lunedì 2 aprile 2018

INSIEME n° 298 - 1 aprile 2018 - anno 8° dall'entrata nella nuova Chiesa







BATTEZZATO NELLA TUA MORTE, 
PERDONATO NEL TUO SANGUE, 
CONFERMATO NELLA TUA PASQUA

La giornata del sangue non dura oltre l'ora nona. «E nell'ora nona, Gesù, chinato il capo, rese lo spirito. E poiché era il giorno della preparazione, i corpi non dovevano rimanere sulla croce di sabato — quel sabato era gran festa — e i giudei chiesero a Pilato che fossero portati via. I soldati andarono, e ruppero le gambe al primo, poi all'altro, che era stato crocifisso con lui. Arrivati a Gesù, vedendo che era già morto, non gli ruppero le gambe, ma uno dei soldati gli forò il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua».

La fretta di cancellare il sangue non è soltanto rimorso, o rito: essa risponde a una nota della divina carità, che non ama far pesare sui redenti il costo della salvezza.

È vero che «senza spargimento di sangue non c'è remissione», ma la salvezza è qualche cosa di più, e prima di tutto e sopra tutto speranza.

Ora, la croce è proprio l'«unica speranza». Fin da ieri abbiamo incominciato a guardarla così. Il sangue del Figlio di Dio vi è tuttora e vi sarà sempre rappreso; ma essa già splende, come domani splenderanno le piaghe adorabili e gloriose del Risorto.

Al pari della verga di Mosè, la croce spacca la pietra del male, aprendo la vena dell'acqua che disseta e lava l'umanità. Da strumento di morte diviene «albero di gioia, il più nobile fra gli alberi, di cui nessuna selva produce l'uguale».

L'amore di Cristo non pesa, e, all'ora nona, quest'acqua che incomincia a uscire dal suo fianco forato è un invito alla gioia. Noi, purtroppo, conosciamo le gioie che divengono presto tristezze, acque che si tramutano in sangue. È la penosa storia dei nostri piccoli amori, che asciugano e bruciano. «Il mio cuore si è seccato da quando mi staccai dalle fonti dell'acqua viva, per costruire cisterne che non tengono acqua...».

Il Signore, invece, conosce la croce che si fa speranza, il sangue che si fa fonte viva che disseta e rigenera. «Chi ha sete venga alle acque, e chi non ha niente attinga e beva con gioia».

I gaudi pasquali non possono avere invito più delicato e simbolo più affettuoso dell'acqua che scende dal cuore di Gesù, dopo che egli ci ha dato tutto il suo sangue.

Mi pare che non debba essere troppo costoso seguire l'invito di un'acqua, che «fuga i delitti, lava le colpe, ridona l'innocenza ai colpevoli, la letizia ai mesti, fuga gli odi, ritorna la concordia e piega i potenti».

Almeno per chi ha sete come me...

Guardo fuori. Dopo tanto esacerbante sereno vedo sul cielo le prime nubi, ascolto cadere le prime gocce. «Vedo l'acqua».

La gioia della terra, delle piante, dei fiori, delle erbe è un'onda di gioia pasquale.

Anch'io ho sete: come il campo, come le piante, come le erbe.

«Signore, dammi di quest'acqua, che io non abbia più sete!».

Torneremo ad accendere anche il fuoco, questa notte, sul sagrato della nostra chiesa. La liturgia torna finalmente popolo.

La notte di Pasqua torna a diventare la «santa notte», come quella di Natale, e con un titolo anche più incontrastato, se si pensa che a Natale è soltanto il preludio, mentre a Pasqua la promessa si fa certezza.

Eppure, se vogliamo essere sinceri fino in fondo, proprio questa certezza più certa, che si spiega in questa santa notte di Pasqua, «che conosce il tempo e l'ora della risurrezione», invece di darci cuore, ci spaventa, e l'alleluja che ne vien fuori è più faticoso che traboc- cante.

Non c'è bisogno di essere dalla parte dei nemici del Signore, i quali avevano un grande terrore che Cristo risorgesse dai morti: per noi, basta che egli sia il Risorto, per sconcertarci.

Se egli è il Risorto, è vera la sua parola, giusta la sua strada; se egli è il Risorto, io non ho ragione, nessuno ha ragione contro di lui. La notte di Natale posso rifugiarmi nel sentimento. Il Natale, nonostante la desolata povertà che lo circonda, è accomodante. Una culla, un vagito sono sempre la poesia; ma una tomba sigillata e custodita che all'improvviso si spalanca e ne vien fuori la vita, non lascia scampo.

Ai piedi della croce, la pietà può ancora illudersi; ma qui si accetta o si nega, ci s'inginocchia o si va lontano. Se rifiuto, non ho più pace; se accetto, incomincia un dialogo estremo tra me e il Risorto.

Incomincio a capire perché, dopo la Pasqua, il Signore, pur rimanendo tra i suoi, non abbia più predicato: gli bastava mostrarsi, stabilire la certezza.

«Egli è veramente risorto... Questa è la nostra fede, la sola che può vincere il mondo!». Così dicevano i primi cristiani, ma è una fede tremenda.

Come mai mi sono messo in fila davanti a un confessionale per chiedere perdono?

Se egli è il Risorto, io non ho ragione, ha ragione lui; e a me non resta che questa uscita di misericordia attraverso le sue piaghe gloriose.

Se egli è il Risorto, il pane che egli torna a offrirmi, come nell'ultima sua cena mortale, è il pegno della vita.

Chiudo gli occhi sulle mie resistenze, e m'inginocchio: «Signore, io non son degno che tu entri nel mio cuore, ma dì una sola parola e l'anima mia sarà risanata».

Questa è la notte decisiva per ognuno; l'indifferenza non ha senso: o così, in ginocchio, o contro, decisamente contro, disperatamente contro.

Questa notte finisce il compromesso: o ti adoro o ti calpesto; o mi metto a uccidere per mettere a posto le troppe cose che quaggiù non vanno come dovrebbero andare, o mi la scio uccidere; o lupo, o agnello.

Il dramma dell'uomo ha il suo fulgore in questa notte.

La Pasqua spartisce l'umanità: ci vaglia, ci butta alla deriva, o verso il porto.

Se Cristo è il Risorto, il suo Vangelo tiene, con neanche uno jota fuori; se non è il Risorto, tutto cade e diviene folle: anche le parole che pare abbiano un senso. E cade anche la gioia, senza l'alleluja, cade anche la speranza.

Ero venuto per vedere un fuoco sul sagrato, il bivacco del sagrato, e mi sono acceso. Adesso ho l'anima incandescente. Se non dico «credo», non capisco più niente: se non riprendo in mano consapevolmente il mio battesimo, brucio.

Battezzato nella tua morte, perdonato nel tuo sangue, confermato nella tua Pasqua... Alleluja! Che festa tremenda è la tua Pasqua! Ma è il giorno, Signore, che è stato fatto da te per me.

Alleluja! Alleluja! Alleluja!