venerdì 2 dicembre 2016

INSIEME n° 240 - 4 dicembre 2016 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa



LA COMUNIONE (2)
Continuiamo la nostra riflessione sulla comunione presentando tre luoghi positivi ove la comunione viene sostenuta e salvaguardata:
fede salda, preghiera e umiltà.
Il primo elemento di unità è la fede. È nella fede che noi siamo uniti a Cristo. Bisogna vigilare che non venga svilita la prima fonte di comunione: la nostra fede. È  alla radice che lo spirito cattivo attacca l' unità. Bisogna stare attenti perchè il nemico dell' uomo, di cui parla Gesù nella parabola della zizzania, non si infiltri nei nostri gruppi e non semini divisione. Vigiliamo e stiamo solleciti nel discernimento. Un altro attacco che fa il male è nel creare dissensi tra di noi: ecco perchè dobbiamo attingere forza dal Signore e pregare, pregare molto ... Quando la preghiera nella comunità è assidua e costante, quel gruppo ha una forza che promana dallo Spirito che è fonte di unione. Per cui dobbiamo pregare personalmente e comunitariamente.  Abbiamo imparato la lode, ossia a dire parole buone a Dio. Se noi, da una parte parliamo male del fratello e dall'altra lodiamo Dio, Gesù ci direbbe, così come fece nella parabola, di fermare la nostra lode, lasciare la nostra offerta e di andarci a riconciliare con il fratello. Gesù gradisce che noi amiamo il fratello, altrimenti la nostra lode è un sacrificio a Lui non gradito. Se nella comunità ci sono frizioni, se nei gruppi si creano fazioni, divisioni, risentimenti, malgrado in apparenza ci sia una bella preghiera comunitaria, bisogna fare una seria verifica. Nella preghiera del "Padre Nostro" noi diciamo "Padre nostro", e non "Padre mio". Questa esperienza della paternità di Dio la possiamo fare solo se siamo in comunione, figli amati da Dio.
Un requisito essenziale per la comunione è l’ umiltà. Umiltà non significa sedersi all' ultimo posto; umiltà non significa stare con le braccia conserte; umiltà non significa partecipare da spettatori alla preghiera o alla vita del gruppo. Umiltà significa assumersi una responsabilità e, secondo il dono che il Signore ci ha dato, edificare la chiesa.
Se noi non abbiamo un atteggiamento di umiltà tanto da reputare, come ci dice San Paolo, gli altri più degni di noi, noi non comprenderemo come mai uno, nel gruppo, debba avere un carisma ed io no, quello debba essere responsabile ed io invece devo essere l'ultimo che si occupa del servizio: insomma non riusciremo a capire la differenza ed il fatto per cui stiamo insieme. S. Agostino mette in risalto ciò che avviene quanto si coltiva l’ amore per la comunione: “Tu – scrive –
senti l’Apostolo elencare tutti quei meravigliosi carismi e forse ti rattristi pensando di non averne nessuno. Ma, attento: se tu ami l’unità, tutto quello che in essa è posseduto da qualcuno, lo possiedi anche tu! Bandisci l’invidia e sarà tuo ciò che è mio, e se io bandisco l’invidia, è mio ciò che possiedi tu”. Nella comunione ecclesiale il carisma di uno diventa il carisma di tutti. Diffidiamo da coloro che esercitano i carismi per mettersi in mostra, diffidiamo da coloro che si autocandidano. Diffidiamo da coloro che si sentono battitori liberi. Bisogna essere in comunione, vivere la comunione, essere cerniera di comunione, essere una realtà ecclesiale concorde, che coopera per l' unità nella Chiesa e per la conversione degli uomini a Cristo Signore. Dobbiamo vivere in comunione all'interno dei gruppi e aprirci all'esterno verso le altre realtà ecclesiali, verso il territorio e le sue povertà.

 Don Andrea