TUTTI I SANTI
Il nostro tempo è
chiamato a compiere un’opera ciclopica: riappropriarsi dei santi, tirandoli giù
dalle nicchie e facendoli entrare nella nostra vita. Rischiamo di vedere il
santo come qualcuno di completamente estraneo alla nostra vita; con il
proposito corretto di esaltarne le qualità, si corre il rischio di allontanare
questi nostri fratelli dalla concretezza relegandoli nella sfera del
miracolistico e, perciò, dell’impossibile. Cosa c’entrano i santi con
me? Con il mio lavoro, le mie preoccupazioni, i miei limiti?
È importante, credo,
ridire che il santo è un cristiano riuscito bene, un cristiano che ha lasciato
germogliare il germe della fede piantato nel suo cuore il giorno del battesimo
fino a farlo diventare l’albero alla cui ombra gli uomini riposano.
Ciascuno di noi è
chiamato a diventare santo, cioé a realizzare in pieno il motivo per cui
esiste, a centrare il bersaglio, lasciandosi costruire da Dio. Il santo,
uomo completo, non è colui che fa delle cose straordinarie, ma che fa le cose
di tutti i giorni straordinariamente bene.
Se riusciamo a rimettere
i santi accanto a noi, ci accorgeremo che la loro santità non consiste nel fare
cose fuori dal comune, o in atteggiamenti devozionistici o pietistici,
rassegnati o zuccherosi.
Conoscere i santi
significa veramente percepire in essi una profonda umanità innalzata dall’amore
di Dio. Uomini e donne di tutti i tempi che hanno cercato di lasciarsi fare
dalla grazia del Signore, senza intralciarlo, ma mettendo la propria
sensibilità e intelligenza a servizio del Vangelo. Il più grosso miracolo
che i santi compiono è quello di lasciare che Dio lavori nella loro vita.
E noi? Se la
santità è il modello della piena umanità, perché non porci questo
obbiettivo? Santo è chi lascia che il Signore riempia la sua vita fino a
farla diventare dono per gli altri. Come brillantemente annota uno
scrittore francese del secolo scorso: “Non c’è che una tristezza, quella di non
essere Santi”.
Festeggiare i santi
significa celebrare una Storia alternativa.
Storia in cui si
percepisce chiaramente la diversa mentalità tra Dio e gli uomini: i beati,
quelli che vivono fin d’ora la felicità, sono i miti, i pacifici, i puri,
quelli che vivono con intensità e dono la propria vita, come i
santi. Questo regno che il Signore ha inaugurato e che ci ha lasciato in
eredità, sta a noi, nella quotidianità, renderlo presente e operante nel nostro
tempo.
Buon onomastico a tutti,
allora.