INTERVENTO
DI MONS. MARIO DELPINI
Vivo
questo momento con un acuta percezione della mia inadeguatezza per il
ministero al quale mi ha chiamato Papa Francesco. Sono immensamente
grato a Papa Francesco per questo segno di fiducia, ma questo non
toglie che avverto tutta la sproporzione tra il compito al quale sono
chiamato e quello che io sono. L’inadeguatezza si percepisce già
dal nome: gli Arcivescovi di Milano hanno nomi illustri, come Angelo,
Dionigi, Carlo Maria, Giovanni, Giovanni Battista, ecc. Ma Mario che
nome è? Già si può prevedere che si tratta di un vescovo piuttosto
ordinario.
Sono
stato per tutta la mia vita in diocesi di Milano e perciò sono
conosciuto dal clero, cioè dai presbiteri e dai diaconi così come
da molti laici e comunità: non potrò essere una sorpresa. Mi
immagino che molti pensino quello che penso anch’io: “sì, è un
brav’uomo … ma arcivescovo di Milano… sarebbe meglio un altro”.
Ma adesso la scelta è fatta e credo che tutti desideriamo di dare il
meglio perché la Chiesa di Milano continui la sua missione di
irradiare la gioia del Vangelo.
Sono
stato per tutta la mia vita in diocesi e ho contribuito a molte
decisioni da quando il card. Martini mi ha chiamato a essere rettore
del Seminario ad oggi. Alcune scelte sono state giuste e gradite,
altre sono state forse sbagliate e sgradite. Ecco vorrei chiedere a
tutti di non restare impigliati nel risentimento, vorrei chiedere
scusa per quello che ha causato sofferenza e malumore e chiedere a
tutti quella benevolenza e condivisione che renda visibile una
comunione profonda e consenta di essere un segno di speranza per
tutti coloro che guardano alla Chiesa di Milano come a una presenza
amica, accogliente, capace di diffondere serenità e di costruire la
pace.
Conosco
abbastanza la Diocesi per rendermi conto che per continuare questa
storia di santità ci vorrebbe un vescovo santo. Io invece percepisco
tutta la mia mediocrità. Ho quindi bisogno di essere accompagnato e
sostenuto da molta preghiera e da quella testimonianza di santità
operosa fino al sacrificio, discreta fino al nascondimento, docile
fino alla dimenticanza di sé che è tanto presente nel popolo
ambrosiano.
Per
essere all’altezza delle questioni che si affrontano a Milano,
città ricca di storia, di cultura, di ricerca, di innovazione si
vorrebbe un vescovo geniale. Se considero la bibliografia dei miei
predecessori, in particolare del Card. Scola, del Card Tettamanzi,
del Card. Martini mi sento persino in imbarazzo constatando di aver
scritto poco più che qualche battuta. Ho quindi bisogno del
confronto, del consiglio, dell’insegnamento di tanti maestri di
teologia e di ogni altro sapere che rendono così significative le
istituzioni accademiche e i centri di cultura di cui Milano può
vantarsi.
Per
orientare il cammino di un popolo tanto numeroso e talora preso da
dubbi, insidiato da confusioni e rallentato da incertezze ci vorrebbe
una personalità carismatica e di grande autorevolezza. Invece io ho
vissuto il mio ministero più come un impiegato che come un leader.
Ho quindi bisogno di quel sostegno sinodale che compensi la mia
inadeguatezza con l’ardire, la lungimiranza, la determinazione che
è congeniale al popolo ambrosiano.
Come
ho detto in diverse occasioni, ho una grande ammirazione per i preti
ambrosiani e conto sulla loro comprensione e collaborazione
quotidiana perché non siano troppo deluse le esigenze e le
aspettative della gente che amiamo. I laici e i consacrati che vivono
in diocesi si riconoscono per la loro intelligenza, intraprendenza e
amore per la Chiesa: ho bisogno di tutti e del resto la nostra Chiesa
deve rivelare in modo sempre più evidente i tratti di sinodalità e
corresponsabilità che il Concilio Vaticano II ha delineato.
Per
disegnare il volto della comunità futura che si configura con il
contributo di tutti, con l’apporto di tante tradizioni culturali e
religiose e capace di far fronte alle necessità di tutti ci vorrebbe
una straordinaria apertura di mente e di cuore e io mi sento troppo
provinciale e locale. Ho quindi bisogno che tutti gli uomini e le
donne che abitano in diocesi, da qualunque parte del mondo
provengano, qualunque lingua parlino, aiutino la Chiesa ambrosiana ad
essere creativa e ospitale, più povera e semplice, per essere più
libera e lieta.
Il
Signore benedica questa Chiesa e benedica il pastore inadeguato che
Papa Francesco ha scelto.
Mons.
Mario Delpini