DOCUMENTO SULLA FRATELLANZA UMANA PER LA PACE MONDIALE E LA CONVIVENZA COMUNE
In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei
diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere
come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa
i valori del bene, della carità e della pace.
In nome dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere,
affermando che chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso
tutta l’umanità e chiunque ne salva una è come se avesse salvato
l’umanità intera.
In nome dei poveri, dei miseri, dei bisognosi e degli emarginati che
Dio ha comandato di soccorrere come un dovere richiesto a tutti gli
uomini e in particolar modo a ogni uomo facoltoso e benestante.
In nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati
dalle loro dimore e dai loro paesi; di tutte le vittime delle guerre,
delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono
nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi
parte del mondo, senza distinzione alcuna.
In nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune
convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle
guerre.
In nome della “fratellanza umana” che abbraccia tutti gli uomini,
li unisce e li rende uguali. In nome di questa fratellanza lacerata
dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno
smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni
e i destini degli uomini.
In nome della libertà, che Dio ha donato a tutti gli esseri umani,
creandoli liberi e distinguendoli con essa.
In nome della giustizia e
della misericordia, fondamenti della prosperità e cardini della
fede.
In nome di tutte le persone di buona volontà, presenti in ogni
angolo della terra.
In nome di Dio e di tutto questo, Al-Azhar al-Sharif – con i
musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa
Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –,
dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la
collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come
metodo e criterio.
Noi – credenti in Dio, nell’incontro finale con Lui e nel Suo
Giudizio –, partendo dalla nostra responsabilità religiosa e
morale, e attraverso questo Documento, chiediamo a noi stessi e ai
Leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e
dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la
cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di
intervenire, quanto prima possibile, per fermare lo spargimento di
sangue innocente, e di porre fine alle guerre, ai conflitti, al
degrado ambientale e al declino culturale e morale che il mondo
attualmente vive.
Ci rivolgiamo agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di
religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di
cultura in ogni parte del mondo, affinché riscoprano i valori della
pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza
umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di
tali valori come àncora di salvezza per tutti e cercare di
diffonderliovunque.
Questa Dichiarazione, partendo da una riflessione profonda sulla
nostra realtà contemporanea, apprezzando i suoi successi e vivendo i
suoi dolori, le sue sciagure e calamità, crede fermamente che tra le
più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una
coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori
religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle
filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori
mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti.
Noi, pur riconoscendo i passi positivi che la nostra civiltà moderna
ha compiuto nei campi della scienza, della tecnologia, della
medicina, dell’industria e del benessere, in particolare nei Paesi
sviluppati, sottolineiamo che, insieme a tali progressi storici,
grandi e apprezzati, si verifica un deterioramento dell’etica, che
condiziona l’agire internazionale, e un indebolimento dei valori
spirituali e del senso di responsabilità.
La storia afferma che l’estremismo religioso e nazionale e l’intolleranza hanno prodotto nel mondo, sia in Occidente sia in Oriente, ciò che potrebbe essere chiamato i segnali di una “terza guerra mondiale a pezzi”, segnali che, in varie parti del mondo e in diverse condizioni tragiche, hanno iniziato a mostrare il loro volto crudele; situazioni di cui non si conosce con precisione quante vittime, vedove e orfani abbiano prodotto. Inoltre, ci sono altre zone che si preparano a diventare teatro di nuovi conflitti, dove nascono focolai di tensione e si accumulano armi e munizioni, in una situazione mondiale dominata dall’incertezza, dalla delusione e dalla paura del futuro e controllata dagli interessi economici miopi.
Affermiamo altresì che le forti crisi politiche, l’ingiustizia e la mancanza di una distribuzione equa delle risorse naturali – delle quali beneficia solo una minoranza di ricchi, a discapito della maggioranza dei popoli della terra – hanno generato, e continuano a farlo, enormi quantità di malati, di bisognosi e di morti, provocando crisi letali di cui sono vittime diversi paesi, nonostante le ricchezze naturali e le risorse delle giovani generazioni che li caratterizzano. Nei confronti di tali crisi che portano a morire di fame milioni di bambini, già ridotti a scheletri umani – a motivo della povertà e della fame –, regna un silenzio internazionale inaccettabile.
