Cari
amici e care amiche,
iniziando
il tempo dell’Avvento vorrei ricordare, come sempre faccio, che esso non è solo
il tempo che ci prepara alla festa dell’Incarnazione e la precede, ma è
soprattutto quel tempo in cui la Chiesa ci invita a meditare sul fatto che Dio
si è comunicato totalmente nell’Uomo Gesù, nato da Donna. Ma più ancora
l’Avvento è una dimensione permanente del nostro essere cristiani: Cristo arriva
(ad-ventus, viene verso!) per la fede, sempre! Da quando è venuto, per la fede
possiamo intercettarLo come il Vivente!
La
domanda dell’Avvento è: dove siamo noi? Uno dei nostri “compiti” infatti è
arrivare a noi stessi, “ri-trovarci”, altrimenti non può esserci l’incontro con
Cristo che “arriva”… E possiamo arrivare a noi stessi solo se non facciamo agire
su di noi gli influssi frastornanti che ci giungono o quelli che lasciamo che
continuamente ci giungano, da ogni parte. In altre parole, dobbiamo imparare a fare
silenzio! Imparare a fermarci, imparare a cercare silenzio.
Abbiamo
bisogno di silenzio per diventare noi stessi e per essere completamente presso
di noi e presenti a noi stessi. E’ nel silenzio che si arriva a noi stessi, che
si arriva al cuore: con fatica, certo, perché prima di arrivare ci sono mille
voci che distraggono. Ma il rumore e il continuo non-silenzio ci fa ammalare di
dentro … Il silenzio, poi, ci purifica e ci dona chiarezza, soprattutto quando
c’è rabbia e amarezza: il vino deve riposare perché la feccia si depositi sul
fondo … Il silenzio, infine, è la condizione per stare davanti al Dio che si
rivela, che parla, che mi guarda … I monaci dicono che il silenzio dentro di
noi è sacro, perché è uno spazio in cui il mondo non ha nessun potere, è la nostra
casa …
Quella
dimora alla quale il Signore bussa (Ap 3,20) se è atteso e gradito …
Il vostro parroco