Cari
amici e care amiche,
“Ah! Quanto ti
costò l’avermi amato!”: così nel canto natalizio “Tu
scendi dalle stelle”, ma è stato questo anche il titolo del nostro ritiro
parrocchiale di sabato scorso.
Ancora
una volta ringrazio tutti coloro che hanno partecipato, perché ho sperimentato
come lo Spirito di Gesù e del Padre stanno lavorando nella nostra Comunità!
Siamo stati a contatto non con una Parola scritta, bensì raffigurata: abbiamo
contemplato “La Crocifissione” di Grunewald, quella a cui si è ispirata la mia
immaginetta del venticinquesimo di sacerdozio. Ho avuto così occasione di spiegare,
come vi avevo promesso, quella immaginetta e il perché della scelta di un
particolare della raffigurazione. Ma soprattutto ha creato un po’ di sgomento
il fatto che un ritiro di Avvento si ispirasse alla Crocifissione! Ma: “così
(Gesù) ci ha amato”!!! Il Bambinello lì è arrivato! I Padri della Chiesa hanno
parlato della Incarnazione di Dio come di un “abbassamento” (kenòsi), ma il punto di arrivo di tale abbassamento
è la Croce: “divenendo simile agli uomini
… umiliò se stesso … fino alla morte e alla morte di Croce” (Fil 2,7-8).
Allora,
dopo aver spiegato i personaggi della tela e gli elementi artistici che la
caratterizzano, ci siamo soffermati a considerare come Cristo non solo soffrì
nel corpo “le pene dell’inferno”, ma soprattutto soffrì quel tipo di inferno
che è la mancanza di amore, ovvero le sofferenze morali e le umiliazioni di
Gesù … La perdita di ogni stima da parte delle autorità civili e religiose, il
fallimento della sua missione rappresentato dal tradimento della fiducia da
parte dei suoi amici, di coloro che aveva Lui stesso scelto, il rinnegamento di
Pietro, il sentirsi mettere le mani addosso da tutti, l’accusa di bestemmia
(colpito in ciò che gli sta più a cuore, cioè la sua unità con il Padre), respinto
dalla gente a cui aveva fatto solo del bene, offeso nella sua regalità da
passanti, soldati, sommi sacerdoti, scribi, quelli crocifissi con Lui … Le sue
ultime ed enigmatiche parole (Dio mio,
Dio mio, perché mi hai abbandonato) sembrano alludere al fatto che Gesù si
sia giocato per noi, come uomo, addirittura la sua figliolanza divina,
sentendosi abbandonato da quel Padre a cui aveva offerto se stesso senza riserve
… In una parola: umiliazione … Eppure la Parola di Dio ci indica che la
partecipazione alle sofferenze di Gesù, non solo quelle corporali, la comunione
con Gesù umiliato, è fonte di gioia! Non solo: la presenza dell’Agnello,
raffigurato ai piedi del Battista che con una zampa tiene una Croce e dal cui
petto esce del sangue che viene raccolto in un calice, richiamano il fatto che
la Croce di Gesù, come l’ha vissuta Lui, non è più solo uno scandalo, ma è
l’atto supremo dell’amore di Dio, è “il
volto della sua Misericordia”!
E
allora, magari, chi ha partecipato al ritiro avrà l’opportunità, PROPRIO davanti
al Presepe, di sospirare - con cognizione di causa - “Ah! Quanto ti costò l’avermi amato” …
Il vostro parroco