venerdì 13 maggio 2016

INSIEME n° 220 - 15 maggio 2016 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
a volte ci capita di sentir parlare di spiritualità: è una parola un po’ “magica”, quasi un contenitore di tante opinioni e tendenze riguardanti il mondo del sacro e del religioso. Dunque, una parola che normalmente viene usata con poca precisione, ma necessaria, sempre …
Penso che parlare di “spiritualità” significhi anzitutto e primariamente parlare di una persona precisa, di un “uomo spirituale”, di una “donna spirituale”, ovvero “nati dallo Spirito” (Gv 3), che vivono secondo lo Spirito (Gal 5,13): non semplicemente “nati”!!! Naturalmente stiamo parlando dello Spirito di Gesù e del Padre: cioè noi cristiani ci riferiamo unicamente a Gesù, non genericamente a Dio ... Lo Spirito Santo è il dono che Gesù ci ha fatto nella sua Pasqua (Gv 19,30; 20,12) per essere capaci di “fare memoria” del suo amore: è il dono che ci viene trasmesso nel Battesimo e nella Cresima!
Da qui muove tutta la comprensione della cosiddetta “esperienza spirituale”, propria di quanti diventano “nuovi” perché nati da questo Spirito, e non da altri “spiriti”!
“Memoria”però non vuol dire ripetizione. Se fosse ripetizione sarebbe come astrarsi dal tempo, dalla quotidianità! Il cristiano è “memoria di Gesù” qui e ora, in questo tempo e per questo tempo: la memoria dice la vita nella concretezza del proprio tempo storico. “Memoria di Gesù significa, in particolare, “memoria del Signore Crocifisso Risorto”: nella Pasqua ci è dato lo Spirito (cfr Gv 19,30 e 20,22), che è Spirito “creatore”, ossia lo Spirito che è “memoria” senza mai essere ripetizione.
La ricchezza della Pasqua di Gesù ci raggiunge “liturgicamente”, nella Eucarestia e nella Pasqua domenicale e - come sanno tutti i nostri chierichetti - nello svolgersi dei diversi tempi liturgici. Con i diversi colori dei paramenti, vengono proposte le ricchezze dell’unico “mistero” di Cristo Gesù, il Signore crocifisso e risorto. Possiamo parlare, allora, di “spiritualità nel tempo (liturgico) di” Pasqua o di Avvento etc. etc. Che bello se al termine di questo tempo Pasquale, che si conclude con la festa della Pentecoste, ognuno di noi si sforzasse di individuare quali ricchezze e quali implicazioni della Pasqua di Gesù “passano” a ciascuno in questo “tempo”, al fine che ciascuno se ne «appropri», per diventare sempre più, anche così, “memoria” del Signore Gesù. Che bello anche  diventare attenti alle indicazioni dello Spirito di Gesù affinché ogni “tempo liturgico” possa essere occasione propizia per diventare sempre più uomini e donne “di fede” ovvero (ed è lo stesso) uomini e donne “spirituali”.
                        Il vostro parroco