venerdì 5 febbraio 2016

INSIEME n° 206 - 7 febbraio 2016 - anno 5° dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
è stata una bellissima serata quella di lunedì scorso con tutti i volontari della nostra Comunità, radunati per guardare alla Misericordia in questo anno di giubileo. Bellissima per tanti motivi: anzitutto perché chi non ha potuto venire ha avvisato, e questo fatto ha contribuito a dare importanza al momento, poiché qualcuno è stato dispiaciuto della propria assenza e l’ha fatto sapere agli altri. E gli altri hanno percepito la fortuna di poter partecipare a un momento davvero importante, proprio perché qualcuno si è rammaricato di non esserci e l’ha voluto far sapere …
Poi, la serata è stata bellissima perché tanti adulti hanno scelto di “fermarsi”: e questo è già straordinario, perché a volte siamo presi dalla frenesia, dal vortice del fare, con il rischio di fare senza mille cose senza mai fermarsi a pensarne neppure una …
Bellissima, infine, perché la serata aveva uno scopo ben preciso, arduo e accattivante: quello di “interrogarsi”, per non rischiare di diventare persone chiuse su se stesse, brave per definizione propria, impermeabili alle parole del Vangelo che inquietano la falsa pace delle nostre coscienze. Chi è venuto lunedì, sapeva che fare il volontario non significa automaticamente crescere, migliorare, maturare … Qualcuno, infatti, proprio nel “fare del bene” - e pur facendolo! - si incattivisce, si intristisce, diventa generatore di chiacchiere e lamentele e,  come da manuale, sempre “alle spalle”! Lunedì invece, noi, volontari di una Comunità cristiana, abbiamo riscoperto la bellezza di lasciarci guardare da Gesù che addirittura durante la sua Passione ha cercato lo sguardo di Pietro, che lo aveva tradito (Lc 22,61): perché sappiamo che, come Pietro, facciamo fatica a volgerci verso Gesù … Noi volontari impariamo a “contare” su quello sguardo che non giudica, non condanna, non rimprovera, non rinfaccia, ma giustifica … Noi volontari sappiamo che, digiunare da quello sguardo, significherebbe impoverire le nostre opere, privarle di quei tratti che fanno, di noi volontari, gioiosi servitori …
                        Il vostro parroco