venerdì 16 dicembre 2016

INSIEME n° 242 - 18 dicembre 2016 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa



VISITA DEL CARDINALE AL DECANATO


Lo scambio della pace, la lettura del brano di Atti 2, 42-47 e la preghiera avviano la riflessione del Cardinale che spiega lo scopo generale dell’iniziativa - «si trova nel “Direttorio” che definisce la Visita pastorale un’espressione privilegiata del Vescovo per esercitare la propria responsabilità nel convocare il popolo, nel guidarlo, nell’incoraggiare e nel consolare» - e il suo obiettivo specifico.

Attraverso cinque “immagini” o suggestioni, partono le domande, elaborate a livelli delle realtà parrocchiali e decanali, che sono vere e proprie analisi a più voci del vissuto della comunità.

La Comunità educante
Prima questione, la Comunità educante: «I nostri ragazzi, che pure sono molto curati, restano la fascia debole della popolazione, perché vivono tra proposte talvolta estranee e contraddittorie - chiarisce subito Scola -. Lo spunto della Comunità educante non è una struttura in più, ma creare una continuità tra i vari soggetti interessati ai piccoli che ci sono affidati con una cura che può trovare un punto di sintesi in oratori che funzionano bene. Bisogna che gli educatori, per il bene del ragazzo, si scambino giudizi e osservazioni, non per fare riunioni, ma per trovare uno stile che faccia vivere in maniera unitaria i ragazzi, avanzando loro una proposta integrale che risponde alla domanda fondamentale “Dove è Cristo per te?”.

L’immigrazione e l’impegno socio-politico
La seconda immagine riguarda “Il campo e il mondo” e, naturalmente, non può che trattare di immigrazione e di formazione all’impegno socio-politico. «Queste due tematiche sono di importanza capitale per l’evangelizzazione, come si può vedere dalla rilevanza delle Caritas e di altre articolazioni che si occupano di questo settore - scandisce l’Arcivescovo -. Tale testimonianza è così imponente che è rilevata anche da personalità non cristiane».
Esiste un “però”: «Il compito della Caritas - come voleva Paolo VI, stilandone il documento fondativo -, deve essere essenzialmente educativo. L’educazione al gratuito non consiste nel risolvere anzitutto i problemi, o nel delegare altri, ma nel compiere gesti ripetuti di semplice carità, come donare un’ora libera del proprio tempo a gente che è sola».
Sulla politica il Cardinale indica la necessità di «riprendere un senso civico - il cristiano è il più civico dei cittadini perché la sua azione non ha una prospettiva solo terrena - e di immergersi in questo non solo a livello di catechesi formativa o di scuole socio-politiche, pur importanti, ma di attivarsi nella logica di un’esperienza di fede in atto. Bisogna esplicitare la ragione, il “per Chi” facciamo le cose».

Famiglia soggetto di evangelizzazione
Terza immagine, la famiglia “soggetto di evangelizzazione”, presentata da fedeli laici che accompagnano al matrimonio e da altri che sostengono coniugi in difficoltà. Dall’Arcivescovo arriva una premessa: «Non è la famiglia a essere in crisi, tanto che tutti vogliono averla, ma la coppia nel rapporto uomo-donna. Partendo dalla tendenza dei giovani ad accentuare la convivenza, essi si illudono che ciò possa essere una verifica per camminare in modo sicuro più avanti. Ma è un’illusione: la convivenza non consente una verifica, in quanto non consente di vivere il mistero nuziale che è l’unità tra tre dimensioni: la differenza sessuale che, facendosi unione tra uomo e donna nell’amore, diviene generatività e procreazione nell’atto coniugale. Se parliamo dell’amore vero il “per sempre” è connaturato a esso».

Pluriformità nell’unità e Comunità pastorali
Quarta e quinta immagine, “Pluriformità nell’unità” e “Le diaconie: futuro per il Decanato?”: «Il mondo è molto cambiato: pensare che la Comunità pastorale sia nata unicamente a causa della diminuzione del clero è un errore. È sorta per la missionarietà. Ci muoviamo per tutto, non dobbiamo muoverci per chi ci muove, Cristo?».
Ciò che crea unità e accomuna è sempre la stessa domanda: «Dove è Gesù per me?». «L’unità non è un convergere, ma precede, è all’origine, è avere in comune Cristo stesso».

 Don Andrea