Cari
amici e care amiche,
in
questi giorni con tutta la Chiesa stiamo celebrando il mistero
dell’Incarnazione di Dio: sarebbe meglio tra noi esprimerci così, perchè la
parola “Natale” l’abbiamo vista abusata e quindi stravolta nel suo significato
… Usiamo due espressioni per parlare del Natale di Gesù: “si è fatto uomo” e
“si è incarnato”, espressioni che stanno nel Credo della Chiesa da secoli,
espressioni per le quali i Concili della Chiesa hanno dovuto mettere i puntini
sulle “i”! Questo vuol dire due cose: prima di tutto che sempre, quando si ha a
che fare con Dio, si hanno degli interrogativi, perché l’agire di Dio sembra
mettersi “di traverso” ai nostri poveri orizzonti e alle nostre limitate
vedute; e poi che il credente non può non sapere che le parole, nella fede,
contano “da morire”! Infatti nei Concili si sono “scannati” per arrivare
proprio a quelle parole e non ad altre nella formulazione della fede
“cattolica”. Invece, ad esempio, per noi “si è fatto uomo” e “si è incarnato”
sembrano avere lo stesso senso … NO! Chi crede deve sapere che non è la stessa
cosa! Il non saperlo, nella storia, ha generato cose strane e dolorose per la
fede stessa e per le persone credenti … Incarnarsi e farsi uomo non sono la
stessa cosa … “Farsi uomo” non è uguale a “farsi maschio”: per noi nel nostro
linguaggio non c’è una parola che distingua l’essere uomo dall’essere uomini in
modo maschio, noi diciamo “uomo e donna”! Nel linguaggio biblico non esiste
uomo e donna, ma esiste la vita umana che può essere maschile o femminile!
“Dio
si è fatto uomo” non significa che abbia così
privilegiato i maschi! Anche nel cristianesimo (e non solo) c’è stato
maschilismo a causa di questa poca comprensione … Significa invece che Dio ha
assunto la vita umana e nella concretezza, certo, la forma maschile: ma il
Credo non dice “si è fatto maschio”!!! Il nostro Dio non privilegia i maschi
rispetto alle femmine, ha assunto la vita umana, è entrato nella storia umana,
senza escludere nessuno! Non aver compreso questo ha portato a “peccare contro
il Credo”, ad esempio, considerando la donna inferiore all’uomo, mettere in
secondo piano la realtà femminile, dando pure una cattiva immagine del nostro
Dio.
Dio
si è fatto uomo “incarnandosi”: scegliendo, cioè, la via dell’uomo
“carne”, della fragilità. Incarnandosi Dio sceglie non la via della potenza e
della gloria, ma quella della debolezza. E, anche qui, se avessimo capito che
il nostro Dio si è fatto uomo incarnandosi, nel corso dei secoli la Chiesa non
si sarebbe data da fare ad assumere potenza e privilegi, ma sarebbe stata
povera (non misera …), nella logica dell’incarnazione. Incarnarsi, non è uguale
a farsi uomo, dunque: è farsi uomo in una maniera ben precisa, quella
dell’incarnazione, della debolezza, della povertà. Che bella la beatitudine di
Gesù: beati i poveri! Non ha detto beati quelli che aiutano i poveri, perché
loro sono potenti! Beati i poveri, cioè quelli che entrano nella logica di Dio
che ha assunto la natura umana incarnandosi! Noi facciamo fatica a capire
questa beatitudine e preferiamo aiutare i poveri (che comunque è cosa buona, ma
che può fare giustamente anche un ateo o uno di qualsivoglia religione …)! Se
noi comprendessimo un pochino il Natale di Gesù – Dio che si è fatto uomo
incarnandosi – nel nostro piccolo noi saremmo meno preoccupati di avere
atteggiamenti per fare colpo sugli altri, come fanno i ricchi; saremmo contenti
invece di quello che abbiamo, ci sarebbe meno miseria, impareremmo a stimare
tutte le condizioni umane, vivremmo la nostra vita umana nella contentezza di
chi vive nella carne, nella debolezza, consapevoli di dover vivere anche “il
morire”; non punteremmo ai primi posti, coltivando così quella incapacità di
lasciare il posto ad altri perché “non mollo”; saremmo capaci di valorizzare
gli altri senza la paura che qualcuno mi rubi il posto. Quanta gioia nascondono
le parole giuste, le parole con il loro significato, le parole antiche per il
nuovo anno …
Buon
anno.
Il vostro parroco