È evidente a questo proposito quanto sia essenziale la famiglia, quale nucleo fondamentale della società e dell’umanità, per dare alla luce dei figli, allevarli, educarli, fornire loro una solida morale e la protezione familiare. Attaccare l’istituzione familiare, disprezzandola o dubitando dell’importanza del suo ruolo, rappresenta uno dei mali più pericolosi della nostra epoca.
Attestiamo anche l’importanza del risveglio del senso religioso e della necessità di rianimarlo nei cuori delle nuove generazioni, tramite l’educazione sana e l’adesione ai valori morali e ai giusti insegnamenti religiosi, per fronteggiare le tendenze individualistiche, egoistiche, conflittuali, il radicalismo e l’estremismo cieco in tutte le sue forme e manifestazioni.
Il primo e più importante obiettivo delle religioni è quello di credere in Dio, di onorarLo e di chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende da un Dio che lo governa, è il Creatore che ci ha plasmati con la Sua Sapienza divina e ci ha concesso il dono della vita per custodirlo. Un dono che nessuno ha il diritto di togliere, minacciare o manipolare a suo piacimento, anzi, tutti devono preservare tale dono della vita dal suo inizio fino alla sua morte naturale. Perciò condanniamo tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi, gli atti terroristici, gli spostamenti forzati, il traffico di organi umani, l’aborto e l’eutanasia e le politiche che sostengono tutto questo.
Altresì dichiariamo – fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato – in alcune fasi della storia – dell’influenza del sentimento religioso sui cuori degli uomini per portali a compiere ciò che non ha nulla a che vedere con la verità della religione, per realizzare fini politici e economici mondani e miopi. Per questo noi chiediamo a tutti di cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e di smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione. Lo chiediamo per la nostra fede comune in Dio, che non ha creato gli uomini per essere uccisi o per scontrarsi tra di loro e neppure per essere torturati o umiliati nella loro vita e nella loro esistenza. Infatti Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare la gente. Questo Documento, in accordo con i precedenti Documenti Internazionali che hanno sottolineato l’importanza del ruolo delle religioni nella costruzione della pace mondiale, attesta quanto segue:
La forte convinzione che i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune; a ristabilire la saggezza, la giustizia e la carità e a risvegliare il senso della religiosità tra i giovani, per difendere le nuove generazioni dal dominio del pensiero materialistico, dal pericolo delle politiche dell’avidità del guadagno smodato e dell’indifferenza, basate sulla legge della forza e non sulla forza della legge.
La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano.
La giustizia basata sulla misericordia è la via da percorrere per raggiungere una vita dignitosa alla quale ha diritto ogni essere umano.
Il dialogo, la comprensione, la diffusione della cultura della
tolleranza, dell’accettazione dell’altro e della convivenza tra
gli esseri umani contribuirebbero notevolmente a ridurre molti
problemi economici, sociali, politici e ambientali che assediano
grande parte del genere umano.
Il dialogo tra i credenti significa incontrarsi nell’enorme spazio
dei valori spirituali, umani e sociali comuni, e investire ciò
nella diffusione delle più alte virtù morali, sollecitate dalle
religioni; significa anche evi- tare le inutili discussioni.
La protezione dei luoghi di culto – templi, chiese e moschee – è
un dovere garantito dalle religioni, dai valori umani, dalle leggi
e dalle convenzioni internazionali. Ogni tentativo di attaccare i
luoghi di culto o di minacciarli attraverso attentati o esplosioni o
demolizioni è una deviazione dagli insegnamenti delle religioni,
nonché una chiara violazione del diritto internazionale.
Il terrorismo esecrabile che minaccia la sicurezza delle persone, sia
in Oriente che in Occidente, sia a Nord che a Sud, spargendo panico,
terrore e pessimismo non è dovuto alla religione – anche se i
terroristi la strumentalizzano – ma è dovuto alle accumulate
interpretazioni errate dei testi religiosi, alle politiche di fame,
di povertà, di ingiustizia, di oppressione, di arroganza; per questo
è necessario interrompere il sostegno ai movimenti terroristici
attraverso il rifornimento di denaro, di armi, di piani o
giustificazioni e anche la copertura mediatica, e considerare tutto
ciò come crimini internazionali che minacciano la sicurezza e la
pace mondiale.
Occorre condannare un tale terrorismo in tutte le sue
forme e manifestazioni.
