sabato 26 dicembre 2015

INSIEME n° 200 - 27 Dicembre 2015 - anno 5° dall'entrata nella nuova Chiesa

Cari amici e care amiche,
in questi giorni con tutta la Chiesa stiamo celebrando il mistero dell’Incarnazione di Dio: sarebbe meglio tra noi esprimerci così, perchè la parola “Natale” l’abbiamo vista abusata e quindi stravolta nel suo significato … Usiamo due espressioni per parlare del Natale di Gesù: “si è fatto uomo” e “si è incarnato”, espressioni che stanno nel Credo della Chiesa da secoli, espressioni per le quali i Concili della Chiesa hanno dovuto mettere i puntini sulle “i”! Questo vuol dire due cose: prima di tutto che sempre, quando si ha a che fare con Dio, si hanno degli interrogativi, perché l’agire di Dio sembra mettersi “di traverso” ai nostri poveri orizzonti e alle nostre limitate vedute; e poi che il credente non può non sapere che le parole, nella fede, contano “da morire”! Infatti nei Concili si sono “scannati” per arrivare proprio a quelle parole e non ad altre nella formulazione della fede “cattolica”. Invece, ad esempio, per noi “si è fatto uomo” e “si è incarnato” sembrano avere lo stesso senso … NO! Chi crede deve sapere che non è la stessa cosa! Il non saperlo, nella storia, ha generato cose strane e dolorose per la fede stessa e per le persone credenti … Incarnarsi e farsi uomo non sono la stessa cosa … “Farsi uomo” non è uguale a “farsi maschio”: per noi nel nostro linguaggio non c’è una parola che distingua l’essere uomo dall’essere uomini in modo maschio, noi diciamo “uomo e donna”! Nel linguaggio biblico non esiste uomo e donna, ma esiste la vita umana che può essere maschile o femminile!
“Dio si è fatto uomo” non significa che abbia così privilegiato i maschi! Anche nel cristianesimo (e non solo) c’è stato maschilismo a causa di questa poca comprensione … Significa invece che Dio ha assunto la vita umana e nella concretezza, certo, la forma maschile: ma il Credo non dice “si è fatto maschio”!!! Il nostro Dio non privilegia i maschi rispetto alle femmine, ha assunto la vita umana, è entrato nella storia umana, senza escludere nessuno! Non aver compreso questo ha portato a “peccare contro il Credo”, ad esempio, considerando la donna inferiore all’uomo, mettere in secondo piano la realtà femminile, dando pure una cattiva immagine del nostro Dio.
Dio si è fatto uomo “incarnandosi”: scegliendo, cioè, la via dell’uomo “carne”, della fragilità. Incarnandosi Dio sceglie non la via della potenza e della gloria, ma quella della debolezza. E, anche qui, se avessimo capito che il nostro Dio si è fatto uomo incarnandosi, nel corso dei secoli la Chiesa non si sarebbe data da fare ad assumere potenza e privilegi, ma sarebbe stata povera (non misera …), nella logica dell’incarnazione. Incarnarsi, non è uguale a farsi uomo, dunque: è farsi uomo in una maniera ben precisa, quella dell’incarnazione, della debolezza, della povertà. Che bella la beatitudine di Gesù: beati i poveri! Non ha detto beati quelli che aiutano i poveri, perché loro sono potenti! Beati i poveri, cioè quelli che entrano nella logica di Dio che ha assunto la natura umana incarnandosi! Noi facciamo fatica a capire questa beatitudine e preferiamo aiutare i poveri (che comunque è cosa buona, ma che può fare giustamente anche un ateo o uno di qualsivoglia religione …)! Se noi comprendessimo un pochino il Natale di Gesù – Dio che si è fatto uomo incarnandosi – nel nostro piccolo noi saremmo meno preoccupati di avere atteggiamenti per fare colpo sugli altri, come fanno i ricchi; saremmo contenti invece di quello che abbiamo, ci sarebbe meno miseria, impareremmo a stimare tutte le condizioni umane, vivremmo la nostra vita umana nella contentezza di chi vive nella carne, nella debolezza, consapevoli di dover vivere anche “il morire”; non punteremmo ai primi posti, coltivando così quella incapacità di lasciare il posto ad altri perché “non mollo”; saremmo capaci di valorizzare gli altri senza la paura che qualcuno mi rubi il posto. Quanta gioia nascondono le parole giuste, le parole con il loro significato, le parole antiche per il nuovo anno …
Buon anno.
                        Il vostro parroco