Cari
amici e care amiche,
rimango sempre
meravigliato dalla forza della Resurrezione di Gesù che si manifesta nella
varietà di realizzazione della sequela a Lui: perciò non tutti i credenti in
Lui sono chiamati a vivere le stesse esperienze, né a dare alla propria
testimonianza le stesse caratteristiche!
C’è chi lotta
appassionatamente per la giustizia, c’è chi è a contatto con le realtà più
povere: costoro incarnano certamente in maniera nitida la carità del Vangelo.
Ma lo Spirito del Risorto è capace di plasmare altre forme: per cui cammina
sulla strada del Vangelo anche chi spende la sua dedizione a Gesù in clausura
pur senza recarsi fisicamente in un quartiere degradato o a visitare i carcerati;
cammina sulla strada del Risorto chi dedica gratis tempo ed energie a persone
anziane o ammalate, oppure chi si occupa dell’educazione dei propri figli; chi
pazientemente, continua a servire la Comunità in ambiti assolutamente non in
vista né appariscenti; chi nella stessa Comunità, accettando magari umiliazioni,
persevera - senza ricambiare con la
stessa velenosa e mortifera moneta - in compiti di responsabilità. Non solo, ma
credo che anche queste siano le famose “periferie” di cui sempre papa Francesco
ci parla, sognando una Chiesa in uscita … Dopo la Resurrezione di Gesù non c’è
superiorità tra le membra del suo Corpo: nessuno può sentirsi superiore ad un
altro o ritenere di incarnare da solo la forma più alta di servizio. La stessa
cosa vale per le esperienze di preghiera, di appartenenza a movimenti o altri
gruppi! E’ anche svilente che alcuni insistano che altri partecipino alla “loro
esperienza” - in quel o in quell’altro luogo, con quel o quell’altro tale -
quasi che essa fosse più “funzionante” o più evangelica: l’umiltà rimane la
prima virtù del discepolo di Gesù, indispensabile per far risplendere di per sé
l’autenticità dell’esperienza stessa.
Il vostro parroco