo – per osare sintesi nuove, accettando di lasciarsi coinvolgere dentro il mutamento in atto. Di fronte al cambiamento non chiediamo soltanto agli altri di cambiare, ma accettiamo di metterci in gioco in prima persona. In questo modo diamo la possibilità alla nostra fede cristiana, alla nostra identità ambrosiana, di sprigionare le sue energie migliori nella costruzione di sintesi nuove».

Il Sinodo chiama la comunità cristiana a un impegno caritativo e solidale – al quale vanno associati anche gli immigrati – capace di farsi educazione e cultura, e ad un «nuovo forte investimento della politica», anche riavviando scuole e percorsi di formazione. Le costitizioni sinodali parlano di «sfida politica». E chiedono di formare «una coscienza politica orientata al bene comune e al riconoscimento dell’appartenenza di tutti all’unica famiglia umana». 


La Chiesa dalle genti «non può non ascoltare la voce dei tanti che domandano accoglienza, riconoscimento, solidarietà, giustizia, partecipazione, per poter costruire assieme un futuro di felicità e pace». Zone pastorali e decanati in particolare sono invitati a coltivare un «proficuo dialogo» con gli enti locali, secondo «la logica del buon vicinato», facendo rete con quanti sono «chiamati per primi a gestire la sfida dell’accoglienza e della solidarietà».  

«Un  dialogo  –  si  sottolinea  nelle  costituzioni  sinodali   –  che  non  dimentica       il discernimento e lo spirito profetico; potrà quindi diventare critico qualora si renda necessario dar voce al bisogno di giustizia sociale espresso dai poveri o l’azione delle Amministrazioni locali si rivelasse contraria ai principi di accoglienza e solidarietà su cui si fonda  la Chiesa dallegenti».