CRESCE LUNGO IL CAMMINO IL SUO VIGORE
La cura della Parola a Messa e nella preghiera
Delpini invita a una cura particolare alla
Messa domenicale, in particolare nell’annuncio della Parola, a
una spiritualità alimentata dalla preghiera: «Non si può essere
ingenui o affidarsi all’emotività nell’accostarsi a quel libro
straordinario che è la Sacra Scrittura. È quindi necessario che
l’insegnamento catechistico, la predicazione ordinaria, il
riferimento alla Scrittura negli incontri di preghiera, nei percorsi
di ini- ziazione cristiana, nei gruppi di ascolto, negli appuntamenti
della Scuola della Paro- la siano guidati con un metodo e condotti
con sapienza. Ma la guida del metodo deve essere adeguata agli
interlocutori e soprattutto deve aiutare a riconoscere nella Sacra
Scrittura quell’offerta di luce, di forza, di gioia, che viene
dalla potenza della Parola di Dio».
Dalla Missione di Milano alla nuova evangelizzazione
Dalla preghiera alla testimonianza per la nuova
evangelizzazione. Anche su questo Delpini non manca di riprendere la
lezione montiniana: «Siamo chiamati a condividere lo spirito con
cui ha promosso e vissuto la Missione di Milano del 1957 e le
motivazioni che lo hanno convinto a visitare i continenti e a
orientare il Concilio Vaticano II al confronto, al dialogo, alla
simpatia per il mondo, per una responsabilità di evangelizzazione.
Come ci consiglia papa Francesco, rileggere l’esortazione apostolicaEvangelii nuntiandisarà
un modo per vivere la canonizzazione non solo co- me una
celebrazione, ma come occasione per rendere ancora fecondo il
magistero di Paolo VI».
Una nota critica non manca verso chi frequenta
la comunità, ma rimane impermeabile su questioni decisive: «Anche
frequentatori assidui degli ambienti parrocchiali sono spesso
insensibili alle proposte di partecipazione costruttiva all’impresa
comu- ne di rendere più abitabile il mondo e più solidali le
relazioni. Il buon vicinato è la pratica possibile a tutti, ma per i
discepoli del Signore è una forma di obbedienza al comandamento del
Signore e di condivisione di una speranza più alta».
Custodire e rilanciare l’umanesimo cristiano
La presenza dei cristiani nella società va
rilanciata, anche perché – sottolinea l’Arcivescovo –
«sentiamo la responsabilità di custodire la preziosa eredità dei
nostri padri, quell’umanesimo cristiano in cui si integrano la
fede, il senso pratico e la speranza, la cura per la famiglia e per la sua
serenità, la gioia per ogni vita che nasce, la responsabilità
dell’amore, la serietà della parola data, la fierezza per il bene
che si compie e insieme un senso del relativo che aborrisce ogni
esibizionismo, una inclinazione spontanea alla solidarietà e una
prontezza nel soccorrere, la serietà professionale e
l’intraprendenza operosa, l’attitudine a lavorare molto e la
capacità di fare festa, una radicata fiducia verso il futuro e una
vigile capacità di risparmio e programmazione. Avvertiamo tuttavia
che l’evoluzione contemporanea sembra condannare all’irrilevanza
quell’armonia di valori che forse descriviamo in modo un po’
idealizzato, ma che hanno offerto l’ispirazione a molte iniziative,
istituzioni, forme di presenza nella vita sociale epolitica».
La dottrina sociale è una benedizione
In ogni caso l’impegno sociale e politico dei
cristiani guarda avanti, con uno stile di dialogo e confronto, non
urlato: «L’annuncio e la pratica dell’umanesimo cristiano non si
traducono in un richiamo a leggi e adempimenti, non si intristiscono
nella nostalgia di un’altra cultura e di un’altra società,
come se rimpiangessimo un’egemonia, non si intimidiscono di
fronte a stili di vita e a slogan troppo gridati e troppo superficiali». Infatti, «la proposta cristiana si offre come una
benedizione, come l’indicazione di una possibilità di vita buona
che ci convince e che si comunica come invito, che si confronta e
contribuisce a definire nel concreto percorsi praticabili, per-
suasivi con l’intenzione di dare volto a una città dove sia
desiderabile vivere. La dottrina sociale della Chiesa, il magistero
della Chiesa sulla vita e sulla morte, sull’amore e il matrimonio,
non sono una sistematica alternativa ai desideri degli uomini e delle
donne, ma sono una benedizione».
Cristiani non timidi, ma profeti in dialogo
In un contesto affollato di populismi e
nazionalismi, Delpini richiama a una testimonianza coraggiosa dei
cristiani, che «si esprimano e siano capaci di tessere alleanze
per proporre, difendere, tradurre in pratiche persuasive quei tratti
dell’umanesimo cristiano che contribuiscono alla qualità alta
della vita delle comunità, delle famiglie, di ogni uomo e di ogni
donna. La presenza di molti cristiani in ogni ambiente di vita non
può essere mascherata per timidezza, per un complesso di
inferiorità, per la rassegnazione a una separazione inguaribile tra
i valori cristiani e la logica intrinseca e indiscutibile della
realtà mondana».
I cristiani «sono profeti, hanno proposte,
hanno soluzioni, hanno qualche cosa da dire nel dialogo con tutti gli
uomini e le donne di buona volontà».
La Commissione per la promozione del bene comune
Per alimentare questa testimonianza
l’Arcivescovo annuncia la creazione diuna
«Commissione per la promozione del bene
comune», come «stimolo ed esempio, strumento per attivare questo
stile cristiano di presenza dentro una società e una politica in
piena trasformazione».
La visita pastorale
Infine Delpini annuncia dall’Avvento 2018 la
visita pastorale nelle parrocchie e Co- munità pastorali della
Diocesi.