Cari
amici e care amiche,
vorrei farvi cordialmente gli auguri
di una buona estate, sospendendo momentaneamente il nostro dialogo attraverso
questi duecentoventisei editoriali che mi hanno permesso di farmi conoscere e
di imparare a conoscervi: grazie!
I miei auguri sono legati ad una
riflessione sul silenzio che magari negli spazi di vacanza potremmo riuscire a
fare più facilmente: infatti il silenzio lo dovremmo trovare soprattutto nel
nostro quotidiano, normalmente … Ma
perché fare silenzio?
Anzitutto perché nel silenzio facciamo
esperienza di tutte quelle energie “sopite”: esso ci aiuta a “ricordare”
(ovvero “riportare al cuore” ciò che avviene), stimola la memoria e proprio nel
silenzio diventiamo più recettivi alle impressioni trasmesse dai nostri sensi.
Solo così allora quando vediamo, ascoltiamo, odoriamo, tocchiamo, riusciremo a
fare tutto meglio … La solitudine, quella scelta liberamente, ci rende diversi
perché ci aiuta ad ascoltare ciò che abita in noi, nelle profondità … In modo
particolare possiamo imparare le ragioni
che ci fanno parlare, anche a sproposito: sovente infatti le nostre parole sono
strumento di conquista o di seduzione, mirano ad attirare l’attenzione, permettendo
al nostro “io” di acquistare “potere” e successo, dominio e possesso. Scopriamo
così che a volte le nostre parole sono aggressive e interessate, segretamente
piegate a uno scopo non dichiarato, ma che risultano essere strumento di
manipolazione. Dunque nel silenzio … impariamo a parlare! Sicuramente
diventiamo più vigilanti sullo stile con il quale comunichiamo, affinché nel
dialogo le parole possano essere sempre più fonte di comunione, di pace, di
tenerezza e comprensione.
Poi, il silenzio è la condizione
per far posto alla Parola di Dio. Dio, infatti, entra nella vita in silenzio,
non si impone: ... Spesso ci si confonde: non è Dio a tacere, bensì noi a non
ascoltare, incapaci a cogliere le Parole di Dio, quel Dio che si rivela di pari
passo con la nostra conversione a Lui, Dio della storia e Dio personale (Dio di
Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe … Dio di Gesù, il Padre!). Quando una
persona arriva ad interessarsi della Presenza di Dio, si rende conto che Dio
stava già lì da tanto tempo, pronto al dialogo! E’ ovvio che occorre decidere
di fare silenzio, di allenarsi a “sentire” (cfr. Insieme n° 165-166-176): chi
va in cerca di aquile non si può accorgere delle farfalle! Molti santi, donne e
uomini, grandi contemplativi, esercitati alla preghiera e ad una vita di
adesione a Gesù nella perseveranza, talora hanno conosciuto “il silenzio di
Dio”, la tentazione dell’ateismo e del vuoto: ma malgrado tutto hanno saputo
intuire che Dio è sempre presente. E’ proprio la loro testimonianza che ci
insegna che quando imputiamo a Dio il suo mutismo, in realtà siamo noi incapaci
di ascoltarLo … Buona estate e … buon silenzio!