LA COMUNIONE (1)
Il tema della riflessione del ritiro parrocchiale
di avvento - di sabato 19 novembre - è stato la comunione: realtà che indica l'armonia spirituale che deve
regnare tra i cristiani, frutto dell’azione dello Spirito Santo. Tutto nasce
dalla sconvolgente esperienza del giorno di Pentecoste: la nascita della prima
comunità dei credenti è stato il suo frutto più straordinario.
Nel libro degli Atti degli Apostoli, Luca presenta
un quadro d'insieme sicuramente entusiasmante: «Erano assidui nell'ascoltare
l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e
nelle preghiere. … Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e
tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne
faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno... » (At 2, 42-48).
Ma già dai primi secoli la chiesa dimostra la
fatica del fare comunione: le chiese dei Galati e di Corinto che, pur ricche di
potenzialità spirituali, agonizzano per la mancanza di unità, di amore
reciproco, di mutuo sostegno e di rispetto per il fratello.
Quali dunque gli ostacoli ancora oggi presenti per
la comunione fraterna?
Il primo ostacolo di ordine mentale: il pregiudizio. Quante
volte noi siamo presi dai pregiudizi gli uni degli altri ? Il pregiudizio è già
un giudizio che noi facciamo, è un giudizio di condanna. Noi in Gesù siamo
creature nuove, nate dallo Spirito in Cristo Gesù ed abbiamo un volto nuovo: se
noi ci guardiamo gli uni gli altri, secondo la vecchia generazione, allora noi
vedremo i difetti gli uni degli altri ed i limiti gli uni degli altri. Questa
visione può determinare atteggiamenti interiori e comportamenti esteriori che
recano danno all' unità. Quindi il primo ostacolo è la visione umana del
fratello e della sorella, i pregiudizi che noi abbiamo nel vedere i difetti gli
uni degli altri. Noi talvolta riusciamo
a calpestare la faccia dei nostri fratelli, la dignità dei nostri fratelli. Il fratello
è luogo santo, dice San Paolo: "Costui è uno per cui Gesù è morto".
Allora, fratello, chi sei tu che giudichi?
Il secondo ostacolo è
dato dalle ferite, i torti che
abbiamo ricevuto, nel cuore, dai fratelli: ferite che noi non dimentichiamo,
ferite fisse nella nostra memoria. Abbiamo ricevuto una parola offensiva,
abbiamo subito un torto dal fratello, una mancata visita : questa parola,
questo torto, questo fatto si è fissato nella mia memoria ed io non lo
dimentico più. Allora quale è il rimedio
? Il primo rimedio è la conversione personale, il secondo rimedio è il perdono
vicendevole:
la conversione del
cuore.
Chi non è unito a Cristo non può essere unito agli
altri . Non ci può essere unione con Cristo Signore e con le sue membra se
ognuno di noi non si sente membra di Cristo, se ognuno di noi è diviso in sé
stesso e con il cuore non vive l 'unione intima con Cristo Signore. Siamo
bisognosi di salvezza, quindi bisogna vivere nella logica della conversione e
convertirsi con il cuore al proprio fratello nel perdono che noi dobbiamo dare
nell' intimo del cuore. Finché non c' è questa conversione del cuore a Cristo
Signore nella santità della vita, finché noi non viviamo nello Spirito Santo,
finché noi non ci perdoniamo gli uni gli altri accogliendoci vicendevolmente
nel cuore, manca il presupposto della comunione.