Cari
amici e care amiche,
domenica 22 maggio, durante la Pasqua
domenicale, ammetteremo 49 ragazzi e ragazze a ricevere per la prima volta la
Comunione. Questo fatto è motivo di grande gioia per la Comunità: quanti si
commuovono a vedere questi “cuccioli” vestiti di bianco ricevere con emozione
il Pane! A noi adulti fa bene vedere questo fatto comunitario perché ci fa
sentire la nostalgia dell’innocenza, della semplicità, dell’essenzialità! Ma,
mettendo da parte queste realtà, il giorno della prima Comunione a volte viene pian
piano sepolto …
Anzitutto perché noi adulti facciamo
fatica a partecipare costantemente alla Pasqua domenicale, poiché – pur avendo
già fatto da anni la prima Comunione! – ancora non ne capiamo il senso … Poi
perché la Comunione con Gesù non è solo “fare la Comunione”, ma imparare a
vivere “in Comunione” con Gesù, ovvero “respirare” un po’ Gesù almeno
all’interno della famiglia, perché la famiglia è “cristiana”! Diversamente si
condanna il “fare la Comunione” ad un isolamento che la asfissierà, finché non
rimarrà un gesto vuoto e inconsistente. L’amicizia con Gesù attraverso la Sua
Parola PRECEDE la Comunione! Non viceversa. Infine perché noi grandi stentiamo
a “lasciarci andare”: che bene fa ai bambini vedere il papà in ginocchio che
prega, anche se non può fare la Comunione! Il papà che risponde alla Messa e
non teme di venire nelle panche avanti! La mamma che durante la Messa ascolta
con attenzione la Parola di Dio e aiuta chi è attorno a fare silenzio! Questi
gesti valgono anni di catechismo!
Un grande prete, uno dei “miei santi”,
considerato strano e rivoluzionario, prima emarginato dalla Chiesa e poi
reintegrato, fondò nel dopoguerra, nel grossetano, la Comunità di Nomadelfia:
questo prete decise (non senza porre gravi problemi!) che nella sua comunità la
Comunione fosse data anche ai bambini piccoli, anche di tre anni, a patto che riconoscessero,
con la loro semplicità, nell’Ostia
consacrata, la Presenza di Gesù. E allora ci sarà scappato di domandarci: ma
questi 49 ragazzi e ragazze di 10 anni… CAPISCONO? La domanda, invece, è
un’altra: NOI CAPIAMO?
Il
vostro parroco