venerdì 1 gennaio 2016

INSIEME n° 201 - 3 gennaio 2016 - anno 5° dall'entrata nella nuova Chiesa

Cari amici e care amiche,
in questi giorni che “chiudono” il 2015, il sentimento che prevale in me è il ringraziamento per la “compagnia” della Comunità e del Signore. Un sentimento che la Chiesa ci invita ad avere con il canto del Te Deum nell’ultima Messa dell’anno, guardando ai benefici che il Signore ci concede perché possiamo avere “vita e vita abbondante” (Gv 10,10).
Spontaneamente, poi, la mente è andata, a quello che tutto il mondo conosce come l’Inno alla gioia, che chiude la nona sinfonia di Beethoven e che è diventato l’inno europeo: la musica “prende” chiunque lo ascolta, è travolgente, emozionante …
Questo inno ha anche un testo che, per curiosità, sono andato a leggere nella sua traduzione, essendo stato scritto in tedesco: nonostante quella musica sia una delle realtà più sublimi che possano essere uscite dal genio umano, capace di far vibrare il cuore di chiunque, il testo, invece, con grande mia sorpresa, canta una gioia … “deludente”!  La gioia – si canta – è “scintilla luminosa degli dei, figlia dell’Elisio”; gli uomini varcano le porte del suo santuario “inebriati di fuoco”; “gioia bevono tutti gli uomini dai seni della natura” … Leggendo tutte le parole dell’inno ci si accorge che esse esasperano tanti bisogni che abbiamo, ma non indicano nulla per soddisfarli! Unitamente alla musica, le frasi dell’inno “sparano” in alto il cuore, ma lo stesso cuore ritorna subito a terra abbacchiato, perché quella gioia cantata è un po’ mitologica, vagheggiata, non si realizza da nessuna parte! L’Inno alla gioia mi sembra che canti solo l’umana felicità, la quale è sempre velata di tristezza perché non c’è nessuna gioia che dura per sempre … Anzi, più essa ci sembra intensa - come l’amore - tanto più reca in sé, nascostamente, l’angoscia di sapere con certezza che essa finirà … Come quando scocca la mezzanotte del 2015, un tempo “finito”, che mai più tornerà … Tanti poeti nella storia hanno intuito il triste segreto della gioia umana, uno per tutti, Leopardi: “diman tristezza e noia / recheran l’ore ed al travaglio usato / ciascuno, in suo pensier, farà ritorno” (Il sabato del villaggio). Di contro, infine, mi è venuto in mente un altro “inno alla gioia”, diametralmente opposto: il Magnificat, di tal Maria di Nazareth! Lì si canta un’altra gioia, quella che la fede offre, quella che è già stata “realizzata” da Gesù, basata sulla azione di Dio nella nostra storia. Una gioia che è disponibile per tutti e non come nell’altro inno dove “Chi ha avuto la gioia di possedere un amico o una buona moglie, chi ha conosciuto, non fosse che per un’ora sola, cos’è l’amore, questi si accosti pure! Ma chi non ha conosciuto nulla di tutto ciò, è bene che lasci piangente e furtivo la nostra compagnia”!!! Invece la gioia della fede è in special modo offerta proprio a chi di gioie terrene non ne conosce molte!
Che questo nuovo anno sia “buono” perché “ancorato” a quella gioia che Gesù ci ha portato, quella che non ha la fine, e che ciascuno possa dire come Maria “d’ora in poi tutte le generazioni mi conosceranno come felice”.
                        Il vostro parroco