venerdì 15 aprile 2016

INSIEME n° 216 - 17 aprile 2016 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
il tempo di Pasqua che stiamo vivendo ci ricorda che l’esperienza cristiana ha senso solo se ci si riferisce a Gesù!
Diversamente “si rimane battezzati”, formalmente cristiani, ma praticamente “scristianizzati” o genericamente riferiti alla “religione cattolica”: una vaghezza così vaga e sganciata dalla vita e dalle scelte quotidiane che si potrebbe essere all’occorrenza anche atei o credere a tutto … E tutto questo senza magari “volerlo”: di fatto però … “va così” proprio perché, alla fine, “non si vuole”!
Invece, vivere da cristiani è lasciar parlare “solo” Gesù, e Gesù “solo” (il Maestro!), senza ridursi allo spontaneismo di chi dice “per me è così”! Riferirsi a Gesù, infatti, comporta quel rinnegamento di sé che è prendere la croce dell’essere discepoli: “chi mi vuol seguire rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,34).
Rinnegamento significa dirsi dei no e dire dei no, non per il gusto di dirli, ma perché SE dico di SI’ al mio essere discepolo, allora non lo posso fare senza dire dei no a proposte magari socialmente normali, ma poco consone con il Vangelo, anche se “fan tutti così” oppure “non c’è nulla di male”.
Durante la Quaresima, nelle confessioni, ho parlato con tanti di questo “spirito di sacrificio” che l’essere “secondo Gesù” comporta. Ma quando uno si lascia attrarre dall’amore pasquale di Gesù, dal suo modo di concepire la vita e la nostra come dono che si fa perdono, trova la gioia di essere un salvato, trova la gioia liberante di dirsi peccatore perdonato, trova la gioia della pienezza di sentirsi amato: allora, solo allora, si comincia a lottare contro tutto ciò che allontana dall’Amore, si comincia a “fare penitenza”.
I luoghi classici della penitenza toccano gli aspetti più quotidiani dell’esistenza, come a dire che se uno non vive la sua concreta esistenza “da cristiano”, vivrà … d’altro! Essi sono le pratiche del digiuno (mangiare e bere), la veglia (dormire e riposarsi), il silenzio (parlare e tacere), il pellegrinaggio (camminare e stare fermi). Diventano anche luoghi che possono diventare occasione per crescere nella fede: in modo particolare il pellegrinaggio giubilare a Roma, quello a Caravaggio e quello a Seveso sarebbe bello se ci aiutassero a crescere nella fede e nella conoscenza della Parola di Gesù, senza vivere arrivati o adagiati o “secondo me” …
                        Il vostro parroco