CONSEGUENZE DELLA CATTOLICITÀ DELLA CHIESA
Le conseguenze sono tante, ed è difficile elencarle tutte.
* Cominciamo dalle realtà più vicine, chiedendoci: dove si trova la
Chiesa cattolica?
Per noi cattolici,
si trova visibilmente
in tutte
le diocesi
che so no in co-
munione tra loro e con il Papa. Ne deriva che la Chiesa cattolica
è pre- sente anche nelle
porzioni più piccole
della Chiesa. Ciascuno
di voi può dire: nella mia parrocchia è presente la Chiesa
cattolica perché anch'es-
sa è parte
della Chiesa universale,
anch'essa ha la pienezza dei doni di Cristo (fede, sacramenti,
ministero) in comunione con il Vescovo e con il Sommo Pontefice,
ed è aperta
a tutti.
Ricordo una parola molto bella, che sempre ci conforta, del Vaticano
II: "La Chiesa di
Cristo è veramente
presente in tutte le
legittime assemblee
locali di fedeli (...).
In queste comunità,
spesso piccole e
povere, che vivo-
no nella
dispersione, è
presente Cristo,
per virtù del
quale si raccoglie
la Chiesa una,
santa, cattolica
e apostolica".
Dunque, anche quando ci accorgiamo che nella nostra chiesa, magari
piccola, c'è poca gente e ci turbiamo, ci preoccupiamo, ci sentiamo
smarriti, in realtà dobbiamo dire a noi stessi: non importa che
siamo po- chi, ciò che conta sono la fede, la speranza e l'amore che
viviamo, è il nostro vivere di e in Gesù, è la nostra comunione
con la Chiesa univer- sale. Dovremmo sempre abbattere i muri creati
dai nostri occhi e spaziare con lo sguardo nella totalità,
sentendoci così in comunione con tutte le Chiese sparse nel mondo.
La Chiesa non è soltanto
all'ombra del campanile;
siamo parte di un'im-
mensità di popoli che professano la nostra stessa fede, che
si nutrono dello
stesso corpo di Cristo,
che sono uniti agli stessi
pastori.
* Ma dall'aver considerato le conseguenze per noi cattolici, potrebbe
na- scere una domanda difficile, sofferta: che cosa dire
allora dei
cristiani battezzati
che noi chiamiamo
"non cattolici"?
Da una parte
affermiamo
che tutti sono
chiamati alla cattolica unità
del popolo di Dio,
che è carat-
teristica dell'unica Chiesa; dall'altra parte noi
distinguiamo, di fatto, coloro che sono pienamente
incorporati nella Chiesa
da coloro che sono
cristia- ni, battezzati, quindi
fratelli e sorelle nella
fede, e però non sono
ancora in piena comunione, a motivo
di distacchi storici
avvenuti, dolorosamente,
lungo i
secoli.
Tuttavia oggi vediamo che
c'è tra noi e i cristiani
una comunio ne
grande, perché abbiamo
in comune
il battesimo,
la fede almeno
nelle sue linee più importanti, la Scrittura e tanti altri
mezzi di salvezza; abbiamo cioè in comune Cristo Gesù e quindi
dobbiamo conoscerci, stimarci, amarci, dia- logare e
collaborare.
Naturalmente,
il dialogo ecumenico,
che tende al ristabilimento
della piena comunione di tutti i cristiani,
è sofferto, ma si
impegna
a sottolineare sempre
meglio, attraverso la
conversione di
ciascuno di noi, la
nostra somiglianza in
Cristo, così da
arrivare a riconoscere
la nostra
pienezza di
comunione anche
esteriore.
don Andrea