Cari
amici e care amiche,
Cari
amici e care amiche,
durante
la festa dell’oratorio abbiamo salutato Michele e, come faccio in tante altre
occasioni, mi sono soffermato a riflettere. La riflessione che ho fatto
riguarda il termine che ho voluto attribuire a quella persona che nel nostro
oratorio lavora a livello organizzativo, di coordinamento, e vigila sulla
“civiltà” del nostro ambiente, ovvero le dimensioni basilari che poi permettono
lo svolgimento delle varie proposte educative: “direttore di oratorio”. Questa
qualifica l’ho scelta da principio per dare rilevanza a un ruolo direttivo,
appunto, “super partes”, per evitare che una realtà, così ricca di potenzialità
e poliedrica come l’oratorio, non scadesse in “orticelli” coltivati da … tanti
“direttori”! Rimango ancora molto convinto di questa necessità, ma mi sono
domandato se questo “accento”, anche grazie alle capacità educative di “questo”
direttore, non abbia destituito in qualche modo di responsabilità noi tutti …
In altre parole, quante volte abbiamo detto frasi molto indicative: “tanto c’è Michele”;
“per fortuna che c’è Michele”; “vai a chiamare Michele” … Vorrei allora trovare
un’altra denominazione per il prossimo “direttore”: per evidenziare questa
volta che è la Comunità che educa. Ognuno dovrà sentirsi corresponsabile dentro
un progetto dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani! Se ci sono
comportamenti contro la civiltà, il buon costume, il rispetto dentro l’oratorio
(anche fuori?!), ogni adulto, con stile, dovrebbe provvedere a richiamare e
correggere, motivando! Anche c’è “un responsabile” dell’oratorio, costui non ha
le deleghe di tutti gli “assessorati” e tutti gli adulti, genitori, anziani,
dovrebbero sentirsi chiamati in prima linea a “servire” e offrire la loro
presenza esemplare, significativa, propositiva! E allora, come ci confidava Michele,
il fatto che lui cambi potrebbe essere molto, molto fecondo per il nostro
oratorio, per la nostra Comunità (sarebbe il suo desiderio più grande!) … Ci
viene in mente quel seme che se non muore nella terra non dà frutti (Gv 12,24)…