Continuiamo
a fare Pasqua
riprendendo
le parole del GIOVEDÌ SANTO
"Fate
questo in memoria di me".
II
dono totale di Gesù diventa perenne; il suo
comunicarsi senza riserve al Padre, diventa il comunicarsi totalmente
agli uomini, diventa comunicazione
agli uomini perché si incontrino sempre con lui che li ama.
È
la notte del tradimento, la notte della solitudine e dello
smarrimento. Ma egli sa come
è la nostra storia e allora, ecco che trasforma il suo dono in
incontro con la nostra storia così
come essa è, con tutte le sue fragilità e miserie. Dove le tenebre
si fanno più fitte, la rivelazione di Dio giunge al vertice supremo;
dove la presunzione dell'uomo arriva al tradimento più amaro e
completo, lì il perdono di Dio affida la missione più grande: ed è
il caso dell'apostolo Pietro.
Ciascuno
di noi, e tutti insieme come comunità, sappiamo ciò che dobbiamo
fare: dobbiamo
vivere l'incontro con Gesù, esprimere la comunione di Gesù,
dobbiamo diventare persone
che, magari piangendo amaramente le proprie miserie, annunciano il
suo dono, donandoci a nostra volta.
La
celebrazione del Giovedì Santo è meravigliosa e liberante. Non si
può ignorare
un invito così meravigliosamente potente e così sconfinatamente
umile, quale è quello del Signore che si rivela Dio mentre muore
come noi uomini. Siamo disposti a scoprire l'Eucaristia? Siamo aperti
a comprendere che la ragione del nostro essere fratelli l'un l'altro
è il fatto
che il Signore si dona a noi?
Forse
la nostra situazione è rappresentata
dai discepoli nel Getsemani. Gesù prega, Gesù fa suo tutto il
dramma di questi uomini, persino
il dramma di vedere pienamente la logica della Provvidenza divina.
Noi abbiamo in mente
la nostra stanchezza e la nostra paura. Noi fuggiamo, ma egli non
fugge; noi non lo riconosciamo,
ma egli ci riconosce. Noi, quando viene la sera, siamo smarriti, ma
egli, quando viene la
sera, si immola fino all'agonia, perché il rapporto tra il Padre e
il Figlio non venga a spezzarsi.
Rispondiamo
alla presenza del Signore, senza spaventarci se nel nostro passato ci
fossero baci
di Giuda e rinnegamenti di Pietro.
Impegniamoci,
perché abbiamo a nutrirci del Corpo e del Sangue del Signore. Ormai
lo sappiamo: se riconosciamo Gesù nessun tradimento preclude la
rigenerazione, né infrange la speranza della croce e con essa la
vocazione all’amore.
Don
Andrea