Cari
amici e care amiche,
ci
prepariamo a celebrare gli anniversari di Matrimonio nella nostra Comunità ed è
bello che tante coppie abbiano capito il valore di ricordare ogni anno il proprio anniversario, senza
aspettare i numeri “tondi” o classici, che pur hanno il loro fascino. Così come
è bello che altre coppie siano contente di festeggiare i numeri “alti” nella Comunità e non solo privatamente.
Durante
il percorso in preparazione al Matrimonio cristiano, i futuri sposi apprendono
che sono proprio loro ad essere ministri del Sacramento! In forza del loro
Battesimo, infatti, si scambiano il consenso che il sacerdote semplicemente
“ratifica”: essi stessi sono segno di quel Sacramento che i nubendi - mediante
un atto libero e consapevole - pongono in essere! Negli altri Sacramenti il
soggetto che riceve il Sacramento è distinto dal ministro e dal segno del
Sacramento: ad esempio, nel Battesimo, il segno è l’acqua benedetta; il
ministro è il sacerdote e il soggetto è il battezzando. Nel Matrimonio invece
c’è identità tra ministro e soggetto e lo stesso segno sacramentale consiste in
un atto umano di consenso! Tutto questo, oltre che a stupirci sempre e a farci
meditare, diventa uno spunto per imparare finalmente a pensare la Chiesa come
ad una articolazione di ministeri, di servizi. Guardiamo ad esempio alla
Celebrazione dell’Eucaristia: abbiamo pensato per anni che la Messa fosse un lungo
atto del prete che consacra. Oggi la Messa, invece, soprattutto la Pasqua domenicale,
tende ad essere un’armonia di ministeri: ministri per l’accoglienza, specialmente dei bambini e dei ragazzi; ministri che proclamano
la Parola e la offrono all’ascolto in maniera comprensibile, e non semplicemente
che leggono; ministri musicali nelle varie forme; persone
diverse che presentano i doni all’altare e altre che raccolgono la colletta per
i bisogni della Comunità e del quartiere; ministri per il momento della Comunione
… Una Chiesa matura va verso l’articolazione, la più ampia possibile dei
ministeri, lontani dalle logiche del protagonismo e dei pochi che fanno tutto:
la posta in gioco non è “una cosa - pur sacra – da fare”, bensì l’identità
stessa della Chiesa che indica la presenza del Signore con compiti articolati,
vari, compositi e armonici, con lo stile inconfondibile della gratuità, della
trasparenza, della squisitezza dei tratti. Tutti possiamo essere ministri di
Gesù, ognuno con la sua competenza e la sua ricchezza, ognuno per la sua parte
e il suo tempo, ognuno lasciandosi educare da quello che Gesù chiama a fare,
nella Sua Chiesa.
Il vostro parroco