Cari
amici e care amiche,
in
questi giorni che “chiudono” il 2015, il sentimento che prevale in me è il
ringraziamento per la “compagnia” della Comunità e del Signore. Un sentimento
che la Chiesa ci invita ad avere con il canto del Te Deum nell’ultima Messa
dell’anno, guardando ai benefici che il Signore ci concede perché possiamo
avere “vita e vita abbondante” (Gv 10,10).
Spontaneamente,
poi, la mente è andata, a quello che tutto il mondo conosce come l’Inno alla gioia, che chiude la nona
sinfonia di Beethoven e che è diventato l’inno europeo: la musica “prende” chiunque
lo ascolta, è travolgente, emozionante …
Questo
inno ha anche un testo che, per curiosità, sono andato a leggere nella sua traduzione,
essendo stato scritto in tedesco: nonostante quella musica sia una delle realtà
più sublimi che possano essere uscite dal genio umano, capace di far vibrare il
cuore di chiunque, il testo, invece, con grande mia sorpresa, canta una gioia …
“deludente”! La gioia – si canta – è
“scintilla luminosa degli dei, figlia dell’Elisio”; gli uomini varcano le porte
del suo santuario “inebriati di fuoco”; “gioia bevono tutti gli uomini dai seni
della natura” … Leggendo tutte le parole dell’inno ci si accorge che esse esasperano
tanti bisogni che abbiamo, ma non indicano nulla per soddisfarli! Unitamente
alla musica, le frasi dell’inno “sparano” in alto il cuore, ma lo stesso cuore
ritorna subito a terra abbacchiato, perché quella gioia cantata è un po’
mitologica, vagheggiata, non si realizza da nessuna parte! L’Inno alla gioia mi sembra che canti solo l’umana felicità, la
quale è sempre velata di tristezza perché non c’è nessuna gioia che dura per
sempre … Anzi, più essa ci sembra intensa - come l’amore - tanto più reca in
sé, nascostamente, l’angoscia di sapere con certezza che essa finirà … Come quando
scocca la mezzanotte del 2015, un tempo “finito”, che mai più tornerà … Tanti
poeti nella storia hanno intuito il triste segreto della gioia umana, uno per
tutti, Leopardi: “diman tristezza e noia / recheran l’ore ed al travaglio usato
/ ciascuno, in suo pensier, farà ritorno” (Il
sabato del villaggio). Di contro, infine, mi è venuto in mente un altro
“inno alla gioia”, diametralmente opposto: il Magnificat, di tal Maria di Nazareth! Lì si canta un’altra gioia, quella
che la fede offre, quella che è già stata “realizzata” da Gesù, basata sulla
azione di Dio nella nostra storia. Una gioia che è disponibile per tutti e non
come nell’altro inno dove “Chi ha avuto la gioia di possedere un amico o una
buona moglie, chi ha conosciuto, non fosse che per un’ora sola, cos’è l’amore,
questi si accosti pure! Ma chi non ha conosciuto nulla di tutto ciò, è bene che
lasci piangente e furtivo la nostra compagnia”!!! Invece la gioia della fede è
in special modo offerta proprio a chi di gioie terrene non ne conosce molte!
Che
questo nuovo anno sia “buono” perché “ancorato” a quella gioia che Gesù ci ha
portato, quella che non ha la fine, e che ciascuno possa dire come Maria “d’ora in poi tutte le generazioni mi
conosceranno come felice”.
Il vostro parroco