venerdì 28 ottobre 2016

INSIEME n° 235 - 30 ottobre 2016 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa



TUTTI I SANTI
Il nostro tempo è chiamato a compiere un’opera ciclopica: riappropriarsi dei santi, tirandoli giù dalle nicchie e facendoli entrare nella nostra vita. Rischiamo di vedere il santo come qualcuno di completamente estraneo alla nostra vita; con il proposito corretto di esaltarne le qualità, si corre il rischio di allontanare questi nostri fratelli dalla concretezza relegandoli nella sfera del miracolistico e, perciò, dell’impossibile. Cosa c’entrano i santi con me? Con il mio lavoro, le mie preoccupazioni, i miei limiti?
È importante, credo, ridire che il santo è un cristiano riuscito bene, un cristiano che ha lasciato germogliare il germe della fede piantato nel suo cuore il giorno del battesimo fino a farlo diventare l’albero alla cui ombra gli uomini riposano.
Ciascuno di noi è chiamato a diventare santo, cioé a realizzare in pieno il motivo per cui esiste, a centrare il bersaglio, lasciandosi costruire da Dio. Il santo, uomo completo, non è colui che fa delle cose straordinarie, ma che fa le cose di tutti i giorni straordinariamente bene.
Se riusciamo a rimettere i santi accanto a noi, ci accorgeremo che la loro santità non consiste nel fare cose fuori dal comune, o in atteggiamenti devozionistici o pietistici, rassegnati o zuccherosi.
Conoscere i santi significa veramente percepire in essi una profonda umanità innalzata dall’amore di Dio. Uomini e donne di tutti i tempi che hanno cercato di lasciarsi fare dalla grazia del Signore, senza intralciarlo, ma mettendo la propria sensibilità e intelligenza a servizio del Vangelo. Il più grosso miracolo che i santi compiono è quello di lasciare che Dio lavori nella loro vita.
E noi? Se la santità è il modello della piena umanità, perché non porci questo obbiettivo? Santo è chi lascia che il Signore riempia la sua vita fino a farla diventare dono per gli altri. Come brillantemente annota uno scrittore francese del secolo scorso: “Non c’è che una tristezza, quella di non essere Santi”.
Festeggiare i santi significa celebrare una Storia alternativa.
Storia in cui si percepisce chiaramente la diversa mentalità tra Dio e gli uomini: i beati, quelli che vivono fin d’ora la felicità, sono i miti, i pacifici, i puri, quelli che vivono con intensità e dono la propria vita, come i santi. Questo regno che il Signore ha inaugurato e che ci ha lasciato in eredità, sta a noi, nella quotidianità, renderlo presente e operante nel nostro tempo.
Buon onomastico a tutti, allora.

Don Andrea