LA COMUNIONE (2)
Continuiamo la nostra
riflessione sulla comunione presentando tre luoghi positivi ove la comunione
viene sostenuta e salvaguardata:
fede salda, preghiera e umiltà.
Il primo elemento di unità è la fede. È nella fede
che noi siamo uniti a Cristo. Bisogna vigilare che non venga svilita la prima
fonte di comunione: la nostra fede. È
alla radice che lo spirito cattivo attacca l' unità. Bisogna stare
attenti perchè il nemico dell' uomo, di cui parla Gesù nella parabola della
zizzania, non si infiltri nei nostri gruppi e non semini divisione. Vigiliamo e
stiamo solleciti nel discernimento. Un altro attacco che fa il male è nel
creare dissensi tra di noi: ecco perchè dobbiamo attingere forza dal Signore e
pregare, pregare molto ... Quando la preghiera nella comunità è assidua e
costante, quel gruppo ha una forza che promana dallo Spirito che è fonte di
unione. Per cui dobbiamo pregare personalmente e comunitariamente. Abbiamo imparato la lode, ossia a dire parole
buone a Dio. Se noi, da una parte parliamo male del fratello e dall'altra
lodiamo Dio, Gesù ci direbbe, così come fece nella parabola, di fermare la
nostra lode, lasciare la nostra offerta e di andarci a riconciliare con il
fratello. Gesù gradisce che noi amiamo il fratello, altrimenti la nostra lode è
un sacrificio a Lui non gradito. Se nella comunità ci sono frizioni, se nei
gruppi si creano fazioni, divisioni, risentimenti, malgrado in apparenza ci sia
una bella preghiera comunitaria, bisogna fare una seria verifica. Nella
preghiera del "Padre Nostro" noi diciamo "Padre nostro", e
non "Padre mio". Questa esperienza della paternità di Dio la possiamo
fare solo se siamo in comunione, figli amati da Dio.
Un requisito essenziale per la comunione è l’
umiltà. Umiltà non significa sedersi all' ultimo posto; umiltà non significa
stare con le braccia conserte; umiltà non significa partecipare da spettatori
alla preghiera o alla vita del gruppo. Umiltà significa assumersi una
responsabilità e, secondo il dono che il Signore ci ha dato, edificare la
chiesa.
Se noi non
abbiamo un atteggiamento di umiltà tanto da reputare, come ci dice San Paolo,
gli altri più degni di noi, noi non comprenderemo come mai uno, nel gruppo,
debba avere un carisma ed io no, quello debba essere responsabile ed io invece
devo essere l'ultimo che si occupa del servizio: insomma non riusciremo a
capire la differenza ed il fatto per cui stiamo insieme. S. Agostino mette
in risalto ciò che avviene quanto si coltiva l’ amore per la comunione: “Tu –
scrive –
senti
l’Apostolo elencare tutti quei meravigliosi carismi e forse ti rattristi
pensando di non averne nessuno. Ma, attento: se tu ami l’unità, tutto quello
che in essa è posseduto da qualcuno, lo possiedi anche tu! Bandisci l’invidia e
sarà tuo ciò che è mio, e se io bandisco l’invidia, è mio ciò che possiedi tu”.
Nella comunione ecclesiale il carisma di uno diventa il carisma di tutti.
Diffidiamo da coloro che esercitano i carismi per mettersi in mostra,
diffidiamo da coloro che si autocandidano. Diffidiamo da coloro che si sentono
battitori liberi. Bisogna essere in comunione, vivere la comunione, essere
cerniera di comunione, essere una realtà ecclesiale concorde, che coopera per
l' unità nella Chiesa e per la conversione degli uomini a Cristo Signore. Dobbiamo
vivere in comunione all'interno dei gruppi e aprirci all'esterno verso le altre
realtà ecclesiali, verso il territorio e le sue povertà.