Il concetto di cittadinanza si basa sull’eguaglianza dei diritti e
dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia.
Per
questo è necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società
il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso
discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del
sentirsi isolati e dell’inferiorità; esso prepara il terreno alle
ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti
religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli.
Il rapporto tra Occidente e Oriente è un’indiscutibile reciproca
necessità, che non può essere sostituita e nemmeno trascurata,
affinché entrambi possano arricchirsi a vicenda della civiltà
dell’altro, attraverso lo scambio e il dialogo delle culture.
L’Occidente potrebbe trovare nella civiltà dell’Oriente rimedi
per alcune sue malattie spirituali e religiose causate dal dominio
del materialismo. E l’Oriente potrebbe trovare nella civiltà
dell’Occidente tanti elementi che possono aiutarlo a salvarsi dalla
debolezza, dalla divisione, dal conflitto e dal declino scientifico,
tecnico e culturale.
È importante prestare attenzione alle
differenze religiose, culturali e storiche che sono una componente
essenziale nella formazione della personalità, della cu tura e
della civiltà orientale; ed è importante consolidare i diritti
umani generali e comuni, per contribuire a garantire una vita
dignitosa per tutti gli uomini in Oriente e in Occidente, evitando
l’uso della politica della doppia misura.
È un’indispensabile necessità riconoscere il diritto della donna
all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti
politici. Inoltre, si deve lavorare per liberarla dalle pressioni
storiche e sociali contrarie ai principi della propria fede e della
propria dignità. È necessario anche proteggerla dallo sfruttamento
sessuale e dal trattarla come merce o mezzo di piacere o di guadagno
economico. Per questo si devono interrompere tutte le pratiche
disumane e i costumi volgari che umiliano la dignità della donna e
lavorare per modificare le leggi che impediscono alle donne di godere
pienamente dei propri diritti.
La tutela dei diritti fondamentali dei bambini a crescere in un
ambiente familiare, all’alimentazione, all’educazione e
all’assistenza è un dovere della famiglia e della società. Tali
diritti devono essere garantiti e tutelati, affinché non manchino e
non vengano negati a nessun bambino in nessuna parte del mondo. Occorre condannare qualsiasi pratica che violi la dignità dei bambini
o i loro diritti. È altresì importante vigilare contro i pericoli
a cui essi sono esposti – specialmente nell’ambiente digitale –
e considerare come crimine il traffico della loro innocenza e
qualsiasi violazione della loro infanzia.
La protezione dei diritti degli anziani, dei deboli, dei disabili e
degli oppressi è un’esigenza religiosa e sociale che dev’essere
garantita e protetta attraverso rigorose legislazioni e
l’applicazione delle convenzioni internazionali a riguardo.
A tal fine, la Chiesa Cattolica e al-Azhar, attraverso la comune
cooperazione, annunciano e promettono di portare questo Documento
alle Autorità, ai Leader influenti, agli uomini di religione di
tutto il mondo, alle organizzazioni regionali e internazionali
competenti, alle organizzazioni della società civile, alle
istituzioni religiose e ai leader del pensiero; e di impegnarsi nel
diffondere i principi di questa Dichiarazione a tutti i livelli
regionali e internazionali, sollecitando a tradurli in politiche,
decisioni, testi legislativi, programmi di studio e materiali di
comunicazione.
Al-Azhar e la Chiesa Cattolica domandano che questo Documento divenga
oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle
università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine
di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la
pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi.
In
conclusione auspichiamo che:
- questa Dichiarazione sia un invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti,anzi tra i credenti e i non credenti, e tra tutte le persone di buona volontà;
- sia un appello a ogni coscienza viva che ripudia la violenza aberrante e l’estremismo cieco; appello a chi ama i valori di tolleranza e di fratellanza, promossi e incoraggiati dalle religioni;
- sia una testimonianza della grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi ed eleva l’animo umano;
- sia un simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud e tra tutti coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di noi e per vivere come fratelli che siamo.
- Questo è ciò che speriamo e cerchiamo di realizzare, al fine di raggiungere una pace universale di cui godano tutti gli uomini in questa vita.
Abu Dhabi, 4 febbraio 2019
SuaSantità
PapaFrancesco
Grande Imam
diAl-zhar
AhmadAl-Tayyeb