venerdì 20 ottobre 2017

INSIEME n° 276 - 22 ottobre 2017 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa

LA CHIESA E’ SANTA


La formula del Credo, che ripetiamo ogni domenica durante l'as­semblea della Messa, recita: "Credo la Chiesa una, santa, cat­tolica e apostolica".
La santità è la caratteri­stica più antica, quella che è stata subito presente nella coscien­za dei primi cristiani, i quali si chiamavano semplicemente ‘i san­ti', designazione frequentissima nel Nuovo Testamento. Del re­sto, nel Credo cosiddetto battesimale si dice: "Credo nello Spi­rito santo, la santa Chiesa cattolica".
L'aggettivo `santa' deriva anche dalla collocazione che la Chie­sa ha nel Credo, cioè subito dopo la menzione dello Spirito san­to: nella prima parte si proclama Dio Padre onnipotente, Crea­tore del cielo e della terra; nella seconda parte si proclama Gesù Cristo Figlio, incarnato morto e risorto per i nostri peccati; nel­la terza parte lo Spirito santo che santifica la Chiesa e che dona ai battezzati, sin da ora, la vita eterna.
C'è una relazione strettissima tra Spirito santo e Chiesa santa, che è appunto il frutto dello Spirito di santità. Infatti, lo stesso Catechismo della Chiesa cattolica, sotto il medesimo titolo - Lo Spirito santo - tratta dello Spirito e della Chiesa.
Tuttavia, la categoria della santità, che è così originaria nella Chiesa, è forse la più controversa. In ciascuno di noi nascono delle obiezioni: come si può dire `santa' questa Chiesa storica di cui conosciamo le difficoltà, i problemi, gli errori storici? Come si può dire `santa' la Chiesa dell'Inquisizione, delle torture, di tanti scandali, la Chiesa in cui c'è tanta mediocrità, ci sono roz­zezze, litigi, divisioni? In quale senso è `santa' questa Chiesa quo­tidiana, continuamente criticata per le sue manchevolezze e i suoi ritardi? Come riconciliare una quotidianità, talora pesante e dif­ficile, con la verità dell'aggettivo `santa'?
A tali domande vorrei rispondere attraverso quattro momenti successivi.
1. Le incomprensioni della santità della Chiesa
L'espressione "Chiesa santa, santità della Chiesa', può dare adito a diverse interpretazioni sbagliate, che conducono poi a delle con­fusioni di concetti, a delle contraddizioni o a degli imbarazzi nel parlare.
Vorrei sottolineare in particolare tre interpretazioni errate della santità della Chiesa: quelle che vengono dal prendere troppo al­la leggera questo termine; quelle che vengono dal prenderlo trop­po rigidamente, troppo alla lettera; quelle che vengono dal pren­derlo come un puro ideale escatologico.
Taluni sorvolano sull'espressione 'la santità della Chiesa', sostenendo che si tratta di una formula, di un modo di dire, ma che in realtà la Chiesa è impastata di terra, di fango, pur aven­do delle cose belle. Bisogna dunque prenderla così com'è. L'ag­gettivo ‘santà' non viene preso sul serio, in tutta la sua forza. E questo è un grosso guaio. Ci sono altri che,invece, prendono troppo rigidamente, troppo alla lettera quell’aggettivo e affermano: la Chiesa è solo la Chiesa dei puri, dei santi, di coloro che sono coerenti al vangelo al 100%, e chi non è puro va allontanato. Nella storia della Chiesa riaf­fiora ogni tanto tale interpretazione puritana: è una posizione settaria, perché non possiamo escludere dalla Chiesa i cristiani che non sono totalmente coscienti, pienamente coerenti, non si può battersi per una Chiesa di pochi puri.
La conseguenza del rigorismo è la formazione di gruppi di élite,
che si chiudono in se stessi contro gli altri in maniera polemica.
Siamo di fronte a una caricatura della verità umile della Chiesa.
Un terzo modo sbagliato di intendere la santità della Chiesa è proprio di chi legge questa santità come un ideale escatologi­co, che si realizza cioè nell'altra vita: in cielo la Chiesa sarà san­ta. L'aggettivo `santa' riguarderebbe, per questa terra, solo Maria e alcuni pochi santi, e noi dovremmo accontentarci di essere ciò che siamo, alla meno peggio.
Si tratta di un errore che si riallaccia alla prima interpretazione, anche se è più nobile perché vuole riferire il termine alla Chiesa celeste, definitiva.

don Andrea