EPIFANIA
Quel Bambino, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, è venuto non
soltanto per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di
Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata oggi dai
Magi, provenienti dall’Oriente. Ed è proprio sui Magi e sul loro
cammino alla ricerca del Messia che la Chiesa ci invita oggi a
meditare e pregare. Questi Magi venuti dall’Oriente sono i primi di
quella grande processione di cui parla il profeta Isaia: una
processione che da allora non si interrompe più, e che attraverso
tutte le epoche riconosce il messaggio della stella e trova il
Bambino che ci indica la tenerezza di Dio. Ci sono sempre nuove
persone che vengono illuminate dalla luce della stella, che trovano
la strada e giungono fino a Lui.
I Magi, secondo la tradizione, erano uomini sapienti: studiosi degli
astri, scrutatori del cielo, in un contesto culturale e di credenze
che attribuiva alle stelle significati e influssi sulle vicende
umane. I Magi rappresentano gli uomini e le donne in ricerca di Dio
nelle religioni e nelle filosofie del mondo intero: una ricerca che
non ha mai fine. Uomini e donne in ricerca. I Magi ci indicano la
strada sulla quale camminare nella nostra vita. Essi cercavano la
vera Luce: Seguendo una luce essi ricercano la luce. Andavano alla
ricerca di Dio. Visto il segno della stella, lo hanno interpretato e
si sono messi in cammino, hanno fatto un lungo viaggio. È lo Spirito
Santo che li ha chiamati e li ha spinti a mettersi in cammino; e in questo cammino avverrà anche il loro personale incontro con il vero Dio.
Nel loro cammino i Magi incontrano tante difficoltà. Quando arrivano a Gerusalemme loro vanno al palazzo del re, perché considerano ovvio che il nuovo re sarebbe nato nel palazzo reale. Là perdono la vista della stella. Quante volte si perde la vista della stella! E incontrano una tentazione: è
l’inganno di Erode. Il re Erode si mostra interessato al bambino,
ma non per adorarlo, bensì per eliminarlo. Erode è l’uomo di
potere, che nell’altro riesce a vedere soltanto il rivale. E in
fondo egli considera anche Dio come un rivale, anzi come il rivale
più pericoloso. Nel palazzo i Magi attraversano un momento di
oscurità, di desolazione, che riescono a superare grazie ai
suggerimenti dello Spirito Santo, che parla mediante le profezie
della Sacra Scrittura. Queste indicano che il Messia nascerà a
Betlemme, la città diDavide.
A quel punto riprendono il cammino e rivedono la stella:
l’evangelista annota che provarono «una gioia grandissima»,
una vera consolazione. Giunti a Betlemme, trovarono «il
bambino con Maria sua madre». Dopo quella di Gerusalemme,
questa per loro fu la seconda, grande tentazione: rifiutare questa
piccolezza. E invece: «si prostrarono e lo adorarono», offrendogli
i loro doni preziosi e simbolici. È sempre la grazia dello Spirito
Santo che li aiuta: quella grazia che, mediante la stella, li aveva
chiamati e guidati lungo il cammino, ora li fa entrare nel mistero.
Quella stella che ha accompagnato il camino li fa entrare nel
mistero. Guidati dallo Spirito, arrivano a riconoscere che i criteri
di Dio sono molto diversi da quelli degli uomini, che Dio non si
manifesta nella potenza di questo mondo, ma si rivolge a noi
nell’umiltà del suo amore. L’amore di Dio è grande, sì.
L’amore di Dio è potente, sì. Ma l’amore di Dio è umile, tanto
umile. I Magi sono così modelli di conversione alla vera fede perché
hanno creduto più nella bontà di Dio che non nell’apparente
splendore delpotere.
E allora ci possiamo chiedere: qual è il mistero in cui Dio si
nasconde? Dove posso incontrarlo? Vediamo attorno a noi guerre,
sfruttamento di bambini, torture, traffici di armi, tratta di
persone… In tutte queste realtà, in tutti questi fratelli e
sorelle più piccoli che soffrono per tali situazioni, c’è Gesù.
Il presepe ci prospetta una strada diversa da quella vagheggiata
dalla mentalità mondana: è la strada dell’abbassamento di Dio,
quell’umiltà dell’amore di Dio si abbassa, si annienta, la sua
gloria nascosta nella mangiatoia di Betlemme, nella croce sul
calvario, nel fratello e nella sorella che soffre.
I Magi sono entrati nel mistero. Sono passati dai calcoli umani al
mistero: e questa è stata la loro conversione. E la nostra?
Chiediamo al Signore che ci conceda di vivere lo stesso cammino di
conversione vissuto dai Magi. Che ci difenda e ci liberi dalle
tentazioni che nascondono la stella. Che abbiamo sempre
l’inquietudine di domandarci: dov’è la stella? Quando, in mezzo
agli inganni mondani, l’abbiamo persa di vista. Che impariamo a
conoscere in modo sempre nuovo il mistero di Dio, che non ci
scandalizziamo del “segno”, dell’indicazione, quel segno
detto dagli Angeli: «un bambino avvolto in fasce, adagiato in una
mangiatoia» e che abbiamo l’umiltà di chiedere alla Madre, alla
nostra Madre, che ce lo mostri. Che troviamo il coraggio di liberarci
dalle nostre illusioni, dalle nostre presunzioni, dalle nostre
“luci”, e che cerchiamo questo coraggio nell’umiltà della fede
e possiamo incontrare la Luce, come hanno fatto i santi Magi.
Che
possiamo entrare nel mistero.