venerdì 17 novembre 2017

INSIEME n° 280 - 19 novembre 2017 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa

CONSEGUENZE DELLA CATTOLICITÀ DELLA CHIESA


Le conseguenze sono tante, ed è difficile elencarle tutte.
* Cominciamo dalle realtà più vicine, chiedendoci: dove si trova la Chiesa cattolica?
Per noi cattolici, si trova visibilmente in tutte le diocesi che so no in co- munione tra loro e con il Papa. Ne deriva che la Chiesa cattolica è pre- sente anche nelle porzioni più piccole della Chiesa. Ciascuno di voi può dire: nella mia parrocchia è presente la Chiesa cattolica perché anch'es- sa è parte della Chiesa universale, anch'essa ha la pienezza dei doni di Cristo (fede, sacramenti, ministero) in comunione con il Vescovo e con il Sommo Pontefice, ed è aperta a tutti.
Ricordo una parola molto bella, che sempre ci conforta, del Vaticano II: "La Chiesa di Cristo è veramente presente in tutte le legittime assemblee locali di fedeli (...). In queste comunità, spesso piccole e povere, che vivo- no nella dispersione, è presente Cristo, per virtù del quale si raccoglie la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica".
Dunque, anche quando ci accorgiamo che nella nostra chiesa, magari piccola, c'è poca gente e ci turbiamo, ci preoccupiamo, ci sentiamo smarriti, in realtà dobbiamo dire a noi stessi: non importa che siamo po- chi, ciò che conta sono la fede, la speranza e l'amore che viviamo, è il nostro vivere di e in Gesù, è la nostra comunione con la Chiesa univer- sale. Dovremmo sempre abbattere i muri creati dai nostri occhi e spaziare con lo sguardo nella totalità, sentendoci così in comunione con tutte le Chiese sparse nel mondo.
La Chiesa non è soltanto all'ombra del campanile; siamo parte di un'im- mensità di popoli che professano la nostra stessa fede, che si nutrono dello stesso corpo di Cristo, che sono uniti agli stessi pastori.

* Ma dall'aver considerato le conseguenze per noi cattolici, potrebbe na- scere una domanda difficile, sofferta: che cosa dire allora dei cristiani battezzati che noi chiamiamo "non cattolici"? Da una parte affermiamo

che tutti sono chiamati alla cattolica unità del popolo di Dio, che è carat- teristica dell'unica Chiesa; dall'altra parte noi distinguiamo, di fatto, coloro che sono pienamente incorporati nella Chiesa da coloro che sono cristia- ni, battezzati, quindi fratelli e sorelle nella fede, e però non sono ancora in piena comunione, a motivo di distacchi storici avvenuti, dolorosamente, lungo i secoli.
Tuttavia oggi vediamo che c'è tra noi e i cristiani una comunio ne grande, perché abbiamo in comune il battesimo, la fede almeno nelle sue linee più importanti, la Scrittura e tanti altri mezzi di salvezza; abbiamo cioè in comune Cristo Gesù e quindi dobbiamo conoscerci, stimarci, amarci, dia- logare e collaborare.
Naturalmente, il dialogo ecumenico, che tende al ristabilimento della piena comunione di tutti i cristiani, è sofferto, ma si impegna a sottolineare sempre meglio, attraverso la conversione di ciascuno di noi, la nostra somiglianza in Cristo, così da arrivare a riconoscere la nostra pienezza di comunione anche esteriore.

don Andrea