IL
MISTERO DELLA CROCE
Il
mistero della croce appare subito come la questione seria
dell’espe-rienza cristiana. L’immagine della croce raccoglie
tutte le figure dell’irrinunciabilità: alla croce non si può
rinunciare, senza la croce non si dà l’esperienza cristiana.
Di
fronte alla croce comprendiamo che essa è il caso serio della vita
del cristiano, il nucleo fondamentale di ciò che siamo.
Il
cristiano è colui che impara a stare sotto la croce: disarmato,
solo, contemplativo.
Disarmati
di fronte alla croce. Nella
nostra vitalità e nel nostro
efficientismo ci capita di voler assolutamente concludere,
realizzare, risolvere. Vorremmo saper sempre mostrare
la
ragione delle
cose. Quando ci mancano le ragioni per concludere
e per tirare dalla nostra parte e per vincere a tutti i
costi, allora rimaniamo male, come Pietro di fronte alla parola
di Gesù: «Rimetti la spada nel fodero» (Matteo
26,52).
Questo
ci dà fastidio, perché ci sembra così giusto poter concludere,
poter convincere.
La
croce non conduce a ragione, rimane paradossale in se
stessa. È provocatoria: lascia liberi di seguire o di lasciar
cadere.
Rimango
disarmato
di fronte alla parte più problematica di me stesso, di fronte alle
esigenze pastorali, alle necessità urgenti, ai problemi
non risolti, di fronte a quello che bisognerebbe fare. Questo
mi fa male e mi ridimensiona. Davanti alla croce non ho
più parole da dire. Ritorno al mio segreto soffrire, al mio e
all'altrui soffrire, ritorno alle forme semplici dell'amore,
disarmato,
senza voler tutto capire.
Il
cristiano è solo davanti alla croce. Il
cristiano impara
a sostenere la solitudine rimanendo davanti alla croce:
resterò solo con Gesù. È pericoloso per un cristiano non arrivare
preparato di fronte
alle inevitabili solitudini della vita. A poco a poco imparerò
dal Signore a restare solo: senza relazioni, senza interpretazioni,
senza consolazioni, anche in mezzo alla folla, provato
di fronte al buio della fede e del dolore. Allora la solitudine
che proverò davanti alla croce non sarà tanto la solitudine
psichica, ma la solitudine di chi si trova da solo a credere
che la croce è veramente feconda. Anche per me, alla fine, la
solitudine della fede è solitudine della carità e della speranza.
Il
cristiano è contemplativo davanti alla croce. Il
cristiano
scopre davanti al Crocifisso che la contemplazione viene prima
della organizzazione, che il mistero della Chiesa viene
prima delle sue istituzioni.
Davanti
alla croce istituirò quel necessario tempo dello Spirito,
in cui la dimensione contemplativa della vita è capace
di corroborare tutta la mia esistenza: «È quel momento di distacco
dall'incalzare delle cose, momento di riflessione
e di valutazione alla luce della fede, che è così necessario
per non essere travolti dal vortice degli impegni quotidiani»
(C.M. Martini).
Don
Andrea