venerdì 21 aprile 2017

INSIEME n° 259 - 23 aprile 2017 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa

Continuiamo a fare Pasqua
riprendendo le parole del GIOVEDÌ SANTO
"Fate questo in memoria di me". II dono totale di Gesù diventa perenne; il suo comunicarsi senza riserve al Padre, diventa il comunicarsi totalmente agli uomini, diventa comunicazione agli uomini perché si incontrino sempre con lui che li ama.
È la notte del tradimento, la notte della solitudine e dello smarrimento. Ma egli sa come è la nostra storia e allora, ecco che trasforma il suo dono in incontro con la nostra storia così come essa è, con tutte le sue fragilità e miserie. Dove le tenebre si fanno più fitte, la rivelazione di Dio giunge al vertice supremo; dove la presunzione dell'uomo arriva al tradimento più amaro e completo, lì il perdono di Dio affida la missione più grande: ed è il caso dell'apostolo Pietro.
Ciascuno di noi, e tutti insieme come comunità, sappiamo ciò che dobbiamo fare: dobbiamo vivere l'incontro con Gesù, esprimere la comunione di Gesù, dobbiamo diventare persone che, magari piangendo amaramente le proprie miserie, annunciano il suo dono, donandoci a nostra volta.
La celebrazione del Giovedì Santo è meravigliosa e liberante. Non si può ignorare un invito così meravigliosamente potente e così sconfinatamente umile, quale è quello del Signore che si rivela Dio mentre muore come noi uomini. Siamo disposti a scoprire l'Eucaristia? Siamo aperti a comprendere che la ragione del nostro essere fratelli l'un l'altro è il fatto che il Signore si dona a noi?
Forse la nostra situazione è rappresentata dai discepoli nel Getsemani. Gesù prega, Gesù fa suo tutto il dramma di questi uomini, persino il dramma di vedere pienamente la logica della Provvidenza divina. Noi abbiamo in mente la nostra stanchezza e la nostra paura. Noi fuggiamo, ma egli non fugge; noi non lo riconosciamo, ma egli ci riconosce. Noi, quando viene la sera, siamo smarriti, ma egli, quando viene la sera, si immola fino all'agonia, perché il rapporto tra il Padre e il Figlio non venga a spezzarsi.
Rispondiamo alla presenza del Signore, senza spaventarci se nel nostro passato ci fossero baci di Giuda e rinnegamenti di Pietro. Impegniamoci, perché abbiamo a nutrirci del Corpo e del Sangue del Signore. Ormai lo sappiamo: se riconosciamo Gesù nessun tradimento preclude la rigenerazione, né infrange la speranza della croce e con essa la vocazione all’amore.
Don Andrea