venerdì 25 marzo 2016

INSIEME n° 213 - 27 marzo 2016 - anno 6° dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
rimango sempre meravigliato dalla forza della Resurrezione di Gesù che si manifesta nella varietà di realizzazione della sequela a Lui: perciò non tutti i credenti in Lui sono chiamati a vivere le stesse esperienze, né a dare alla propria testimonianza le stesse caratteristiche!
C’è chi lotta appassionatamente per la giustizia, c’è chi è a contatto con le realtà più povere: costoro incarnano certamente in maniera nitida la carità del Vangelo. Ma lo Spirito del Risorto è capace di plasmare altre forme: per cui cammina sulla strada del Vangelo anche chi spende la sua dedizione a Gesù in clausura pur senza recarsi fisicamente in un quartiere degradato o a visitare i carcerati; cammina sulla strada del Risorto chi dedica gratis tempo ed energie a persone anziane o ammalate, oppure chi si occupa dell’educazione dei propri figli; chi pazientemente, continua a servire la Comunità in ambiti assolutamente non in vista né appariscenti; chi nella stessa Comunità, accettando magari umiliazioni, persevera - senza  ricambiare con la stessa velenosa e mortifera moneta - in compiti di responsabilità. Non solo, ma credo che anche queste siano le famose “periferie” di cui sempre papa Francesco ci parla, sognando una Chiesa in uscita … Dopo la Resurrezione di Gesù non c’è superiorità tra le membra del suo Corpo: nessuno può sentirsi superiore ad un altro o ritenere di incarnare da solo la forma più alta di servizio. La stessa cosa vale per le esperienze di preghiera, di appartenenza a movimenti o altri gruppi! E’ anche svilente che alcuni insistano che altri partecipino alla “loro esperienza” - in quel o in quell’altro luogo, con quel o quell’altro tale - quasi che essa fosse più “funzionante” o più evangelica: l’umiltà rimane la prima virtù del discepolo di Gesù, indispensabile per far risplendere di per sé  l’autenticità dell’esperienza stessa.
                        Il vostro parroco