giovedì 27 aprile 2017

INSIEME n° 260 - 30 aprile 2017 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa

IL MISTERO DELLA CROCE

Il mistero della croce appare subito come la questione seria dell’espe-rienza cristiana. L’immagine della croce raccoglie tutte le figure dell’irrinunciabilità: alla croce non si può rinunciare, senza la croce non si dà l’esperienza cristiana.
Di fronte alla croce comprendiamo che essa è il caso serio della vita del cristiano, il nucleo fondamentale di ciò che siamo.
Il cristiano è colui che impara a stare sotto la croce: disarmato, solo, contemplativo.

Disarmati di fronte alla croce. Nella nostra vitalità e nel nostro efficientismo ci capita di voler assolutamente concludere, realizzare, risolvere. Vorremmo saper sempre mostrare la ragione delle cose. Quando ci mancano le ragioni per concludere e per tirare dalla nostra parte e per vincere a tutti i costi, allora rimaniamo male, come Pietro di fronte alla parola di Gesù: «Rimetti la spada nel fodero» (Matteo 26,52). Questo ci dà fastidio, perché ci sembra così giusto poter concludere, poter convincere.
La croce non conduce a ragione, rimane paradossale in se stessa. È provocatoria: lascia liberi di seguire o di lasciar cadere.
Rimango disarmato di fronte alla parte più problematica di me stesso, di fronte alle esigenze pastorali, alle necessità urgenti, ai problemi non risolti, di fronte a quello che bisognerebbe fare. Questo mi fa male e mi ridimensiona. Davanti alla croce non ho più parole da dire. Ritorno al mio segreto soffrire, al mio e all'altrui soffrire, ritorno alle forme semplici dell'amore, disarmato, senza voler tutto capire.
 
Il cristiano è solo davanti alla croce. Il cristiano impara a sostenere la solitudine rimanendo davanti alla croce: resterò solo con Gesù. È pericoloso per un cristiano non arrivare preparato di fronte alle inevitabili solitudini della vita. A poco a poco imparerò dal Signore a restare solo: senza relazioni, senza interpretazioni, senza consolazioni, anche in mezzo alla folla, provato di fronte al buio della fede e del dolore. Allora la solitudine che proverò davanti alla croce non sarà tanto la solitudine psichica, ma la solitudine di chi si trova da solo a credere che la croce è veramente feconda. Anche per me, alla fine, la solitudine della fede è solitudine della carità e della speranza.
 
Il cristiano è contemplativo davanti alla croce. Il cristiano scopre davanti al Crocifisso che la contemplazione viene prima della organizzazione, che il mistero della Chiesa viene prima delle sue istituzioni.
Davanti alla croce istituirò quel necessario tempo dello Spirito, in cui la dimensione contemplativa della vita è capace di corroborare tutta la mia esistenza: «È quel momento di distacco dall'incalzare delle cose, momento di riflessione e di valutazione alla luce della fede, che è così necessario per non essere travolti dal vortice degli impegni quotidiani» (C.M. Martini).

Don Andrea