sabato 9 settembre 2017

INSIEME n° 270 - 10 settembre 2017 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa

ABBIAMO UN TESORO IN VASI DI COCCIO
«Portiamo questo tesoro in vasi di coccio, affinché appaia che la straordinaria sua forza proviene da Dio e non da noi». 2Cor 4,7
Sarà questa affermazione di San Paolo ad accompagnarci in questo nuovo anno pastorale. Una pericope che ci invita a porci innanzi alla rivelazione di Dio senza dimenticare l’umanità della chiesa.
Paolo non sta parlando semplicemente di una sua condizione personale, ma di tutti. Ne parla, infine, al plurale. Vaso di coccio è ogni cristiano e l'intera comunità.
Il vaso di terracotta è un vaso casalingo, umile, anche fragile, che si utilizza ogni giorno. Non è come un vaso prezioso che si pone in vetrina per essere ammirato. Fuori metafora: se Dio si servisse soltanto di santi, sarebbe un'ovvietà! Tutti immaginiamo che Dio — se davvero è Dio — dovrebbe agire così.
E invece si serve anche (e soprattutto) di uomini comuni, fragili, persino di poca fede come i discepoli che si è scelto e come noi. Sta qui la meraviglia che sorprende. Una meraviglia che — come la meraviglia dell'Incarnazione a cui rinvia — non cessa di stupire.
Se il vaso fosse prezioso, attirerebbe l'attenzione su di sé. Nella sua umiltà, invece, rinvia. La sua debolezza è la sua trasparenza. La potenza del vangelo si fa presente nell'inadeguatezza per rendere trasparente, chiaro a tutti, che la sua efficacia viene da Dio, non dagli uomini e dai loro strumenti.
È un pensiero, questo, che fa parte dell'essenza della vera fede e della vera testimonianza: «Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione, e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza umana ma sulla manifestazione di Dio e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio» (1Cor 2,2-5).
Don Andrea