IL MANDATO
EDUCATIVO
Vorrei
riprendere brevemente il senso della festa appena celebrata domenica scorsa:
l’inizio delle attività del nostro oratorio e il mandato ai nostri educatori.
Per
fare questo ritengo opportuno chiarificare il perché dell’esistenza in una
parrocchia dello spazio oratorio dando voce alla nota pastorale della CEI sugli
oratori dal titolo estremamente significativo “il laboratorio dei talenti”.
Sarebbe bello che all’interno della nostra comunità si ritornasse a riflettere
sul fare oratorio e sull’essere oratorio.
L’oratorio, in quanto espressione
educativa della comunità ecclesiale, condivide con essa il desiderio e
l’urgenza della missione evangelizzatrice, che consiste nel realizzare
l’annuncio e la trasmissione del Vangelo e insieme annunciare il Signore Gesù
con parole e azioni, cioè farsi strumento della sua presenza e azione nel
mondo. Nel compiere tale missione l’oratorio ha un suo modo specifico che si
caratterizza nello stile e nel metodo, assumendo forme e attività adeguate alle
esigenze e ai cammini sia del singolo che dei gruppi: esso «accompagna nella
crescita umana e spirituale» inserendosi nel ritmo quotidiano delle persone e
della comunità civile e proponendo iniziative, percorsi, esperienze, relazioni
e contenuti che, in modo esplicito o implicito, vogliono favorire l’incontro
con il Signore Gesù e con il suo dono di vita buona. Per questo l’oratorio si
configura come un variegato e permanente laboratorio di interazione tra fede e
vita.
Tali percorsi, nella loro
diversità e ricchezza, si caratterizzano per uno specifico stile di
evangelizzazione, possibile e tanto più efficace quanto più attua le seguenti
condizioni:
-
la testimonianza di fede in
una concreta comunità cristiana da parte di coloro che animano l’oratorio:
passione e competenza educative hanno nella consapevolezza del mandato
ecclesiale e nel riferimento a Cristo buon pastore il loro fondamento sorgivo;
-
l’inserimento dei ragazzi e
dei giovani in un’esperienza oratoriana che è allo stesso tempo cammino
personalizzato e comunitario: l’ambiente nel suo insieme, con la ricchezza di
relazioni personali, attività ed esperienze, ne accompagna e illumina la
crescita (presenza di molteplici figure adulte, anno liturgico e pastorale,
incontri ed attività di gruppo, attività estive, feste patronali, iniziative di
carità e di solidarietà …); tuttavia è nel rapporto personale con una guida e
nella preghiera che egli viene aiutato a fare sintesi di vita e scelte di
futuro in quanto discepolo del Signore;
-
l’accoglienza progettuale del
ragazzo e del giovane, rispettati nel loro percorso storico di vita e nei loro
interessi espressivi e ricreativi, ma insieme pro-vocati e sollecitati nel loro
cammino di crescita e maturazione verso la pienezza di maturità in Cristo,
avendo come orizzonte l’inserimento responsabile nella comunità ecclesiale e
civile e la propria santificazione;
-
la possibilità di percorsi
graduali e differenziati: ragazzi e giovani, pur appartenendo alla medesima
fascia di età oppure frequentando le medesime attività scolastiche e
oratoriali, hanno esigenze e storie diverse, per cui è opportuno che il dono di
vita buona del Vangelo si adatti ad ogni singola persona, incontrando i giovani
al punto in cui si trova la loro libertà e accompagnandoli nella loro piena
maturazione.