domenica 30 settembre 2018

INSIEME n° 315 - 30 settembre 2018 - anno 8° dall'entrata nella nuova Chiesa

Per una “spiritualità del pellegrinaggio”


“L’immagine del cammino comporta quella della fatica, del tempo da trascorrere nel deserto, delle insidie e degli ostacoli da superare.

Eppure il cammino, secondo l’esperienza dei pellegrini, non consuma le forze, non spegne il desiderio, non induce allo sconforto, non fa spazio alla tentazione di “tornare indietro” o di abbandonare la carovana, finché resta viva la promessa di Dio e l’attrattiva della città santa. Il popolo in cammino condivide l’esperienza: «Cresce lungo il cammino il suo vigore» (Sal 84,8).

Propongo che l’anno pastorale 2018/2019 sia vissuto come occasione propizia perché le comunità e ciascuno dei credenti della nostra Chiesa trovino modo di dedicarsi agli “esercizi spirituali” del pellegrinaggio. Gli esercizi che raccomando sono l’ascolto della Parola di Dio, la partecipazione alla celebrazione eucaristica, la preghiera personale e comunitaria. Si direbbe “le pratiche di sempre” o anche peggio: “le solite cose”. Ma noi non abbiamo altro. Noi credenti,discepoli del Signore, non abbiamo altre risorse, non abbiamo iniziative fantasiose, proposte che stupiscono per originalità o clamore, non andiamo in cerca di esperienze esotiche. Non abbiamo altro che il mistero di Cristo e le vie che Cristo ha indicato per accedere alla sua Pasqua e così essere «ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3,19). Non abbiamo altro, ma quello che abbiamo basta per la nostra salvezza e la nostra speranza, basta per il nostro pellegrinaggio e per entrare nella vita eterna.”


Mons. Mario Delpini


Il tema che affronteremo quest’anno è il tema del cammino. I motivi di questa scelta sono facilmente intuibili. il tema del camminare è spesso richiamato dalla tradizione biblica come cifra esemplificativo dell’esperienza della fede. Perché proprio il camminare? Perché con la sua fisicità richiama la dimensione storica che è propria della fede contro le innumerevoli e pericolose derive indotte da un certo spiritualismo incontrollato. La fede si dà nella storia, abita il tempo, si muove nello spazio … La puoi vedere, toccare: i suoi passi lasciano tracce ben visibili sul selciato delle nostre strade. Con il suo dinamismo proprio, il camminare ci ricorda che la fede è in continuo movimento, non è esperienza statica, cresce e matura nel tempo, è proiettata in avanti pur senza perdere la memoria del percorso fatto, sa adattarsi alle circostanze quando gli scenari cambiano, resiste allo scoraggiamento quando il percorso si fa duro e insidioso, sa riconoscere la grazia di esperienze nuove nonostante la fatica di doversi continuamente reinventare.

Il secondo motivo è strettamente legato alle indicazioni contenute nella Lettera pastorale, dal titolo “Cresce lungo il cammino il suo vigore”, che l’Arcivescovo Delpini ha consegnato alla Chiesa di Milano come traccia per un cammino condiviso e che vi invito senza dubbio a leggere. Nella Lettera l’Arcivescovo si sofferma ampiamente sulla dimensione del cammino invitando a riconoscere in essa una dimensione permanente della Chiesa che vive nella storia. Le parole dell’arcivescovo: “Siamo un popolo in cammino. Non ci siamo assestati tra le mura della città che gli ingenui ritengono rassicurante,nella dimora che solo la miopia può ritenere definitiva:

«Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (Eb 13,14). La solida roccia che sostiene la casa e consente di sfidare le tempeste della storia non è una condizione statica che trattiene, ma una relazione fedele che accompagna, incoraggia e sostiene nel cammino fino ai cieli nuovi e alla terra nuova.”