venerdì 9 dicembre 2016

INSIEME n° 241 - 11 dicembre 2016 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa




TI FARÒ POSTO SIGNORE
Si, signore, questo è un albergo di gran lusso, lo segnalano tutte le guide turistiche, è fatto per gente che non bada a spese: il nostro personale è scelto con gran cura, siamo tutti molto gentili e attenti alle esigenze dei nostri clienti. Perciò lei comprende: non possiamo prendere gente senza prenotazione; e poi sarebbe un disturbo per tutti se sua moglie partorisse nel cuore della notte.
Non c'è posto, signore, non insista per favore!

Non c'era posto per loro nell'albergo.

No, guardi, signore, questo è un locale riservato: possono entrare solo i soci.
Noi non amiamo le sorprese, stiamo bene tra noi, ci comprendiamo al primo sguardo e siamo sempre pronti ad aiutarci. Non siamo come gli altri, la gente grossolana che pensa solo a se stessa, la gente ignorante che crede a tutte le panzane, la gente indaffarata che non ha mai tempo per niente.
Siamo un gruppo organizzato, ci troviamo qui per discorsi di un certo livello, molti di noi sono specialisti. Perciò lei comprende: non possiamo accogliere gli estranei, le assicuro: si troverebbe a disagio tra noi.
Non è posto per lei, signore, la prego: non insista!

Non c'era posto per loro nell'albergo.

Abbiamo lavorato abbastanza, lo vede anche lei che siamo stanchi, signore. Abbiamo guadagnato quanto basta noi stiamo bene così: non fa parte delle nostre abitudini e tradizioni, d'esagerare. Noi non siamo avidi, non abbiamo ambizioni. Non ci conviene, non abbiamo voglia di aprire ancora la casa e di accogliere altra gente. Non ci chieda altre fatiche, signore, abbiamo lavorato abbastanza.

Non c'era posto per loro nell'albergo.


La mia porta s'è aperta perché lei ha bussato, signore: questo non è un albergo, è la povera dimora di gente da nulla. Proprio per questo l'accolgo: perché lei è entrato con la sua sposa e la sua attesa; proprio per questo c'è posto: perché ne ha bisogno il bambino che nasce, proprio per questo saprò offrire quello che serve: perché me l'ha chiesto.
Scusi il disordine, ma la mia attesa non s'è affaticata in preparativi; era piuttosto una speranza e una domanda: «Potrò io...?».
E ora, poiché ha bussato, poiché è entrato, mi sento dire: «Sì, tu puoi: quello che serve non è di essere preparati in ogni cosa, ma di essere pronto a offrire tutto. Tu puoi: quello che serve non è di essere capace di tutto, ma di essere come il grappolo che si lascia spremere, perché ne venga allegrezza al cuore dell'uomo: oggi devo fermarmi a casa tua! (Lc 19, 5)».

Così sia Natale, un buon Natale,
perché «il Signore sta alla porta e bussa:
se qualcuno ascolta la sua voce e gli apre la porta,
lui stesso verrà» (Ap 3, 20).
 Don Andrea