venerdì 13 novembre 2015

INSIEME n° 194 - 15 Novembre 2015 - anno 5° dall'entrata nella nuova Chiesa



Cari amici e care amiche,
iniziando il tempo dell’Avvento vorrei ricordare, come sempre faccio, che esso non è solo il tempo che ci prepara alla festa dell’Incarnazione e la precede, ma è soprattutto quel tempo in cui la Chiesa ci invita a meditare sul fatto che Dio si è comunicato totalmente nell’Uomo Gesù, nato da Donna. Ma più ancora l’Avvento è una dimensione permanente del nostro essere cristiani: Cristo arriva (ad-ventus, viene verso!) per la fede, sempre! Da quando è venuto, per la fede possiamo intercettarLo come il Vivente!
La domanda dell’Avvento è: dove siamo noi? Uno dei nostri “compiti” infatti è arrivare a noi stessi, “ri-trovarci”, altrimenti non può esserci l’incontro con Cristo che “arriva”… E possiamo arrivare a noi stessi solo se non facciamo agire su di noi gli influssi frastornanti che ci giungono o quelli che lasciamo che continuamente ci giungano, da ogni parte. In altre parole, dobbiamo imparare a fare silenzio! Imparare a fermarci, imparare a cercare silenzio.
Abbiamo bisogno di silenzio per diventare noi stessi e per essere completamente presso di noi e presenti a noi stessi. E’ nel silenzio che si arriva a noi stessi, che si arriva al cuore: con fatica, certo, perché prima di arrivare ci sono mille voci che distraggono. Ma il rumore e il continuo non-silenzio ci fa ammalare di dentro … Il silenzio, poi, ci purifica e ci dona chiarezza, soprattutto quando c’è rabbia e amarezza: il vino deve riposare perché la feccia si depositi sul fondo … Il silenzio, infine, è la condizione per stare davanti al Dio che si rivela, che parla, che mi guarda … I monaci dicono che il silenzio dentro di noi è sacro, perché è uno spazio in cui il mondo non ha nessun potere, è la nostra casa …
Quella dimora alla quale il Signore bussa (Ap 3,20) se è atteso e gradito …
                        Il vostro parroco