domenica 7 maggio 2017

INSIEME n° 261 - 7 maggio 2017 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa

LA PRIMA COMUNITÀ CRISTIANA

La prima comunità cristiana ha fatto fatica a credere alla resurrezione. Non erano preparati a questa inedita fedeltà di Dio.
La resurrezione è il gesto con cui Dio ha ripreso posizione nella vicenda di Gesù: questo fatto diventa vangelo. Qui si da la risposta di Dio all’evento della croce. Gesù Cristo, il crocifisso che è morto, non è il maledetto da Dio, non è il malfattore da lui punito, non è il peccatore rifiutato e abbandonato, ma è colui al quale Dio rimane fedele e nel quale mostra la sua potenza e la sua salvezza. Per questo lo fa risuscitare.
Gesù morto e risorto è il Dio vivente, è la proclamazione del centurione: «Costui era veramente il Figlio di Dio» . Dio si rivela come colui che non abbandona mai l'uomo, neppure nel momento più drammatico della morte.
Credere nella risurrezione di Cristo è credere che Dio vince la morte; e Gesù risorto ne è proprio la garanzia, primizia di quelli che credono.
La risurrezione è la definitiva sconfitta della morte.
La risurrezione di Gesù non è riducibile soltanto ad un fatto storico che nessuno ha visto e che nessuno può descrivere. Anche se questo fatto storico è il presupposto necessario per la coscienza credente — tanto che senza questo fatto noi saremmo i più falliti tra i figli degli uomini —, questo fatto si pone come un principio di vita, è un messaggio di salvezza per tutti: è un vangelo.
La risurrezione è per noi l'esperienza della vitalità del risorto, è il contrario della solitudine radicale dell'uomo, è la presenza continua della fedeltà di Dio in Cristo. Credere alla risurrezione è credere a qualcuno che ha il potere di far uscire la vita dalla morte, ogni tipo di morte, e sa avviare un futuro di gioia, di vita, di comunione, di pace. La morte non è l'ultima parola.
La risurrezione di Gesù è la rivelazione di un Dio che si prende a cuore la nostra storia personale e comunitaria. Nessun limite e nessuna difficoltà potrà spegnere la speranza.
La risurrezione non è soltanto un fatto avvenuto, ma avviene e avverrà. Essa non è soltanto un passato (in questo senso non è solo un fatto storico), ma è il presente della nostra salvezza.
Quello che è avvenuto a Gesù torna a riprodursi in noi e nella vita degli uomini. Al grido di Cristo morente si unisce il grido dei perseguitati, di coloro che sono soli, degli oppressi, di tutti coloro che non hanno futuro. Al grido della sofferenza e della morte, la parola ultima più vera non è il silenzio di Dio, non il vuoto della delusione, non l'impotenza inefficace della giustizia e del bene, ma l'azione potente di Dio nella risurrezione di Gesù.

Don Andrea